Sex Education – Stagione 3
Disponibile su Netflix
Giunti ormai alla terza stagione, non c’è nulla che non si conosca di Sex Education. La serie originale Netflix sulla vita sentimentale e sessuale dei ragazzi della Moordale Secondary School continua a convincere nonostante questa sia la stagione in parte meno riuscita. Tornano ancora una volta i beniamini Otis (Asa Butterfield), Maeve (Emma MacKey) Eric (Ncuti Gatwa) e loro amici, alle prese con problemi adolescenziali e familiari sempre in perfetto stile Sex Education. Arrivati a questi punto inulte dirvi che se non avete mai visto questa serie dovete subito correre ai rimedi, che siate giovai o meno giovani ne rimarrete di certo affascinanti. Capace di trattare tematiche importanti in maniera naturale e non scontata, Sex Education è diventata negli anni un vero fenomeno generazionale come in parte (anche se in maniere decisamente più cupa) lo era stato SKINS negli anni 2000. Menzione d’onore per la fantastica Gillian Anderson nel ruolo della sessuologa Jean, mamma di Otis.
Squid Game
Disponibile su Netflix
Uomini e donne disperati, ai margini della società, coperti dai debiti o con la criminalità alle calcagna, partecipano ad un gioco mortale con in palio una cifra che farebbe gola a chiunque: ludopatia e disparità sociale sono al centro di Squid Game, uno dei prodotti sudcoreani più popolari e apprezzati di questo 2021: i dieci anni di lavorazione da parte di Hwang Dong-hyuk si vedono soprattutto nella cura delle scenografie e nella scrittura della serie, nelle scelte cromatiche e nella fotografia che regala tocchi di classe non indifferenti. Il grande punto di forza di Ojingeo Geim, questo il titolo originale di Squid Game, che ci mette di fronte alla disparità sociale sudcoreana in un viaggio alla scoperta di quanto a fondo può scendere l’animo umano pur di soddisfare le proprie necessità, è sicuramente il suo essere un prodotto adatto sia ai molti appassionati di K-Drama, che riconosceranno volti noti del panorama seriale coreano, sia a chi non ha mai visto una produzione asiatica, e si tratta di un pregio non da poco, visto quanto le serie coreane siano, per la maggior parte, prodotti che non riescono a far breccia al di fuori di una fetta di pubblico decisamente appassionata. L’ennesima scelta azzeccata da parte di Netflix che, negli ultimi tempi, ha iniziato a proporre K-Drama di qualità decisamente interessante, dopo aver invaso letteralmente la piattaforma con prodotti di dubbio valore nei mesi precedenti.
Succession – Stagione 3
Disponibile su Sky e NOW
Avevamo già citato Succession come una delle serie tv più promettenti di HBO nelle nostre altre liste di fine anno, come ci si poteva aspettare da un autore come Jesse Armstrong (The thick of it) e co-prodotta da Will Ferrell e Adam McKay (Anchorman, La Grande Scommessa), e ne abbiamo la conferma con questa terza stagione, che arriva dopo due anni di stop, in parte sia per la pandemia che per rinnovare quella che è una serie che non vuole perdersi in discorsi o soluzioni facili. Succession segue la storia di una ricca famiglia, i Roy, che possiedono uno dei conglomerati più importanti di media e intrattenimento del mondo. Nella serie quindi seguiamo da prima le relazioni che Logan e Marcia instaurano con i propri figli e come questo abbia modellato chi sono ora. Ogni figlio di Roy rappresenta un vizio dell’elite del mondo, ma è anche una pedina in un gioco più grande. Abbiamo Kendall, erede dell’impero dopo che il padre ha con fatica ripulito il suo passato; Roman, preda di qualsiasi vizio e inadatto a comandare; Shiv, fragile ma scaltra donna d’affari e infine Connor, quello più estraneo alle dinamiche familiari e di potere. Al centro delle tre stagioni, sempre con risvolti inaspettati e snodi imprevedibili e ben costruiti vi è la domanda “Chi sarà il successore del capostipite della famiglia Roy?” La terza stagione non fa differenza, ma è proprio il pregevole lavoro della produzione, sia sul lato tecnico che su quello della sceneggiatura, che fa di questa serie un dramma intriso di black humor che non si può non guardare. Alla fine, Succession non è un bel vedere nel puro senso della parola, ma lo spettatore è portato sempre di più a capire cosa potrebbe succedere di lì a poco, perché i Roy sono persone orribili e questo non passa mai in secondo piano, anche la soddisfazione nel vederli cadere è sempre di breve durata.















