Chris, ha appena ucciso mia moglie e portato via mia figlia, sono discretamente ferito, ma il freddo pungente di oggi e l’adrenalina nelle mie vene mi aiutano a non percepire più di tanto il dolore.. Nevica, e zoppico, ma non mi fermo devo assolutamente ritrovare rose a qualsiasi costo, lei è tutto ciò che mi resta. Il vento, sferza la mia faccia con violenza mentre lungo il tragitto scorgo tracce di sangue e cadaveri di corvi brutalmente storpiati. Io sono Winters, Ethan Winters e questa è la mia storia….
C’era davvero moltissima attesa per questo nuovo capitolo della saga di Resident Evil che, fin dal primo trailer rilasciato lo scorso anno, prometteva di portare avanti quanto di buono visto nel settimo capitolo, ma con un’ambientazione che, per certi versi, ricordava il quarto capitolo della saga.
Capcom, dopo 25 anni dalla nascita del celebre brand creato da Shinji Mikami diversi lustri fa, torna sotto i riflettori con un ottavo capitolo (decimo in realtà se si tiene conto degli spin off) che si pone come filo conduttore fra passato e futuro. Tuttavia, il colosso nipponico ha fatto molto di più con Village, andando ad impreziosire ed espandere una storia che oggi più che mai aveva bisogno di una rinfrescata, visto e considerato che i filoni narrativi di parecchi personaggi storici sono ormai chiusi e ampiamente sviscerati. Pescando a piene mani dalle leggende e dal folklore dell’est Europa, il team di sviluppo è riuscito nell’arduo compito di aggiornare l’iconografia della saga senza però snaturarla o ancor peggio sfociare nel trash. Non aspettatevi però di ritrovarvi davanti ai classici vampiri o licantropi, perché tutto è filtrato dall’interpretazione nipponica di tutto ciò che riguarda la cultura occidentale. Il gameplay è una sapiente miscela tra vecchio e nuovo, con enigmi ambientali che si rifanno agli stilemi classici della saga e una visuale in prima persona molto più al passo coi tempi rispetto alla telecamera fissa dei titoli di fine anni 90’.
Come in ogni buon survival horror, anche il sound design fa un ottimo lavoro nel restituire un costante senso di tensione e angoscia, grazie soprattutto ai rumori ambientali che accompagnano molto bene l’azione su schermo. Altro punto di forza della produzione è sicuramente la direzione artistica, in grado di tratteggiare un mondo di gioco oscuro e decadente, dove non vi è spazio per esitazioni o dubbi, e dove ogni persona che incrocerete sul vostro cammino può rivelarsi un prezioso alleato o un temibile nemico. Il design di mostri e nemici si conferma anche stavolta di altissimo livello, arrivando a proporre alcuni degli antagonisti più iconici dell’intera saga. Non ce ne voglia il leggendario Nemesis ma, dopo 25 anni, anche l’arma bio-organica più resistente meritava di andare in pensione. Mettendo da parte i classici zombie, Capcom dà un calcio netto al passato ridando forza e lustro ad un brand che è stato in grado di segnare la games industry come pochi altri hanno saputo fare nel corso del tempo. La varietà di situazioni e mostri, riversata in questa nuova iterazione della saga è davvero notevole, e supera di diverse lunghezze quella vista nel tanto criticato Resident Evil 6.
Il cambio di rotta potrà non piacere ai fan storici del franchise, ma sicuramente attirerà su di sé tutta l’attenzione di chi, fino ad oggi, non aveva mai giocato ad un Resident Evil, e scusate se è poco. E’ tutto ora quel che luccica quindi? Assolutamente no, perché nonostante i molti pregi della produzione qualche stortura tuttavia c’è. La storia parte molto lentamente, perché si prende tutto il tempo necessario a introdurre il giocatore nella nuova iconografia, cosa quest’ultima che potrebbe scoraggiare i giocatori meno pazienti e più amanti dell’action puro. Altra nota dolente è sicuramente il doppiaggio in italiano, davvero non all’altezza degli alti valori produttivi dell’opera. Dal punto di vista del gameplay, l’unica vera nota dolente sono gli enigmi ambientali, non sempre ben congeniati e, alle volte, troppo lunghi e tediosi nella loro risoluzione.
Resta da capire se la storia di Ethan andrà avanti anche oltre il nono capitolo, o si chiuderà bruscamente come è avvenuto per il filone narrativo del figlio di Wesker, quel Jake Muller comparso in Resident Evil 6 e poi misteriosamente sparito dai radar. Nonostante i difetti sopra citati, Resident Evil Village è un ottimo titolo e un degno esponente del franchise, che merita tutta l’attenzione dei fan e non solo. Una direzione artistica ed un character design di altissimo livello, accompagnati da un comparto sonoro ottimo e da un doppiaggio inglese decisamente coinvolgente riescono a compensare i pochi ma fastidiosi difetti di questo ottavo capitolo della saga horror più famosa del mondo dei videogiochi. Il RE dei survival horror è tornato, chiudete le porte e sbarrate le finestre, è ora di andare a caccia di Vampiri.














