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I Guardiani della Galassia

I Guardiani della Galassia di Donny Cates e Geoff Shaw | Speciale

  • di Alberto Tollini
  • Agosto 18, 2019
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Grazie a Panini Comics da qualche settimana è finalmente disponibile sugli scaffale delle nostre fumetterie il primo numero del rilancio dei Guardiani della Galassia ad opera dell’enfant prodige Donny Cates e del talentuoso Geoff Shaw.

Il duo dietro a God Country e al più recente Thanos: Vince ha l’arduo e paradossale compito di “svecchiare” il format di una testata che solo in anni recenti e  in seguito al grandissimo successo delle pellicole di James Gunn, ha attirato su di se l’attenzione di un numero sempre crescente di lettori rimanendo però ancorata ad una formula rodata e alla lunga stantia, seppur con qualche guizzo ispirato.

Questo nuovo inizio per i Guardiani di casa Marvel prende il via direttamente dalle ceneri del finale di Infinity Wars, dove Gerry Duggan e Mike Deodato hanno scosso le fondamenta della continuity del cosmo della Casa delle Idee. Con Thanos morto per mano di Gamora e lo scioglimento dei Guardiani della Galassia in seguito alla morte di Drax e l’abbandono di Rocket e Gamora, Peter Quill e Groot restano i soli membri della “formazione originale” degli eroi galattici Marvel resa famosa da Dan Abnett. Anche da morto però lo spettro del Titano Folle aleggia nefasto sulla galassia. Davanti ad una platea composta da Silver Surfer, Beta Ray Bill, Gladiatore e da alcuni degli esseri più potenti del cosmo, Starfox, ex membro degli Avengers nonché fratello di Thanos, rivela il diabolico piano contenuto nel testamento del fratello: trasferire la sua coscienza nel corpo di un altro essere. Puntando il dito contro Gamora come sospetto principale, prende il via una caccia all’uomo su scala galattica che, indirettamente, porterà alla formazione dei nuovi Guardiani della Galassia.

Il primo numero dei Guardiani di Cates stravolge e sperimenta, ponendo delle basi interessanti per il futuro della serie. Evidenziato già nelle pagine di quest’esordio e rimarcato nei successivi numeri, l’allegria e la spensieratezza vengono rimpiazzati da toni più dark e maturi che permettono all’attuale scrittore di Venom di proporre al lettore un’idea diversa dei Guardiani della Galassia, atipica ma carismatica. Accattivante è anche la scelta del roster dei personaggi scelti da Cates: oltre ai già citati Peter Quill e Groot, qui completamente diversi rispetto a quanto visto in precedenza, si uniranno al team Beta Ray Bill, Moondragon, Phyla-Vell e successivamente anche Nova (Richard Rider) e Cosmic Ghost Rider, creazione dello stesso Donny Cates. Una scelta coraggiosa, rivoluzionaria ma che al momento sembra aver ripagato e soddisfatto i lettori. Dalla lettura dei successivi numeri il lavoro del texano alla sceneggiatura della serie è inappuntabile, capace di dare il giusto spazio all’analisi del rapporto tra i personaggi e l’azione adrenalinica di stampo Marvel. L’unico neo forse è il senso di spaesamento iniziale che potrebbe provare il lettore neofita, in quanto la serie pone le sue basi dagli eventi di Infinity Wars ma nulla che possa precludere, a giudizio di chi scrive, la fruibilità di questo titolo.

Graficamente la prova di Geoff Shaw è impeccabile. Le tavole di Shaw sono sempre potenti e vibranti ma mostrano un’impostazione più classica rispetto al solito. Il tratto ruvido, grezzo e sporco dell’artista apprezzato su God Country trova sulle pagine di Guardiani della Galassia una nuova dimensione più pulita e definita in grado però di differenziarsi rispetto a quanto visto in precedenza sulle pagine della testata cosmica Marvel, plasmando una nuova e atipica atmosfera.

Sicuramente uno dei rilanci più interessanti degli ultimi anni, la rivoluzione di Donny Cates e Geoff Shaw sui Guardiani della Galassia promette di divertire e appassionare vecchi e nuovi lettori della serie, scuotendo e soverchiando i canoni di un titolo rimasto per troppi anni ancorato ad un’idea fin troppo abusata.

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Per gli amici Tollo, ha un debole per gli eroi in tutina Marvel e DC dal luglio del'92. Crescendo scopre Frank Miller e Grant Morrison che gli cambiano il modo di intendere il fumetto e da allora professa instancabilmente la loro parola. Districandosi tra una recensione e un'intervista, sperperà metà del suo stipendio per seguire ogni singola serie di Rick Remender.
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