Quest’anno, oltre al grande ospite Tim Burton che ha presentato la serie Netflix Mercoledì, il Lucca Comics & Games 2022, in collaborazione con Panini Comics, ha ospitato anche John Romita Jr, celebre disegnatore statunitense in forze alla Marvel Comics che ha lavorato su Spider-Man, X-Men, Daredevil, Punisher, Avengers e persino Superman nel suo breve periodo in DC Comics.

L’autore per i 60 anni del personaggio che ha segnato la sua carriera, Spider-Man, è stato dunque ospite di un press café tenutosi al Palazzo Arnolfini di Lucca, in cui la stampa ha potuto sbizzarrirsi sulle domande e ripercorrere la carriera del leggendario disegnatore. Noi di RedCapes.it abbiamo preso parte alla conferenza stampa e in questo articolo trovate un resoconto dell’incontro.


Il suo Spider-Man, è cambiato nel corso degli anni? E come?

John Romita Jr.: “La cosa più importante per me, è mantenere Spider-Man un personaggio reale. Lo considero come uno di famiglia o un vicino, mio padre mi aveva anche portato a visitare il palazzo che lui immaginava e disegnava come fosse quello di Peter Parker. Io ho sempre in mente che deve essere reale, lo voglio mantenere come lo ha pensato Stan Lee. Se lo paragoniamo a Superman, il supereroe per eccellenza. In un certo senso Stan Lee ha pensato Spider-Man come l’antitesi di Superman. Superman era perfetto, estremamente potente, quasi troppo utopico per essere vero. Mentre Spider-Man è un ragazzo come tanti, uno che è stato picchiato, ha visto il suo costume restringersi in lavanderia, zia May lo sgridava, tutte cose che anche nella mia famiglia succedevano. Spidermen è la realtà. Per esempio, quando ero piccolo e mi capitava di fare qualche casino o di rompere qualcosa, mia madre mi sgridava e quella era l’ispirazione per far disegnare una scena simile a mio padre. Quelle piccole cose diventavano di Peter Parker. Stan Lee insisteva molto sul mantenere un equilibrio tra realtà e fantasia, perché così si otteneva una storia che funzionava con i lettori.”

John Romita Jr LuccaCosa c’è di Italiano in Spider-Man?

Romita Jr.: “Dove sono nato e cresciuto ci somigliavamo tra di noi, per quanto fossimo diversi e multiculturali. New York è un luogo multiculturale, ci sono italiani, ispanici, asiatici. Mi divertiva molto inserire come sfondo delle avventure di Spider-Man questa diversità nella vita quotidiana, dalle persone che conoscevo a chi vedevo per strada. Un altra cosa che ho sempre cercato di fare è stato rendere bene l’idea di NY come una città mangiata dalla corruzione, che è sempre pronta a cadere nel baratro, ma grazie alla diversità che rappresento si risolleva. Per dire, mi divertiva far distruggere negozi di amici e conoscenti ai villain di Spider-Man. E gli altri lo sapevano, per dire uno dei miei più cari amici, Anthony Cirino, faceva il pugile e lo incarnava perfettamente. Naso rotto, ammaccature, se guadarte il mio Punisher noterete che gli somiglia molto. Punisher ha sofferto molto nella vita, ha preso tante botte, come Anthony. aveva tutti i tratti tipici della sua categoria: il naso rotto, ammaccature… tutte cose che ho trasferito nel Punitore. Il mio Punisher è uno che ha sofferto nella vita, che ha preso un mucchio di legnate addosso e in faccia, come il mio amico. Questo è il motivo per cui anche Spiderman è reale, nel suo essere opposto a Superman.”

Siamo in un’epoca di precarietà, sei riuscito a trasmettere questo nelle tue opere? Come hai inserito la precarietà della pace di questa società nei tuoi lavori a fumetti?

Romita Jr.: “La vita reale impatta ciò che faccio, sempre. Questo è vero sia per il passato che per il presente. Per esempio l’11 settembre, e l’angoscia che ha provocato insieme alla commozione ripensandoci. Ma mi tocca anche quello che avviene intorno e più strettamente alla mia cerchia. Mio padre mi raccontava di questi due uomini, che proteggevano il quartiere, erano rispettati da tutti, facevano molte cose buone, ma al di fuori di quello, ciò che facevano non siamo nessuno per giudicare. Ho anche realizzato un fumetto su di loro, ho chiesto informazioni ai miei genitori, ed ho cercato di creare delle vicende che mischiassero realtà e fantasia, per come diceva Stan ottenere il massimo dalla storia.”

Ti sentivi destinato a disegnare Spider-Man o avresti preferito fare altro nella vita?

Romita Jr.: “Avrei voluto fare il pittore come mio padre. Lui si guadagnava da vivere facendo fumetti, ma era anche uno dei migliori pittori che c’erano in giro. L’artista più brillante che abbia mai conosciuto. Se un giorno dovessi andare in pensione o dimenticarmi delle scadenze mi dedicherei alla pittura. Vorrei riuscire a vivere del mio lavoro da pittore e qualche volta tornare a fare fumetti.”

Sei famoso anche per essere molto umile, ma anche molto critico verso tè stesso, ma ciò non vale per “L’Uomo Senza Paura”, quello è il lavoro di cui vai più fiero. Cosa c’è di così speciale in quell’opera per te?

Romita Jr.: “Semplicemente Daredevil. È un grandissimo personaggio, il primo he ho disegnato, ancora prima di Spider-Man. Lavorare ad un personaggio di New York, molto reale e Frank Miller mi aveva concesso un sacco di spazio. Con Al Williamson, uno dei più grandi illustratori, ho poi potuto sistemare il fumetto. Se mio padre sistemava le cose, Al sistema tutto, non sarei chi sono ora senza loro due.”

John Romita Jr Lucca

Negli ultimi anni New York è andata incontro a una pesante gentrificazione, molti quartieri compreso quello in cui è nato Spiderman sono cambiati in maniera radicale. Cosa è rimasto di quel mondo che ha dato i natali a Spider-Man, ed oggi dove potrebbe nascere il prossimo Spider-Man?

Romita Jr.: “È un’ottima domanda. Non voglio addentrarmi in questioni politiche, non dovrebbero entrare nei fumetti. Ma quello che sta succedendo a New York oggi è terribile e mi disgusta. New York sia al tempo che tutt’ora è perfetta per i supereroi, perché ha un tasso di criminalità altissimo. Neanche Spiderman potrebbe farci nulla! Ho amici che fanno i poliziotti e anche pompieri, loro sono i supereroi della città. La sostengono in ogni momento. Loro ci danno speranza.”

Come è stato il passaggio da Marvel a DC? E come è stato lavorare su Superman, personaggio che hai detto essere l’antitesi di Spider-Man?

Romita Jr.: “Chiedo scusa ma non ricordo cosa è successo” [ride: NDR]

Conosce il fumetto italiano? Le piacerebbe lavorare a un progetto italiano?

Romita Jr.: “Mi piacerebbe lavorare con l’Italia, anche per le mie origini. Ma sarebbe complicato, con il cambio di lingua che stravolge, se si potesse fare qualcosa, mantenendo una buona traduzione e ci fosse possibilità che fosse in doppia lingua ed uscisse negli Stati Uniti ne sarei felice.”

C’è qualche personaggio, qualche storia, a cui ti sarebbe piaciuto dedicarti ma non hai ancora avuto occasione di lavorare?

Romita Jr.: “Ci sono dei personaggi che ho creato, che vengono dal mondo supereroistico, ma che non sono proprio attinenti a quel mondo. Non vi posso dire molto, si tratta di cose della mia infanzia, che sono successe che ho visto, e che ho adattato al mio immaginario. succederà presto, ma ho promesso di tenere la bocca chiusa. Sono pur sempre Siciliano.”

Il suo debutto è la storia “Caos al Coffee Bean” su The Amazing Spider-Man. C’era un appuntamento romantico fra Peter Parker e Mary Jane. Che tipo di personaggio è la fidanzata di Peter a livello romantico?

Romita Jr.: “Ricerco sempre il realismo quando disegno MJ, cerco di darle dei tratti di persone che conosco bene, mia moglie, mia cognata. MJ è un personaggio che comunque ha una sua identità, non posso modificare molto. Questa domanda mi fa riflettere su come i miei familiari, i miei amici, le mogli dei miei parenti e dei miei amici hanno tutti se presi singolarmente delle caratteristiche e parti del carattere di MJ. Ma insieme, se li unisci hai la perfetta MJ. Quindi, la MJ che disegno e di cui parlo è questa, questa commistione.”

Data la sua pluridecennale esperienza, ritiene che qualche messaggio politico debba essere inserito nelle sue tavole? In particolare mi riferisco ai temi wokeness.

Romita Jr.: “Domanda interessante. Il trucco c’è, bisogna cercare di restare indipendenti, non farsi portatori di un punto di vista che non è il nostro. Tutti siamo arrabbiati per tante cose che non vanno nel mondo. La stupidità è ovunque, mio padre mi ha insegnato che serve sempre ascoltare tutte le campane. Devono esserci [nel racconto] i due lati della medaglia. Per questo quando leggo in un racconto che c’è una propensione verso un solo lato, mi dà fastidio. Quello che io cerco di fare nel mio lavoro è guardare tutti e due i lati della questione e mantenere un equilibrio. Se un autore in una storia non riesce a mantenere l’equilibrio, non riesco a lavorare.”

Cosa può fare il fumetto per non marginalizzare le minoranze?

