In uscita oggi su Netflix, La Vita Davanti a Sé, è il nuovo acquistato dalla piattaforma diretto da Edoardo Ponti, con protagonista la splendida Sophia Loren, nonché madre di Ponti, e per la prima volta sullo schermo il piccolo Ibrahima Gueye. Il film è tratto dal romanzo di Romain Gary dallo stesso titolo, che era già stato adattato per il cinema da Moshé Mizrahi nel classico del 1975 La Vita Davanti A Sé, che vinse l’Oscar per il miglior film straniero.
Ambientato a Bari ai giorni nostri, il film segue la storia dell’ormai anziana prostituta e sopravvissuta all’olocausto Madame Rosa (Sophia Loren) che dopo esser stata derubata da un giovane ladruncolo orfano Momo (Ibrahima Gueye), si ritroverà a doversene prendere cura nella sua casa che ospita bambini soli e disagiati. Il rapporto tra i due non è dei migliori, ma con il passare del tempo, il loro legame si intensifica sempre di più trasformandosi in una vera e propria amicizia, che legherà le due anime solo apparentemente diverse, ma bisognose di affetto reciproco.
Dopo quasi dieci anni, la grande diva Sophia Loren torna sugli schermi, in questo caso per la prima volta su Netflix, in un progetto cinematografico “di famiglia”. La Vita Davanti A Sé, è diretto da Edoardo Ponti, figlio della Loren e di Carlo Ponti, non primo film che i due girano insieme, ma sicuramente tra i più intimi e che più si rifà alle caratteristiche che tanto sono state apprezzate negli anni passati della Loren (indimenticabile il suo ruolo di madre e donna sottomessa nel film di De Sica, La Ciociara, tratto dal capolavoro di Moravia). La Vita Davanti A Sé è tratto dal romanzo di Gary dallo stesso titolo, ma in questa nuova soluzione, si è optato per un’ambientazione nazionale, ai giorni nostri, trasformando la storia del romanzo in un racconto universale, non perdendo però le caratteristiche fondamentali dell’opera di partenza. Ambientato in una Bari contemporanea che ricorda le periferie delle città sudamericane, in un’estate torrida e afosa, il film mette in luce diversi tra i problemi sociali che affliggono il nostro paese, uno tra tutti l’immigrazione, che però non è mai centrale nella pellicola, anzi viene lasciata da parte per focalizzarsi sul dopo, sul “che cosa succederà ora?”. Momo è un orfano, la madre era: “una prostituta che si è ribellata agli uomini e quindi è stata uccisa”, è solo, e per vivere si diletta in piccoli furti o vendita di droga. Al contrario Madame Rosa, è stata una prostituta ma è stata anche una sopravvissuta agli orrori della seconda guerra mondiale che hanno lasciato in lei cicatrici profonde che inesorabilmente si porterà dietro. L’incontro sfortunato/fortunato con Momo segna per i due l’inizio di qualcosa di nuovo. Per il piccolo, Madame Rosa sarà da prima una figura arcigna, maligna quasi spaventosa da combattere a tutti i costi, per trasformarsi in un secondo momento in una persona amica, da accudire e proteggere. Stesso vale per Rosa, che non sembra assolutamente volersi prendere cura di un ladro, ma che poi troverà in lui una spalla, un appoggio per aggrapparsi durante i suoi momenti più bui e difficili.
Il ritorno di Sophia Loren sullo schermo dopo più di dieci anni è stato accolto in maniera assolutamente positiva da tutti gli appassionati di cinema e non, specialmente vedendola protagonista di un ruolo che sembra essere perfetto per le sue corde. Alla soglia dei novant’anni, la Loren è ancora la diva che tutti ricordano, conservando ancora quell’impianto recitativo ormai fuori moda che però è la vera luce dell’intera pellicola. Quasi tutte le sue battute sono recitate in dialetto napoletano, la libertà con la quale si muove davanti alla macchina da presa è stupefacente, richiamando un po’ quella vena recitativa neorealista che l’hanno resa la diva che è oggi. Si badi bene, non si tratta assolutamente di un film neorealista, anche se a tratti vorrebbe elevarcisi, ma la Loren contribuisce a darne degli aspetti che ormai sembravano persi. Per la prima volta sullo schermo invece appare il bravissimo Ibrahima Gueye, una sorta di Oliver Twist contemporaneo, che subisce un’interessantissima evoluzione durante il corso della pellicola, scoprendo piano piano il vero significato delle parole “affetto” e “amicizia”.
Purtroppo però, se da un lato ci sono delle ottime interpretazioni e una storia di fondo contemporanea e interessante, dall’altro la pellicola è sottotono, mai pronta ad esplodere, anche nei momenti più commoventi o intimi. Il tutto è minimamente accennato: la storia di Madame Rosa, il suo ricordo dell’olocausto, la storia passata di Momo, o anche la storia passata di Lola una carissima amica di Madame Rosa, interpretata da Abril Zamora, già vista su Netflix con la serie Vis A Vis. Non mancano momenti emozionanti, ma questi vengono realizzati in maniera quasi del tutto distaccata e fredda, risultando quasi appiattiti. Interessante è però la realizzazione degli ambienti esterni ed interni delle riprese. Bari è quasi completamente trasformata in una città senza tempo, se non fosse per le automobili, gli smartphone o il vestiario degli attori, il film sembrerebbe essere ambientato in un’altra epoca e neanche in Italia. Interessante è la scelta di girare l’intero film sotto ad un grande ponte, dove si svolge il mercato e la vita di tutti i giorni, in un luogo basso, all’ombra, quasi sottomesso, che non può non ricordare la condizione fisica e psicologica degli interpreti; Rosa sottomessa dagli anni e psicologicamente devastata dagli eventi della sua vita, Momo sottomesso dal giro dei furti e della droga e anche lui emotivamente e psicologicamente distrutto dalla perdita della sua mamma. Menzione speciale va fatta alla splendida canzone di Laura Pausini “Io si” che fa da colonna sonora e compare alla fine del film.

La Vita Davanti A Sé è un film che in conclusione si lascia guardare, intrattiene e non annoia, complice anche la durata non troppo elevata, circa un’ora e mezza, non canonica per questo tipo di prodotti. Le ottime interpretazioni dei tre attori protagonisti sono di certo il faro della pellicola che però risulta decisamente sottotono, come se avesse voluto dire di più, non riuscendoci. Non caratterizzata da una regia particolare, è interessante la realizzazione degli ambienti, lontani, quasi rarefatti di un’Italia trasformata, che sta cercando la sua identità. Pur non avendo avuto neanche una breve finestra di uscita al cinema (causa pandemia) potrebbe rientrare nei film scelti per rappresentare l’Italia agli Oscar 2021. Se la Loren dovesse ricevere una candidatura all’Oscar come migliore attrice, diventerebbe l’attrice che ha ricevuto due candidature (era il ’62 quando fu candidata e vinse per La Ciociara) in un arco di tempo maggiore: 59 anni, battendo il precedente record dell’attore Henry Fonda, 41 anni.
La Vita Davanti A Sé è disponibile su Netflix a partire dal 13 novembre. Ecco il trailer ufficiale del film:















