Seberg di Benedict Andrews | Recensione | Speciale Venezia 76

0
Seberg

Giorno dopo giorno la 76esima Edizione del Festival di Venezia ci sorprende sempre di più e, dopo la magnifica interpretazione di Scarlett Johansson in “Marriage Story – Storia di un Matrimonio” e quella di Mila Al in “The Perfect Candidate”, anche con Seberg la figura femminile viene messa sempre più in evidenza, pur non raggiungendo minimamente il livello qualitativo dei due film sopra citati. Ispirato a fatti realmente accaduti, il film narra la storia di Jean Seberg, protagonista di À bout de souffle (Fino all’ultimo respiro) e beniamina della Nouvelle Vague francese, che sul finire degli anni Sessanta finì nel mirino del programma di sorveglianza illegale dell’FBI, COINTELPRO.

Con una trama distinta ed efficace, questo prodotto sembra funzionare molto bene, soprattuto per via delle tre figure che si vanno a contraddistinguere; la protagonista Kristen Stewart, nei panni di Jean Seberg, un’attrice hollywoodiana con un forte senso verso le etnie minoritarie; Hakin Jamal (Anthony Mackie), rivoluzionario e presidente di una cerchia delle “Pantere Nere”, e infine la spia della CIA Jack Solomon (Jack O’Connell), intenta a rovinare la vita alla Seberg per via dell’attenzione sproporzionata di quest’ultima nei confronti delle Black Panther. 
La trama si intreccerà in un dramma vero e proprio per via delle persecuzioni spropositate da parte della CIA.

Il regista Benedict Andrews sembra non essersi sforzato troppo sulle inquadrature: tolte quelle principali, come la camera che inquadra la figura femminile in fronte allo specchio e le rare scene in piscina, il tutto non sembra essere così elaborato, con primi piani statici e semplici mezzi busti accostati a figure intere. 
Questo fa pensare ad una sua voluta voglia di giocare sul sicuro, evitando di dividere il pubblico.
Il film resta lì, bello ma non incisivo, un qualcosa di già visto, senza nulla di realmente nuovo. 
Scene viste e riviste vanno a provocare ricordi evidenti di film passati nel mondo holliwoodiano.

L’interpretazione di Kristen Stewart è un’ottima performance, ma non spicca, non regge gli standard posti in questo Festival da altre interpreti femminili. 
Ciò che resta ben a mente è la scenografia: i dettagli così minuziosi nell’estetica oggettistica, i colori, le forme, tutti questi elementi vanno a creare una live-photo, che, accompagnata da un comparto tecnico non indifferente, va ad evidenziare la figura attoriale. 
L’idea rimane interessante ma viene sviluppata in maniera mediocre, niente di così eccellente che riesca a spiccare all’interno di questa massa cinematografica hollywoodiana. 
Un prodotto buono solo ed esclusivamente per puro intrattenimento, senza pretendere niente da ciò che si andrà a vedere.