Romita Jr.: “Ovviamente io cerco di non marginalizzare nessuno. ho vissuto la mia intera vita a New York, in mezzo a persone di ogni origine, con diverse vicende personali e culture. E così era anche per la mia famiglia, immersa in un contesto multietnico e multiculturale. Come si fa a non scontentare nessuno? Difficile, e per un fumettista poi la faccenda è ancora più critica, visto che per una parola posta in maniera sbagliata puoi perdere metà del tuo pubblico. Poi io sono un capitalista e quindi bacio il culo a chiunque, però se la domanda è sacrificare una questione corretta o la qualità della storia, non è facile. Io sono più vecchio dei miei autori, nella maggior parte dei casi e spesso ho più esperienza in queste cose, e riesco a districarmi, rispetto ad un autore o sceneggiatore che è più giovane.”

John Romita Jr Lucca

Vedendo come sta cambiando il mondo intorno a noi recentemente, seguendo l’attualità, cosa può cambiare in Spiderman?

Romita Jr.: “Cerco di mantenere Spider-Man vicino alla realtà e alle notizie di oggi, sempre senza diventare troppo politico. Come ho già detto, è un attimo che qualcuno si offenda. Rischi di giocarti metà del tuo audience. Se qualcosa non mi torna in una sceneggiatura, cerco di smorzarla e ritornare aderente alla realtà, più lontano dalla politica. Ci troviamo sempre in un campo minato. Cerco di portare quello che succede, senza tirare in. ballo argomenti o discussioni spinose. Ad esempio, la Mafia, io da Italoamericano mi sento offeso dallo stereotipo dell’italoamericano mafioso che viene rincorso dal poliziotto e rinchiuso. Certo, ci sono stati criminali Italiani, io quando posso e come autore, cerco sempre un escamotage. Per esempio, mi sono dato una regola: se ci sono dei cattivi, non avranno mai i cognomi italiani e vale la stessa cosa per i neri, quando ci sono dei personaggi afroamericani si ha sempre paura di dipingerli come criminali e si potrebbe passare per razzisti. Quando mi sono spostato dal Brooklyn al Queens se gli stereotipi fossero veri, mi sarei disperato, invece non è successo.”

Ora che il mondo del fumetto è diventato più ampio, con i film grazie alla Disney, come vede la multimedialità e la cross-medialità e come ha influenzato il suo lavoro?

Romita Jr.: “Per creare una storia bilanciata, cerco di bilanciare tutti gli input che ricevo dall’esterno, per mantenere alta la qualità. Non si scende a compromessi con la qualità, se un’idea è buona, si sviluppa poi in una buona storia, non si scende a compromessi in questo lavoro su queste cose. Se le ottime idee arrivano da videogiochi, musica o altri media ben venga. Però cerco sempre di aggiungere anche della fantasia, seppur reale, la fantasia serve anche per una buona storia. Il contrario, inserire realtà nella fantasia non mi riuscirebbe. Per dire, una volta con degli amici siamo finiti in una rissa, poi l’ho traslata nei fumetti diventando una rissa tra supereroi, ma alla fine si sono salvati tutti nel fumetto. La rissa vera, era l’ossatura della storia.”

Il digitale trasformerà il suo lavoro e il mondo del fumetto?

Romita Jr.: “Ho tanti colleghi che già lavorano moltissimo col digitale. Io sono più vecchia scuola, preferisco foglio, matita e gomma. Uso molto la gomma. Mi piace la sensazione di avere questi strumenti, non critico chi usa solo il digitale, ma per esempio quando è saltata la luce nel mio quartiere, ho acceso un pò di candele e ho continuato a lavorare e ho rispettato la consegna. Mentre i miei colleghi con i loro computer non hanno potuto. Comunque mi dovrò adeguare, quando succederà proverò ad adeguarmi. Se dovesse accadere fra cinque e sei anni, io potrò dire di essermi goduto il tempo con questi strumenti, ma tanto sarò già in pensione quando succederà.”

Hai disegnato anche esseri cosmici oltre agli eroi urbani, personaggi come Thor, gli X-Men. Che rapporto hai con queste creazioni?

Romita Jr.: “Per me è un rapporto difficile. Non è facile mantenere un contatto con la realtà quando sei ad Asgard. Io guardo alla realtà e agli insegnamenti di maestri come mio padre o Stan Lee. Magari basandomi su di loro, riesco a fare qualcosa che sia valido. Ma ripeto, aggiungere del fantastico alla realtà è la cosa più semplice. Anche su Thor ho fatto così. Poi in una certa occasione sono stato criticato perché quando disegnavo Superman, era un Superman diverso, aveva perso temporaneamente ogni potere, inclusa l’invulnerabilità anche alle sostanze tossiche comuni, come per esempio l’alcool. Sono stato dunque criticato, quando il mio Superman va una sera al bar, beve un bicchiere di vino e sviene. Non regge l’alcol, proprio come dei miei amici. Per me è stato importante aggiungere realismo all’alieno venuto da Krypton.”

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