Tra i film italiani presenti come Fuori Concorso alla 78esima edizione del Festival di Venezia, oltre ad Ariaferma di Leonardo Di Costanzo, c’è anche La Scuola Cattolica, pellicola diretta da Stefano Mordini e basata sui fatti del massacro del Circeo, avvenuto nel 1975 e che ha visto il rapimento di due ragazze, Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, con quest’ultima che ha anche perso la vita a causa delle torture e delle violenze perpetrate dai rapitori. Per la delicatezza dei fatti, dunque, c’era molta attesa attorno a questo film, che tra l’altro per la sceneggiatura ha preso come riferimento l’omonimo libro di Edoardo Albinati, che nel 2016 ha vinto il Premio Strega. Inoltre, si sottolinea come questa sia la seconda presenza di Stefano Mordini a Venezia, dopo Lasciami Andare, che l’anno scorso ha chiuso la 77esima edizione.

In un quartiere residenziale di Roma sorge una nota scuola cattolica maschile dove vengono educati i ragazzi della migliore borghesia. Le famiglie sentono che in quel contesto i loro figli possono crescere protetti dai tumulti che stanno attraversando la società e che quella rigida educazione potrà spalancare loro le porte di un futuro luminoso. Nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1975 qualcosa si rompe e quella fortezza di valori inattaccabili crolla sotto il peso di uno dei più efferati crimini dell’epoca: il delitto del Circeo. I responsabili sono infatti ex studenti di quella scuola, frequentata anche da Edoardo, che prova a raccontare che cosa ha scatenato tanta cieca violenza in quelle menti esaltate da idee politiche distorte e da un’irrefrenabile smania di supremazia.

Stefano Mordini riesce a confezionare un film piuttosto interessante, specie per la materia trattata, ma per lo stesso motivo La Scuola Cattolica presenta diversi problemi sotto vari punti di vista, in primis quello della narrazione. Potrà sembrare un giudizio troppo severo, ma vien quasi da dire che la storia, vista la sua natura necessariamente profonda e approfondita, avrebbe funzionato meglio se impiantata in una serie tv. Questo perché c’è tanta carne al fuoco e il tutto, sulla durata tipica da grande schermo, risulta troppo compresso, con i personaggi e le loro storie personali che non hanno il giusto spazio, quello spazio che certamente meriterebbero.

Anche dal lato registico, La Scuola Cattolica risulta confusionario, quasi senza cognizione di causa: la macchina da presa va da una scena all’altra senza che lo spettatore possa intuire un certo criterio e si arriva anche a chiedersi il perché siano presenti così tanti personaggi. Il pubblico dovrebbe essere interessato a capire le motivazioni che spingono determinati elementi della narrazione a comportarsi in un determinato modo, capire le motivazioni dietro il massacro e le violenze ma qui il film, purtroppo, fallisce. La parte più interessante, non a caso, è proprio il terzo atto, perché è il culmine di quanto raccontato fino a quel momento, ma appunto il percorso è troppo ballerino, e lo spettatore arriverà al finale quasi disorientato.

Il problema più grande del film, purtroppo, lo si riscontra nei personaggi, che appaiono eccessivamente piatti e senza spessore. In particolare, i personaggi interpretata dagli adulti, come Riccardo Scamarcio e Valeria Golino, soffrono di una grande problematica: l’inutilità. Si tratta di ruoli minori affidati ad attori di spicco nel panorama italiano, ma a livello di trama non c’è alcun senso dietro la loro presenza. Hanno storie banali ed è facile intuire il fatto che siano stati messi lì unicamente per attirare la gente al cinema. Alla fine, però, il pubblico sarà più interessato al fatto di cronaca in sé che al cast. Non a caso, infatti, questi personaggi vanno a bloccare con le loro azioni dei momenti della narrazione che potevano essere più interessanti. Per quanto riguarda il cast, gli attori esordienti hanno regalato performance buone e anche sorprendenti. Sono i nomi più noti, come Benedetta Porcaroli o Giulio Pranno che falliscono in questo film, risultando poco convincenti al punto da non riuscire a dare alla pellicola quel quid in più di cui aveva bisogno.

Il finale, come detto prima, è gestito abbastanza bene ed è la parte più riuscita de La Scuola Cattolica. Probabilmente un pizzico di violenza in più non avrebbe guastato, non tanto per vedere qualcosa di più crudo solo per il gusto di vederlo, ma per rendere ancora in maniera più realistica gli eventi accaduti e far capire quanto abbiano effettivamente sofferti queste due ragazze.

In sostanza, ci si ritrova a dire che La Scuola Cattolica è un film sostanzialmente bocciato. Non basta una pellicola di due ore per raccontare nel migliore dei modi i fatti presi in oggetto e, come già detto, una serie tv sarebbe stato il medium più adatto. L’eccessiva comprensione, abbinata ad una regia non ispirata e in alcuni punti anche troppo confusionaria, e il piattume di una buona parte dei personaggi rendono La Scuola Cattolica un film inconcludente e senza una vera e propria anima.


La Scuola Cattolica sarà disponibile al cinema a partire dal 7 ottobre. Di seguito, il trailer ufficiale del film:

Lascia un commento