Domani, 27 Giugno, si concluderà su Netflix l’epica storia di Dark, con l’attesissima terza stagione. Finalmente vedremo la fine della storia di Jonas e degli abitanti di Winden catapultati in un loop temporale infinito. La terza stagione sarà riuscita a chiudere le trame? Vediamolo insieme nella nostra recensione.

L’apocalisse è avvenuta, il mondo di Jonas (Louis Hoffman) è condannato quando il sé del 2052 (Andreas Pietschmann) prende Bartosz Tiedemann (Paul Lux) e gli altri amici del ragazzo e li salva dall’apocalisse; ma proprio quando il tempo si ferma appare nuovamente Marta (Lisa Vicari) che trasporta Jonas via dall’apocalisse dando inizio ad un’altra parte del ciclo in cui sono coinvolti alcuni abitanti di Winden, Adam e una misteriosa figura.

La serie, nella sua stagione finale, sembrava solo destinata a continuare a raccontare una storia, con gran parte del ciclo di eventi basati sul principio di autoconsistenza già ormai in moto, eppure riesce ad aggiungere un ulteriore punto di snodo fantascientifico che non solo complica gli eventi, ma va a colmare quelle inconsistenze di trama delle prime stagioni: stiamo ovviamente parlando dell’introduzione di un’altra dimensione. Infatti, seppur fosse evidente che ormai il passato fosse immutabile e, nonostante i viaggiatori continuassero a muoversi nel tempo, l’unica cosa che potevano fare era portare all’esito predestinato, ossia la fine del mondo. Di fatto, la presenza di due Jonas che si era venuta a creare nella stagione 2 dopo l’apparizione di Marta nella frazione di tempo in cui si può operare una modifica temporale, trova spiegazione grazie alla teoria della correlazione quantistica.

La teoria della correlazione quantistica spiega come esistano due o più sistemi in cui vi sono determinate condizioni che occorrono come parte di un sistema molto più ampio, ma che viene descritto dal simbolo nella grotta di Winden, che fino ad adesso pensavamo intendesse la sola possibilità di muoversi tra periodi di temporali di 33 anni in 33 anni, ma che in realtà nasconde molto di più. In pratica, qualsiasi sia l’evento che avviene, in una condizione avverrà in modo simultaneo nell’altra possibilità e casistica, magari con qualche variante, ma sarà sempre destino che l’intreccio avvenga in maniera quasi parallela. Il tutto nella serie viene nuovamente spiegato grazie al paradosso di Erwin Schrödinger, ossia il famoso “Gatto di Schrödinger”.

Questa teoria mette così ulteriore ordine nei cicli di 33 anni introdotti nella prima stagione. Il ruolo di tutti i personaggi di Dark viene così nuovamente messo in discussione, come quello di Adam, non più nemico, ma parte dell’ingranaggio così come Jonas e anche Noah, ma persino Marta, la cui importanza ci era già stata fatta intendere nella stagione due, ma che qui viene espansa ulteriormente portando lo spettatore a trovarsi di fronte non solo ad un racconto fantascientifico, ma ad una storia, nuova ma allo stesso tempo vecchia come il mondo. Trova nuovamente spazio anche “Viaggi nel tempo” di H. G. Tanhauser (Arnd Klawitter), e anche il personaggio stesso, che qui fa un po’ da narratore ed elemento centrale per vari snodi della trama: dunque cercate di ricordare bene quale sia il suo grado di parentela perché sarà importante anche per la nuova concezione di entanglement quantistico proposta dalla terza stagione.

Quindi, rispetto alla stagione due, nella quale i personaggi seguivano una strada già tracciata inconsciamente o aiutati da altri, in questo arco finale di Dark vediamo proprio i personaggi mettere in piedi le pedine e così, finalmente, tutto ci è più chiaro: scopriremo infatti, tra le varie rivelazioni, anche cosa sia davvero successo tra Claudia Tiedemann, Adam e Noah. Tutto torna in un lavoro che nessuno avrebbe mai immaginato sarebbe potuto essere compiuto in soli 8 episodi, tutti pieni di avvenimenti e che portano lo spettatore a non distogliere lo sguardo della serie, perché qualsiasi cosa è importante. Ci hanno sempre fatto intendere quanto il tempo stesso si sia fermato durante l’incidente e quanto quella frazione di tempo fosse centrale per assecondare o evitare l’apocalisse, ma nessuno avrebbe mai immaginato quanto quella frazione avrebbe coinvolto tutti quei personaggi e quella casa, in cui tre anni fa è partito tutto.

Dark, nella sua terza stagione, riesce a continuare a raccontare una storia coerente e coesa e, nonostante i vari passaggi temporali, non diventa più di tanto difficile seguire gli spostamenti e le azioni dei protagonisti, anche quelli che rappresentano un’incognita, in quanto non sembrano inquadrati in nessun piano. Si nota molto come la seconda e terza stagione siano quasi state scritte e girate insieme: infatti, se tra la prima e la seconda poteva sembrare esistesse qualche incongruenza, in questa terza tutto chiude perfettamente il cerchio e aggiunge valore ad una serie che ha saputo stupire tutti nella sua prima stagione e concludersi con un finale che, seppur “triste”, allo stesso tempo lascia un po’ di speranza a questo mondo e a questi personaggi che abbiamo conosciuto per anni. La storia, che sembrava iniziata con la scomparsa di un ragazzo, si è sempre di più complicata e ci ha portato nei meandri dell’animo umano e delle speranze di tutti i protagonisti, arrivando sempre a parteggiare e poi ritirare l’appoggio a numerosi personaggi. Non sappiamo se gli sceneggiatori di Dark abbiano qualche altra bomba in serbo per il futuro, ma sicuramente questa serie rimarrà a lungo un must watch di Netflix ed in futuro verrà ricordato come un cult così come Twin Peaks, I Soprano e altre serie che ora sono icone della cultura popolare.


La terza ed ultima stagione di Dark sarà disponibile su Netflix a partire da sabato 27 Giugno 2020. Di seguito potete visionare il trailer ufficiale:

RASSEGNA PANORAMICA
Dark - Stagione 3
9
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Sono Luca, fin da piccolo mi sono interessato ai fumetti e successivamente alle serie tv, quando mi è stata data la possibilità di parlare delle mie passioni mi sono ficcato in questo progetto. PS: Ryan Ottley mi ha chiamato Tyrion non ricordandosi il mio nome.

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