October 18, 2019
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fumetti

I 25 Migliori Fumetti del 2018 | Speciale

  • di Redazione
  • Dicembre 30, 2018
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— Menzione d’onore —

Anatomy of a Metahuman

Edito da Insight Editions (Inedito in Italia)

Menzione d’onore per un tomo che (almeno per ora) non è ancora arrivato sugli scaffali del bel paese, se non in lingua originale. “Anatomy of a Metahuman” è una straordinaria raccolta di illustrazioni e note, organizzata per sembrare un vero e proprio “vademecum anti-metaumano” scritto da Batman. Il volume non è tuttavia strutturato come una semplice raccolta di fascicoli e dati di laboratorio. Seguendo lo stile di “Lex Luthor – biografia non autorizzata” esso somiglia ad una via di mezzo tra un vero e proprio trattato di anatomia e un diario compilato da Batman nel corso degli anni. Il tomo è ovviamente indirizzato alla Justice League e agli altri alleati del Cavaliere Oscuro, dato che il testo studia criminali come Killer Croc, Cheetah e persino Darkseid. Il libro è meno completo di quanto ci si possa aspettare, ma una nota a fine tomo promette che altri argomenti verranno trattati in un futuro volume.

— Fumetto dell’Anno della Redazione —

La Mia Cosa Preferita Sono i Mostri

La Mia Cosa Preferita Sono I Mostri

Edito da Bao Publishing

La scelta del fumetto dell’anno non poteva che ricadere su di un così impressionante crogiuolo di stili e tematiche. L’opera in questione ha fatto parlare di se fin dalla sua prima pubblicazione, scuotendo l’opinione del mondo del fumetto e attirando l’attenzione di personalità come Art Spiegelman. Ne “La Mia Cosa Preferita Sono i MostriEmily Ferris ci racconta la storia di Karen Reyes, una bambina di dieci anni che vive in un appartamento nella periferia della Chicago del 1968, con sua madre e suo fratello Diego. Karen, che tenta di analizzare il mondo degli adulti attraverso le lenti delle sue ossessioni, più di ogni altra cosa, vuole diventare un mostro. Il disegno e la narrazione de La mia cosa preferita sono i Mostri sono atte a creare nel lettore la sensazione di star leggendo il diario di Karen. Il disegno, realizzato a penna e pennarello su fogli a righe con i fori per il raccoglitore, è in continua mutazione: Il tratto varia, muovendosi tra sontuoso naturalismo, caricature, schizzi frettolosi e figure stilizzate; le rappresentazioni più definite simboleggiano evidentemente ciò che per Karen è chiaro e comprensibile, a prescindere dalla natura reale o immaginaria di ciò che è rappresentato. Ciò che è distorto, grottesco o disegnato in modo approssimativo, al contrario, è parte di ciò che Karen non comprende appieno. Il testo pungente, quasi del tutto privo di baloon o box di testo di alcun tipo, richiede una lettura verticale, laterale e a volte perfino trasversale. E’ sorprendente come una tale combinazione di espedienti grafici e narrativi non comprometta in alcun modo la fruizione, anzi, la lettura risulta piacevolmente scorrevole. L’arte è senza dubbio il pilastro centrale sui cui La mia cosa preferita sono i Mostri è stato crostuito, sia a livello artico che filosofico. Nella teoria e nella filosofia dell’arte si tende a sottolineare la differenza fra l’arte e le altre pratiche umane. In questo modo, si può perdere il senso profondo della pluralità delle arti e sottovalutare la portata dell’arte nell’ambito della vita di tutti i giorni. Il lavoro della Ferris, al contrario, colloca l’arte in continuità con le altre pratiche umane, perché solo in riferimento a esse può acquisire la propria specifica potenzialità. Seguendo Karen e Diego, saremo in grado di comprendere la particolarità dell’arte nel contesto quotidiano umano, ovvero di cogliere la natura essenziale del contributo che essa reca alla vita di tutti i giorni, anche se a molti di noi la cosa sfugge. L’arte, non è semplicemente una pratica specifica, ma una forma complessa e variegata di gesti, spesso passivi e riflessivi e in quanto tale, è inevitabilmente assai produttiva nell’ambito del rapporto tra l’essere umano e il mondo. L’arte è un inconsapevole gesto di libertà con cui l’essere umano sceglie il modo in cui rapportarsi col mondo. La Mia Cosa Preferita Sono i Mostri saprà emozionarvi, grazie all’onnipresente espediente di cui la Ferris ha intriso ogni singola pagina della sua opera d’esordio: il cuore.

