Quest’anno a Venezia 77, rispetto alle edizioni precedenti, ci sono ben 4 lungometraggi italiani nella sezione principale del concorso. Il primo di questi ad esser presentato è Padrenostro, la terza opera da regista di Claudio Noce.

La pellicola ruota attorno agli eventi dell’attentato del 14 dicembre del 1976 al vicequestore Alfonso Noce, padre del regista, per mano dell’organizzazione terroristica Nuclei Armati Proletari. La sceneggiatura, visto il suo coinvolgimento, è scritta proprio da Claudio Noce, che ha vissuto in prima persona il fatto. Questo elemento lo si può percepire perché il film fa trasparire moltissimo l’emotività del regista. Noce, dunque, riversa sullo schermo, per tutta la durata di Padrenostro, tantissimo del suo bagaglio emotivo.

In particolar modo, l’inizio è tra le parti più interessanti della pellicola. La macchina da presa cerca assolutamente di evitare di inquadrare il protagonista, interpretato da Pierfrancesco Favino, per dare un senso di mistero alla storia. La prima parte infatti risulta volontariamente molto criptica e lo spettatore fatica a ben capire dove il film voglia andare a parare. Molto criptica ma anche molto veloce, visto che quello che poteva essere ritenuto l’avvenimento principale della pellicola viene mostrato dopo appena 15 minuti. Il motivo di questa sorta di compressione della storia è dovuto ad una precisa scelta narrativa: questo momento cardine tornerà poi spesso nel corso della durata del film. Questo perché il figlio del protagonista ne sarà ovviamente (e giustamente) ossessionato.

Padrenostro ha una storia che scorre in maniera semplice e che potrebbe sembrare abbastanza lineare. Tuttavia, l’intreccio non è dei migliori: il film, infatti, in alcune fasi risulta quasi un puzzle, con scene che fanno decisamente fatica a collegarsi a quelle che le hanno precedute. Discorso diverso, invece, per Claudio Noce, ormai alla sua terza prova in cabina di regia: il regista mostra una grande mano, attraverso la quale, attraverso le immagini, riesce a raccontare molto bene una storia che vede il sé stesso del passato, nei panni di un bambino, come protagonista. Al tempo stesso, però, questo fattore, oltre ad essere un punto di forza, si rivela anche un punto debole: in alcune scene si percepisce il legame tra regista e la storia che si sta raccontando, e le scelte registiche vengono sacrificate all’altare delle emozioni. La macchina da presa, in questi momenti, compie movimenti diversi rispetto agli altri visti nella pellicola, arrivando a risultare qualcosa di “già visto” e banale.

Generalmente buone le prove attoriali, con Pierfrancesco Favino che riesce come al solito ad essere una spanna sopra tutti quanti, risultando convincente nonostante questo Padrenostro non sia tra i suoi ultimi lavori migliori. Da rivedere, forse, soltanto il bambino protagonista, interpretato da Mattia Garaci. Il suo personaggio risulta un po’ troppo impostato in alcune scene e non riesce a sorreggere da solo tutto il (tanto e importante) peso di questa pellicola. Nota di merito, invece, per l’altro ragazzo, interpretato da Francesco Gheghi, che ha l’opportunità di portare sul grande schermo un personaggio interessante al quale dà delle sfumature assolutamente azzeccate. In tal senso, ottima la dinamica su schermo costruita tra i due bambini e il padre. Peccato che il personaggio a cui Gheghi presta il volto abbia dei problemi di minutaggio. Il ragazzo, infatti, compare poco nella prima parte di film e troppo nella seconda.

In conclusione, Padrenostro è certamente un film da vedere, perché carico di messaggi e di emozioni. Probabilmente era proprio questo l’intento di Claudio Noce, che voleva attraverso questa pellicola, comunque non priva di difetti, raccontare e condividere parte del suo vissuto. Nonostante alcuni passi falsi, sicuramente si può dire che il regista sia riuscito nel suo intento.


Padrenostro uscirà nelle sale cinematografiche di tutta Italia il 24 settembre. Di seguito potete visionare il trailer del film:

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