Black Hammer è, sin dalla sua concezione iniziale, un omaggio di Jeff Lemire all’intero genere supereroistico, con tutti i suoi pregi e difetti. Tuttavia, con Black Hammer ’45 l’autore canadese fa molto di più rispetto al mero e semplice omaggio indefinito, concentrandosi sulla più grande eredità del genere: quella di Jack Kirby e i suoi eroi di guerra.

Jack Kirby è stato uno dei creatori e anche uno dei più grandi nomi nel panorama di fumetti del periodo della seconda guerra mondiale, co-creatore insieme al talentuoso Joe Simon di Capitan America e poi per DC Comics di numerosi incredibili personaggi che combattevano alle loro condizioni i Nazisti come, ad esempio, i Boy Explorers. Finita la fortuna di quel genere, Kirby avrebbe poi iniziato a occuparsi di altri fumetti per poi tornare alla ribalta grazie alle collaborazioni con Stan Lee che portarono alla creazione dei Fantastici 4 e dell’Universo Marvel. In questo spin-off dell’universo di supereroi di Lemire, però, siamo di fronte ad un omaggio diverso e non a quel classico supereroismo americano: di fatto siamo di fronte alla celebrazione più spudorata e al tripudio del retaggio del Re. Quest’omaggio si percepisce sia nelle idee che nei disegni di questo inaspettato e appassionante spin-off/prequel, ma andiamo con ordine.

La storia inizia nel presente e vede protagonisti i veterani dello Squadrone Black Hammer, eroi dell’aviazione Americana della seconda guerra mondiale che è stata essenziale per far vincere gli Alleati insieme a gruppi come il Liberty Squadron: ormai anziani, i nostri veterani si accingono a commemorare il giorno della loro ultima missione e del sacrificio finale che Hammer Hawthorne ha compiuto nel 1945 per salvare il futuro del mondo e, possiamo dire, del multiverso.

La storia parte, in medias res, negli ultimi giorni della guerra: gli alleati stanno marciando su tutti i campi di concentramento rimasti e le truppe tedesche che ancora sono sul campo, se non si arrendono all’inevitabile sconfitta, vengono annientate. Il tutto sembra procedere nel migliore dei modi fino a quando lo Squadrone Black Hammer, dimezzato dall’incontro con il Ghost Hunter, si accinge a tornare a casa: dai piani alti del governo arriva la richiesta di intraprendere un’ultima missione per salvare degli scienziati da alcuni nazisti ed evitare che finiscano nelle mani dei sovietici. Quest’ultimo incarico diventerà così la riunione finale che vedrà i superstiti dello Squadrone riunirsi sul campo insieme al loro capo Hawthorne Hammer e sconfiggere i restanti fantasmi del passato che contraddistinguono la storia del team.

Parlare di un fumetto che s’inquadra in un universo complesso come quello creato dall’autore canadese è sempre difficile, ma in questo caso possiamo dire che non lo è come al solito: questo grazie al fatto che Lemire coinvolge nel processo creativo anche individualità estranee a quell’universo e che rendono questo spin-off comprensibile anche senza il background della ben più lunga serie principale e dello spin-off, sicuramente più fittedSherlock Frankenstein.

