Scream e non Scream 5, tranquilli non è un errore. Il nuovo capitolo della saga diretto a quattro mani da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, già registi del riuscitissimo “Finché morte non ci separi” (qui la nostra recensione) e scritto da James Vanderbilt e Guy Busik non è né un sequel né un rebot della saga originale, è un “requel”. Come spiega nel film Mindy Meeks (Jasmin Savoy Brown), proprio lei, la nipote dell’iconico Randy della saga “originale”, cinefilo che aveva dettato le regole per sopravvivere in un film horror, la nuova serie di omicidi che investe l’iconica cittadina di Woodsboro rompe le regole canoniche mettendo nuovamente tutti contro tutti in un gioco mortale tra gatto e topo. Scream arriva nei cinema italiani a partire dal 13 gennaio distribuito da Paramount Pictures. L’abbiamo visto in anteprima e ve ne parliamo di seguito, rigorosamente NO SPOILER, non vogliamo infastidire Ghostface.
A venticinque anni dai primi efferati omicidi e a undici anni esatti dall’ultima comparsa di Ghostface, la cittadina di Woodsboro è nuovamente assalita dalla minaccia del famoso serial killer. Questa volta l’omicida ha preso di mira i diretti discendenti delle vittime originali, sconquassando nuovamente l’apparente tranquillità. I nuovi adolescenti nell’occhio del mirino (anzi… appesi alla lama di un coltello) non si lasceranno intimorire tanto facilmente, negli anni hanno imparato come “sopravvivere in un film horror” grazie agli insegnamenti dei mentori del passato e alla saga di “Stamb”, serie cinematografica fittizia horror arrivata ormai all’ottavo capitolo che racconta le vicende di Woodsboro. Ghostface è però più agguerrito che mai, sembra aver imparato le lezioni del passato e sa come colpire senza essere sorpreso, servono quindi rinforzi e chi meglio di Sidney Prescott (Neve Campbell), Gale Weathers (Courteney Cox) e Linus Riley (David Arquette) per mettere nuovamente fine alla minaccia?
In un mondo di sequel, rebot, saghe, trilogie e quant’altro, Scream sembra aver trovato un posto d’eccellenza. Comparso per la prima volta nel 1996, diretto da Wes Craven (Nightmare, L’ultima casa a sinistra) e scritto dall’allora esordiente Kevin Williamson (Dawson’s Creek.. non è un caso) ha segnato un “prima” e un “dopo”. L’originale opera di Craven e Williamson (il quale titolo sarebbe dovuto essere Scary Movie, esatto come la saga parodistica che si apre proprio con l’iconica sequenza del primo film di Scream) fa da spartiacque in un genere che stava vivendo una profondissima crisi d’identità: lo slasher. Dopo i gloriosi anni ’70 e ’80 con Halloween di Carpenter, Nightmare dello stesso Craven, Venerdì 13 di Cunningham, gli slasher movie (letteralmente film con un taglio, metodo d’uccisione del killer) avevano perso di originalità a causa dei continui e fuori fuoco sequel e reboot. Ed ecco che Scream (1996) compie l’impossibile. Citando, dissacrando, analizzando e soprattuto criticando i pro e i contro di quel genere di cinema e delle produzioni ad esso collegate, monta un’impalcatura metanarrativa che segnerà un nuovo modo di concepire il cinema dell’orrore. Lo fa nel 1996 scagliandosi contro i film slasher, e continua a farlo negli anni successivi con i suoi quattro sequel, tre dei quali diretti da Wes Craven (purtroppo deceduto nel 2015). Ed ecco che in Scream 2 (1997) ad esser presi di mira sono i sequel, in Scream 3 (2000) le trilogie, in Scream 4 (2011) i reboot e tutto il filone horror anni ‘90/2000 fino ad arrivare al 2021 con Scream, di nuovo, senza numero, come l’originale, che critica il “requel” nuovo idioma che unisce le parole “reboot” e “sequel”. Il requel, così come spiegato in quella che sarà ricordata come la sequenza cardine di questo nuovo film, Mindy Meeks nipote di Randy spiega ai suoi amici, davanti al ritratto del suo defunto zio, in una sequenza che per regia e impostazione richiama fedelmente all’ormai iconica scena del primo film in cui vengono enumerate le “regole per sopravvivere in un film dell’orrore”, cos’è effettivamente questa nuova iterazione della storia. Un requel è un seguito diretto del primo film, in cui per ovvie ragioni devono comparire i personaggi originali e le situazioni devono essere pressoché identiche per non “infastidire i fan”. Ecco quindi spiegata la scelta del titolo senza numero. Non importa se ci sono nuove linee narrative o personaggi che spuntano dal nulla, l’importante è che tutto rimandi al primo film. Una lezione metacinematografica che oltre a spiegare il film che lo spettatore sta guardando, analizza e critica pungentemente il sistema cinematografico hollywoodiano legato ai film horror.
Scream è un esempio di metacinema in perfetto stile, trasformandosi quasi nel gemello spirituale di un altro recentissimo film: Matrix Resurrections (qui la nostra recensione). Se nel quarto capitolo della saga di Matrix, il pretesto metacinematografico è solamente accennato all’inizio (e nella scena dopo i titoli di coda) e poi completamente lasciato al caso per aprire nuove linee narrative, estremamente cervellotiche e altrettanto inutili e poco riuscite, Scream si regge quasi completamente su questo. Vivere l’esperienza della narrazione della pellicola di Bettinelli-Olpin e Gillett è quasi come trovarsi all’interno dello stesso film horror. I personaggi interagiscono tra loro come interagirebbero con lo spettatore; fanno e si fanno domande, dettano nuove regole, dubitano, cercano, scovano come in un perfetto thriller, giocando con il cinema, con chi sta guardando il film e con chi si trova al suo interno. Il duo di sceneggiatori che ha messo mano al progetto dimostra di aver capito appieno l’essenza degli Scream originali, non costruendo l’ennesima narrazione su qualcosa di già visto, ma facendo del già visto il suo punto di forza, come fece il film originale del 1996. Brillante e divertentissima la nuova sceneggiatura dove i colpi di scena non sono molti, anzi sono “telefonati” per utilizzare una parola cara al franchise, non risultando questo però un difetto, ma un plus notevole.
Ed ecco che subentra un’interessante impostazione registica che cita i movimenti di macchina di Wes Craven non copiando ma adattando. Sono diverse le scene che fanno da chiaro rimando ai film storici della saga apportando però delle novità in perfetto stile Scream. La creazione della suspense, seppur basata sui continui jumpscare, è calibrata e ben congegnata. Nulla è come ci si aspetterebbe, o addirittura è tutto come ci si aspetterebbe? Il nuovo Scream è anche e forse il più splatter dell’intera saga. Le uccisioni si fanno più truculente, sopra le righe, perennemente goffe ma mai eccessivamente gore. L’intera narrazione è un’altalena di ritmo. Si va dall’horror canonico, al thriller, dal teen movie, alla parodia con un velocità di montaggio repentina e mai roboante. Il tutto è farcito da una colonna sonora che rimanda alle tipiche note dei più famosi film dell’orrore.

Metacinematografico, film nel film nel film, Scream è anche un continuo rimando ai cult del genere sia per immagini che personaggi. Non è un caso che le due protagoniste di questa nova storia Tara (Jenna Ortega) e Sam (Melissa Barrera) facciano di cognome Carpenter. Insomma un film fatto da fan per i fan. Sicuramente non adatto a chi cerca un horror “alla Babadook” ma perfetto per chi è cresciuto e ha amato la saga. Nuovi personaggi, nuove regole, stessa incredibile storia che nonostante gli anni riesce ancora una volta a convincere. È però arrivato il momento di mettere un punto agli omicidi di Ghostface, almeno per ora, almeno finché non ci sarà altro di rilevante da criticare e parodizzare all’interno dell’industria del cinema dell’orrore hollywoodiana.
Scream è disponibile nelle sale cinematografiche di tutta Italia a partire dal 13 gennaio. Ecco il trailer del film:
















