Little Fires Everywhere è una serie tv prodotta da Hulu e distribuita da Amazon Prime Video in Europa e che recentemente è stato parecchio pubblicizzato dalla piattaforma dopo il suo rilascio il 22 Maggio. Vediamo insieme come questa miniserie di cui si è parlato davvero poco si è comportata.
La serie è stata prodotta da Reese Wintherspoon che ne è anche tra i protagonisti ed è basata sull’omonimo libro, Tanti piccoli fuochi di Celeste Ng, e racconta la storia di due madri contrapposte, la bianca e ricca Elena Richardson e l’artista afroamericana Mia Warren che, per vari motivi, diventano “amiche” e si trovano a condividere casa e figli, ma questo solo in apparenza.
Siamo a metà degli anni ’90, Mia Warren (Kerry Washington) si è appena trasferita insieme alla figlia, Pearl (Lexi Underwood), nella pacifica e perfetta cittadina di Shaker Heights. Arrivate lì faranno l’incontro con Elena Richardson (Reese Wintehrspoon), una madre ricca e bianca che è anche un pilastro della comunità, e che decide di aiutarle affittando loro la casa a un buon prezzo. Ben presto Pearl inizierà a frequentare la scuola della città e la famiglia Richardson, così anche Mia farà di tutto per aiutare la figlia ad inserirsi: purtroppo presto la donna si legherà ad una delle sue tante battaglie che andranno a svelare lentamente i difetti di Shaker heights e come piccoli fuochi inizieranno a bruciare la cittadina dal profondo.
La serie inizia alla grande, con un incendio che divampa nella casa dei Richardson: la prima accusata è la figlia, Izzy, che non riesce a conformarsi allo standard di Shaker Heights; si passa poi a vedere come si è arrivati a quell’incendio e come sia stato il risultato di fatto di tanto segreti e sottotesti non detti. Little Fires Everywhere ci porta quindi a conoscere la famiglia Richardson e poi Mia Warren e la figlia, Pearl, mettendole di fatto subito in contrapposizione per poi avvicinarle, anche se mai del tutto. Le due donne sono completamente diverse: Elena è una borghese che fa del politically correct una missione cercando di non capire che, così facendo, non sta facendo altro che assecondare stereotipi razzisti; ad esempio, quando aiuta Mia a trovare un lavoro, la prima cosa che le offre è il posto di cameriera a casa sua, cosa che viene fatta presente anche dal marito, interpretato da un Joshua Jackson maltrattato da tutti tranne Izzy. Al contrario, Mia è una forte donna che però ha ricevuto parecchie sconfitte dalla vita, che l’hanno resa restia ad accettare aiuto dagli altri, ed essere soprattutto spesso dura con la figlia, per motivi che poi ci verranno chiariti più avanti nella serie.

Insomma, se non si fosse capito, la serie poggia in gran parte sulle spalle della Winterspoon e della Washington, che fanno un ottimo lavoro e aggiungono sentimento alle rispettive interpretazioni, in special modo quando cadono le convinzioni dei due personaggi. Diventa presto evidente come le stesse battaglie di Mia e di Elena, ad un certo punto, vadano a confermare più che smentire un sistema, tutt’ora in essere in America, che accentua le differenze sociali e razziali, meccanismi così insiti nella società che sono difficili da eradicare e che, come detto sopra, vengono solo nascosti da questi quartieri perfetti, senza che gli stessi genitori dei ragazzi possano fare nulla.
Arriviamo dunque ai ragazzi: anche Pearl, Izzy, Lexie e i loro amici hanno modo di brillare, chi dell’ingenuità della gioventù chi della pesantezza del dover nascondere la verità di fronte ad un sistema marcio e con dei meccanismi da rivedere.
Little Fires Everywhere è una miniserie particolare, da cui ci si aspetterebbe che, con un incipit del genere, si arrivasse già a metà stagione ad una certa catarsi che riversa tutti i segreti della cittadina all’aperto ed in modo che tutti possano poi vederlo, ma non è per nulla così. La serie è lenta, ma per necessità, ed ogni puntata accende un piccolo fuoco e crea un’incrinatura nell’idea stessa che lo spettatore ha dei personaggi: nessuno è un personaggio positivo, se non forse la gioventù che probabilmente potrà tentare di risolvere i problemi dei genitori, anche magari sbagliando. Insomma, non è una serie che punta su plot twist quanto più su una costruzione precisa e attori davvero bravi. Per quanto non si tratti di una produzione originale Amazon, è consigliatissima soprattutto perché non solo non è stata pubblicizzata a dovere, ma davvero possiamo dire che in 8 episodi conclude tutto e lascia lo spettatore con un senso di fine, come ben poche serie riescono a fare.