La trama è decisamente semplice e ricalca quella di molti fumetti di guerra e film che riguardano molto di più gli ultimi drammatici momenti della seconda guerra mondiale e meno l’intero conflitto. Tuttavia, non per questo la narrazione è meno interessante o trasmette un’eccessiva sensazione “di già visto”, perlomeno non nel modo in cui chiunque potrebbe immaginare. Jeff Lemire e Ray Fawkes non vogliono creare un prodotto che sia del tutto originale, ma preferiscono confezionarne uno derivativo che possa ricercare quell’atmosfera di vecchio fumetto d’avventura che la gente leggeva per distrarsi negli Anni Quaranta. Il risultato è assolutamente in linea con gli obiettivi, e anzi, ci sono delle aggiunte veramente molto interessanti. Nella storia, lo squadrone Black Hammer, derivato dallo Squadrone Blackhawk di casa DC Comics, è un soggetto esterno all’aviazione, trattandosi di un gruppo di piloti afroamericani (Garth Ennis già aveva raccontato di un gruppo realmente esistito nel suo fumetto Dreaming Eagles, consigliato a chi ama quel genere di storie) e qui entra in scena Fawkes, che dà corpo e carattere ai vari personaggi occupandosi dei dialoghi e che apporta anche interessanti cambiamenti tra un numero e l’altro, per rendere più eterogeneo il gruppo. Insomma, seppur dal punto di vista della storia non siamo di fronte al progetto più interessante o innovativo degli ultimi tempi, il duo riesce comunque nell’obiettivo, anche e soprattutto grazie ai disegni di Matt Kindt e ai colori di Sharlene Kindt.

I disegni di Kindt sono quello che si potrebbe aspettare dal genere di storia che si va a raccontare come un “blast from the past”. Ma non è finita qui perché, nonostante questo, il disegnatore cerca sempre di sorprendere e di aggiungere il suo tocco caratteristico. Quando si tratta di azione in volo, i coniugi Kindt fanno un ottimo lavoro, soprattutto in occasione della prima scena d’azione del fumetto, ossia il sabotaggio del panzer tedesco e la bomba: qui i disegni minimalisti e la scelta dei colori, adeguata a portare al centro della visione del lettore dettagli altrimenti invisibili, rendono il tutto incredibilmente cinematografico. Matt Kindt, come da sua stessa ammissione, predilige sempre per l’azione la gabbia a sei vignette, di eredità appunto Kirbyana, che ci porta ancora quelle vibes di fumetto vintage. Vibes che spesso non vengono completamente riprodotte nella modernità. Il continuo passare tra questo tipo di struttura, in grado di dare molto corpo all’azione, ad una a quattro vignette, nelle scene ambientate nel presente, dà l’idea di rallentamento della narrazione e di distanza tra ciò che era ieri e ciò che è oggi, ossia una vita intera di differenza. Il disegnatore, insieme alla sua consorte e colorista, riesce quindi a restituire quella sensazione di prestigio e vecchio, anche grazie al minimalismo con cui tratta le scene che sono poi abbellite da colori pieni ad acquerello che ci ricordano quanto il fumetto, seppur di vetusta ispirazione, sia una delle cose più moderne che abbiamo visto nel “mainstream”.

Jeff Lemire e Ray Fawkes si occupano di stendere la sceneggiatura e l’ultimo si occupa anche dei dialoghi. I due creano un gruppo davvero affiatato, fiaccato dalle varie battaglie e dalla morte che hanno visto negli anni di servizio. Ciò che davvero rende il progetto estremamente pregevole, e dimostra quanto il progetto e l’amore per i fumetti di Kirby sia tuttora vivo, lo si ritrova nei disegni di un Matt Kindt ispiratissimo. Il disegnatore, coadiuvato dai colori di sua moglie Sharlene, crea un omaggio e un grande fumetto dal tono epico e rassegnato allo stesso tempo. Black Hammer ’45 arricchisce il già fitto mondo creato da Lemire nella serie principale con tutti questi peculiari personaggi e storie uniche nel loro genere ma comunque molto interessanti anche noi per che, in sostanza, le vediamo riassunte in poche vignette dall’impatto decisamente grande e forte. Difficile decidere se definirlo come la miglior aggiunta a quest’universo narrativo, ma sicuramente ci si ritrova tra le mani una saggia e intelligente presa di coscienza del presente attraverso il passato, dimostrando come il Re detti e detterà legge anche nel futuro.

RASSEGNA PANORAMICA
Black Hammer '45
7.8
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Sono Luca, fin da piccolo mi sono interessato ai fumetti e successivamente alle serie tv, quando mi è stata data la possibilità di parlare delle mie passioni mi sono ficcato in questo progetto. PS: Ryan Ottley mi ha chiamato Tyrion non ricordandosi il mio nome.

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