Torna con una nuova veste noir Perry Mason: la nuova serie reboot è approdata su Sky Atlantic l’11 Settembre ed è disponibile sia su Sky Box sets che su Now TV. Il reboot prodotto da HBO, Robert Downey Jr e Susan Downey, con protagonista Matthew Rhys (The Americans) sarà riuscito a convincerci? Scopritelo nella nostra recensione.
Prima di addentrarci nella recensione però bisogna parlare un po’ del personaggio, che seppur in America sia diventato sinonimo di avvocato, in Italia non ha tutto questo seguito. Mason è stato creato da Erle Stanley Gardner ed è stato per prima cosa protagonista di una serie di romanzi prima di essere trasposto al cinema e in seguito in televisione: sarà proprio la versione televisiva interpretata da Raymond Burr che in Italia troverà un suo seguito. Originariamente Mason era un avvocato di talento che difendeva solo innocenti e, per farlo, arrivava ad indagare e scagionare il suo cliente attraverso il contro interrogatorio in corte del vero assassino. La serie di HBO stavolta non cerca però, come si poteva pensare all’annuncio, di portare il personaggio nel 21esimo secolo bensì lo riporta alle sue origini negli Anni ’30.
Perry Mason (Matthew Rhys), investigatore privato separato dalla moglie e alcolizzato si trova improvvisamente grazie al suo amico, l’avvocato difensore E.B. (John Lithgow), a essere il principale investigatore nel caso del rapimento, diventato omicidio, del piccolo Charlie Dodson. Mason si troverà così a dover combattere contro il Los Angeles Police Department, incarnato dalle figure dei detective incaricati del caso, il detective Ennis e il Detective Holcomb e persino con il procuratore distrettuale (Stephen Root). Il procuratore distrettuale farà di tutto per trovare un colpevole, anche quello non reale, pur di usare il caso come stimolo politico, mentre Mason, aiutato da Della Street (Juliet Rylance), il suo amico e mentore Pete Strickland (Shea Whigham) e il poliziotto di ronda Paul Drake (Chris Chalk), cercherà di per arrivare alla verità e salvare un innocente dalla pena di morte.
Come prima cosa, chiunque è nel mondo delle serie tv noterà alcuni nomi particolarmente caldi come quello di Matthew Rhys, che interpreta proprio il protagonista della serie. Rhys, di rientro dalla fortunata e splendida The Americans, ci consegna un investigatore privato tormentato che si trova a dover risolvere un caso più grande di lui e, allo stesso tempo, fare da avvocato alla giovane innocente accusata ingiustamente. La performance dell’ex co-protagonista di The Americans si fa sentita con l’avanzare delle puntate e il suo monologo in corte nel finale della stagione è una pura prova di talento e bravura, oltre che scritto davvero bene. Passiamo poi a due nomi davvero grossi che rendono questa prima stagione sicuramente ancora più notevole: Shea Whigham e John Lithgow, rispettivamente mentore e amico di lunga data di Mason. Whigham e Lithgow sono agli antipodi durante tutta la serie, ma dimostrano un grande rispetto l’uno per l’altro ed un attaccamento non indifferente a Perry. Sarà la perseveranza del personaggio di Pete Strickland e la dedizione al caso di EB a formare il Perry Mason che vedremo nelle ultime puntate e che è sulla strada giusta per diventare il difensore degli oppressi. Della e Paul Drake, interpretati dagli ottimi Juliet Rylance e Chris Chalk (Gotham) due personaggi di supporto molto noti ai fan del personaggio, qui ricevono una completa riscrittura: Della diventa un’intraprendente donna che vuole farsi un nome lontana dalla sua famiglia, mentre Paul cerca il riscatto per se stesso e per la sua gente nel dipartimento di polizia, arrivando a diventare co-cospiratore con Mason per salvare l’innocente Emily Dodson e smascherare il marcio. Voler dare delle back story convincenti ai due personaggi più noti dei romanzi di Gardner è stato non solo ammirevole, ma è stato fatto in maniera ottima. Gli altri personaggi sono tutti per lo più comparsate, a parte il procuratore distrettuale di Stephen Root, non un nome grosso, ma un caratterista che gli amanti delle serie tv sicuramente conosceranno. Root porta uno spietato procuratore in scena e anche un uomo spregevole che con la sua stazza sicuramente riesce a mettere bene in scena il ruolo che gli è stato scritto.
Regia, fotografia e musiche sono come al solito di un alto livello, cinematografico e che fa sentire sin dal primo istante il sapore noir della serie. Persino la stessa title card della serie che appare all’inizio di ogni puntata non è dirompente, non occupa troppo la scena e non è appariscente, è semplice e ci richiama a un tempo più semplice, quello dei film noir, che avevano sfumature di grigio, ma ben facevano intendere quali fossero i cattivi della storia, sempre.
Forse la pecca maggiore di questa prima stagione è proprio la sceneggiatura e, badate bene, non i dialoghi, che sono tutti potenti e soprattutto ritratti di una certa era ma anche di certi personaggi, quanto più la struttura. Seppur gli otto episodi non siano troppo difficili da seguire, spesso ci si trova a sentire una certa pesantezza data dal voler in alcuni casi mostrare troppo o diluire l’azione per raggiungere il minutaggio. Questo avviene soprattutto nella parte centrale (parliamo degli episodi 4-5), che certamente aiutano a far sentire la disperazione e la perdita di speranze del team di difensori e lo strapotere ingiusto della polizia, ma che, insieme alla velocità cui invece correvano le prime tre puntate e le ultime due, suggeriscono una narrazione troppo diluita in quei passaggi. Non si sa se questo sia dovuto al fatto che si è preferito mostrare davvero troppo per non lasciare zone grigie o sia stato un errore da parte degli sceneggiatori.
Perry Mason si comporta molto bene per essere una serie nata come prodotto da soli otto episodi: riesce, infatti, a essere un grande omaggio al personaggio creato da Gardner e anche ad essere una buona storia di origini per l’avvocato più famoso del grande e piccolo schermo. Gli otto episodi che compongono questa prima stagione (la serie è già stata rinnovata per una seconda stagione) confermano nuovamente la voglia di HBO di rischiare con alcune delle proprietà di Warner, quindi non stupisce più di tanto che il valoroso avvocato nell’origine ideata per questo reboot sia un investigatore privato disilluso che trova una nuova ragione di vita difendendo un’innocente. Come al solito siamo di fronte ad un prodotto che, dal punto di vista registico, fotografico e di musiche, non ha nulla da invidiare alle produzioni del cinema, ma che va a peccare nella sceneggiatura. Infatti, nonostante l’alto valore produttivo e le grandi interpretazioni, soprattutto il monologo finale di Matthew Rhys, si sente un profondo voler allungare le cose soprattutto nella parte centrale. In definitiva sicuramente guarderemo la stagione due di Perry Mason, ma speriamo che, senza più la necessità di raccontare le origini dei personaggi, possa essere nettamente più veloce e meno artefatta di questa prima stagione.

