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— Fumetto dell’Anno degli Utenti —

Mister Miracle

Mister Miracle

Edito da RW Edizioni

Inutile dire che l’intera redazione è stata molto sollevata dalla scelta dell’utenza, dato che la scelta del fumetto dell’anno aveva generato una guerra civile tra due schieramenti ben nutriti.
Come avrete capito, da un lato c’erano i sostenitori de “La Mia Cosa Preferita Sono i Mostri” mentre dall’altro vi era il tentativo di Tom King e Mitch Gerads di conciliare la visione cosmica e grandiosa dell’esistenza divina, con la quotidianità della vita coniugale. Stiamo ovviamente parlando di  “Mister Miracle”. Quando parliamo di Quarto Mondo, ci riferiamo a 4 differenti serie che si incrociano tra loro, completandosi, Mister Miracle di King e Gerads è l’esatto contrario. Se scorporassimo le linee di trama che compongono la storia, otterremmo quattro storie differenti: una slice of life in cui una coppia cerca di ricreare la propria vita coniugale, una serie super-eroica in cui una coppia di eroi simili ma nel contempo molti diversi lottano contro nemici di natura cosmica, una storia introspettiva sul significato dell’esistenza divina con diversi rimandi alla filosofia Kantiana e Cartesiana, ma anche un fumetto super-eroico del taglio “golden age” in cui il protagonista è sia un eroe che un circense, intento sia a sconfiggere i suoi nemici che a far incassare il più possibile al botteghino. Di ciò, la cosa che lascia sbalorditi è che, a prescindere dalla chiave di lettura, la serie funziona comunque e parecchio. La sceneggiatura di King è una visione molto dolce su uno dei romanzi rosa più duraturi del DC Universe – che dopotutto è anche sopravvissuto all’ira del New 52. Riesce a trasportare il lettore al centro della storia, farcendogli vivere in prima persona le vicende del protagonista, portando ad ampie riflessioni sulla vita. L’ossessione e l’angoscia sono solo due delle sensazioni che proverete durante la lettura, e come potrebbe non essere così, quando il protagonista assapora ogni momento della sua vita con la consapevolezza che potrebbe essere l’ultimo?Il comparto grafico è semplicemente ineccepibile. L’approccio di Gerads come One Man Army Corp del disegno, non manca mai di impressionare il lettore. Le sue pagine metodicamente costruite ingabbiando l’escapista in una griglia da 9 vignette, mantengono la storia fluente, con un giusto, misurato e costante passo. Il suo uso del colore non manca mai di creare l’atmosfera giusta. I vari effetti di distorsione sembrano rappresentare un sottile promemoria sul fatto che dovremmo sempre mettere in discussione la veridicità di questa storia e quanto (o se) essa stia davvero influenzando gli avvenimenti dell’universo di cui fa parte. Menzione d’onore per le “scene mute” d’amore tra Barda e Scott.Visivamente, questi momenti si distingue dal resto del fumetto a causa della natura sessualmente carica delle immagini. Gerads rende la passione tra Scott e Barda tangibile e sentimentalmente carica. L’idea di inserire qualche pesante elemento BDSM, risulta così ben attinente ai due personaggi e talmente ben inserito, da non snaturare il comparto emotivo della scena. Al contrario, l’insieme mette in evidenza il costante rapporto di fiducia e sfida che permea il rapporto tra Scott e Barda. È tanto giusto quanto ironico che l’unica serie DC Comics attualmente in grado di compere competere con Batman sia un’altra epopea firmata da Tom King. Mister Miracle offre uno sguardo intimamente carico e introspettivo della storia d’amore tra Scott Free e Barda. Umorismo, sex appeal, guerre cosmiche, vita coniugale e teologia, il tutto in una singola serie. Serve davvero dire altro?

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