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La mia vita con John F. Donovan, il nuovo film di Xavier Dolan | Recensione

  • di Mattia Filice
  • Luglio 1, 2019
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Esattamente due anni fa al Festival di Cannes, il giovane e talentuoso regista Xavier Dolan aveva annunciato La mia vita con John F. Donovan, opera interamente in lingua inglese con un cast eccezionale. Sin dall’inizio dello scorso anno ci si domandava in quale festival il regista franco-canadese avrebbe portato questo suo settimo lungometraggio.

Dopo mesi e mesi di riprese e ritardi con il montaggio con anche tagli importanti ad alcuni volti noti come Jessica Chastain, il regista ha annunciato che avrebbe mostrato il prodotto finito al Toronto Film Festival. Subito dopo le prime proiezioni il film è stato distrutto dalla critica americana e non, mettendo lo stesso regista in crisi facendolo così dopo mesi nuovamente in sala di montaggio dove ha rimontato interamente il film. A fine gennaio Lucky Red ha annunciato che il film sarebbe uscito il 7 marzo, e successivamente uscì online il primo trailer in francese che annunciava che sarebbe uscito in patria proprio in quel periodo. La data di uscita rimase fissata per quel giorno fino a  2 settimane prima dell’uscita italiana, quando viene tolto dalle uscite e reinserito nel calendario con data da destinarsi. Nel mentre in Francia è uscito, riscuotendo poco successo. Solo qualche settimana fa la Lucky Red con un comunicato stampa ha annunciato che questo misterioso film sarebbe, finalmente, uscito a fine giugno, esattamente il 27.

Lo spunto iniziale per l’idea della pellicola viene dalla lettera che il giovane regista aveva scritto all’età di 9 anni a Leonardo DiCaprio, essendo un grande fan di Titanic (di cui il film fà una forte citazione). La trama, invece, ruota attorno a Rupert Turner (Jacob Trembley) un bambino che da sempre è un grande fan di John F. Donovan (Kit Harington), star del cinema e della televisione morto solo e in disgrazia dopo una serie di scandali che lo hanno coinvolto. 10 anni dopo la sua morte Rubert racconta, in un’intervista con la giornalista Audrey Newhouse (Thandie Newton) , la sua amicizia epistolare con l’attore iniziata quando aveva undici anni e durata cinque anni. Attraverso le loro lettere Rupert racconta la sua vita tormentata, tra i compromessi con la fama e pregiudizi che hanno ostacolato la sua breve vita. Il film parte con una frase di Henry David Thoreau “Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia… ditemi solo la verità.” che riassume perfettamente quello che il film vuole esprimere. Mentre con delle inquadrature molto veloci sulla preparazione del caffè, Dolan ci introduce nel racconto attraverso molte sfocature, dove i personaggi è come se non si volessero far vedere. 

Dopo l’inizio dove ci viene mostrato l’incontro tra la giornalista e Turner da adulto, facciamo la conoscenza del personaggio che dà nome alla pellicola, interpretato da Kit Harington, dove ci viene fin da subito mostrato molto impegnato lavorativamente concedendo autografi a suoi fan. Donovan nel film è l’attore protagonista di una serie chiamata Hellsome High, dove interpreta un ragazzo con dei poteri sovrannaturali; questo è un grande rimando anche alla vita personale dell’ attore visto che Harington si è fatto notare principalmente grazie all’appena conclusa Game of Thrones. Inoltre parte della narrazione sembra un riferimento alla serie Entourage, Donovan potrebbe avere una parte in un film di supereroi dove dovrebbe interpretare il fantomatico Jack Harvest, avvenimento molto simile proprio alla serie prodotta da Mark Whalberg, dove Adrian Grenier interpretava Aquaman nel film diretto da James Cameron.

Oltre a lui abbiamo come controparte il bambino interpretato da Jacob Trembley, visto recentemente in Wonder, e Natalie Portman; tutto il cinema di questo giovane regista viene fuori soprattutto nelle sequenze che vedono protagonisti loro 2. La famiglia, l’affermazione, la libertà e la morte questi sono i temi principali che ognuno dei 7 lavori di Dolan racchiude e in questa pellicola tutte queste cose vengono fuori prepotentemente, forse un pò di più rispetto al solito, e forse ognuna di queste é troppo ampliata e a volte ridicolizzata. Alcune sequenze con la madre sono troppo esagerate, specialmente quelle finali troppo pompose, così come il modo in cui viene raccontata l’intera storia, soprattutto la verità che viene fuori sull’omosessualità di Donovan e il tracollo della sua carriera.

Harington non è mai stato un attore straordinario a livello recitativo ma qui essendo ben diretto riesce a fare una performance di buona qualità, nonostante alcune sequenze siano completamente fuori dalle sue corde. Trembley, Susan Sarandon e Kathy Bates (anche se compare molto meno del previsto) sono bravi e intensi, la Portman non riesce appieno a rendere il personaggio cadendo e mostrandosi a volte molto sottotono. Divertente e commovente il cameo di Michael Gambon (Il Silente cinematografico della saga di Harry Potter) al quale il regista è molto legato. Il comparto tecnico come la fotografia, scenografie e costumi sono davvero ben realizzati, come d’altronde tutti i precedenti progetti del regista, mentre pecca un pò il montaggio, troppo veloce in alcune sequenze; si sentono moto i continui tagli che sono stati fatti, che hanno reso la pellicola sicuramente meno interessante di come poteva essere. C’è da dire però, che una cosa è rimasta totalmente canonica dello stile di Donovan, ovvero l’uso della musica nel film, un mix di brani dalla musica classica, passando per la dance, al pop e al rock. 

In sostanza possiamo dire che La mia vita con John F. Donovan, pur essendo un film con evidenti problemi, alcuni di ritmo ed altri legati ai tagli fatti e rifatti, non può che farsi ben volere, essendo sin da subito una pellicola che ti ruba il cuore e ti porta da tutt’altra parte con il cervello.

La mia vita con John F. Donovan

Dopo aver avuto tantissimi tagli e problemi di distribuzione, Dolan esce in sala finalmente con il suo primo film in lingua inglese dove chiama a se un cast di alto livello, da Natalie Portman a Susan Sarandon. Il giovane regista riesce a portare il suo cinema anche in questa pellicola, che se pur con molti errori, soprattutto a livello di montaggio e alcuni scene non molto riuscite, convince appieno per quanto riguarda narrazione e tecnica. Il lato tecnico di Dolan è sempre di altissimo livello, insieme agli altri comparti sempre molto riusciti. Un bel film, che verrà apprezzato da tutti, ma questa volta forse più da chi non conosce affatto questo giovane grande autore contemporaneo.
7.8
Sorprendente
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