Nell’ultimo periodo si è parlato tanto di The Father, probabilmente però lo si è fatto per i motivi sbagliati, a causa della polemica nata sulla gestione da parte dell’Academy del momento televisivo dedicato alla consegna dell’Oscar per il miglior attore protagonista, vinto poi proprio da Anthony Hopkins, protagonista di questo film e del quale, però, si parlerà dopo. Innanzitutto, per riportare il discorso nei binari giusti, bisogna iniziare col dire che la pellicola è un adattamento cinematografico de Il Padre, pièce teatrale del 2012 di Florian Zeller, che è anche il regista del film. L’opera era stata già portata sul grande schermo nel 2015, con Florida di Philippe Le Guaye, ma Zeller ha deciso di voler curare in prima persona la controparte sul grande schermo della sua creatura, ed effettivamente la struttura del film è fortemente teatrale, ma anche in questo caso si scenderà successivamente nel dettaglio. La pandemia attualmente in corso ha messo più volte i bastoni tra le ruote alla distribuzione di The Father, ma finalmente, salvo ulteriori imprevisti, sembra arrivato il momento in cui anche in Italia si potrà godere della visione della pellicola.

Anthony (Anthony Hopkins) è un anziano londinese che vive da solo e si ritrova alle prese con sua figlia Anne, che vuole necessariamente mettergli affianco una persona che possa seguirlo nella sua quotidianità. Il desiderio della donna è dettato dal suo imminente trasferimento a Parigi. Anthony, però, afferma di essere perfettamente autosufficiente e di non aver bisogno di nessuno. Qualcosa però cambia quando, improvvisamente, un uomo mai visto prima appare nel salotto e afferma di essere il marito di Anne (Olivia Colman) e che quella in cui si trovano è in realtà la casa della coppia, casa in cui Anthony viene ospitato. L’uomo più passano i giorni più si ritrova in uno stato confusionario, non riuscendo più a capire perché le cose gli stiano sfuggendo di mano, consapevole di dover, prima o poi, scendere a patti con la realtà delle cose.

Le premesse della sinossi possono far pensare ad un thriller piuttosto che ad un film drammatico, ed effettivamente lo spettatore si ritroverà coinvolto nella spirale di eventi che porteranno sempre più scompiglio nella vita di Anthony. In tal senso, come si anticipava nell’introduzione alla recensione, la struttura fortemente teatrale di The Father si sposa benissimo con il grande schermo e con la storia che si vuole raccontare. Come su di un palco, i personaggi entrano ed escono dalla scena e lo spettatore non può sapere se un determinato attore fa ancora parte o meno della narrazione in quel dato momento. Non c’è dubbio che questo tipo di struttura lascerà più volte il pubblico a bocca aperta, proprio perché quando verrà fatta luce sulle domande che chi sta guardando si sarà posto le rivelazioni saranno assolutamente di alto livello e abbastanza imprevedibili.

The FatherPer parlare di sceneggiatura di Florian Zeller, che ha portato a casa l’Oscar dedicato al miglior screenplay non originale, va fatto un discorso che comprenda anche regia e fotografia. Perché da un lato abbiamo un incredibilmente rapido susseguirsi di eventi che, per via dello status del protagonista, non sarà possibile collocare nel tempo, ma la frenesia è facilmente palpabile, perché non ci sono mai momenti morti all’interno della pellicola. Tuttavia, il ritmo è decisamente lento e compassato: quello che però potrebbe sembrare un difetto in questo caso è assolutamente un pregio. Un pregio perché lo spettatore ha tutto il tempo di concentrarsi sulla scena, per notare anche i più piccoli dettagli sul quale la macchina da presa indugia, chiaramente non a caso. Quello che ne consegue è una lenta discesa nella psiche di un uomo che sente che la situazione, giorno dopo giorno, gli sfugge sempre di più dalle mani ma, giorno dopo giorno, dimentica questa consapevolezza e non riesce a far nulla per cambiare la sua condizione, nonostante ci provi costantemente. In tal senso, i primi piani sugli sguardi di Anthony sono assolutamente eccezionali, perché riescono a conferire una dimensione decisamente intima allo storytelling. A migliorare il tutto c’è un montaggio decisamente azzeccato, non a caso il film è stato candidato agli Oscar anche per il miglior montaggio.

Discorso a parte merita la scenografia, anch’essa di chiaro stampo teatrale. Il film si svolge tutto al chiuso e già dalle prime battute uno spettatore attento potrà capire qual è il tipo di gioco a cui vuol giocare The Father. Nell’arco dei 97 minuti, la scenografia cambia molto ma lo fa in maniera minuziosa e, anche qui, lenta. Serviranno degli sguardi attenti per rendersi conto cosa sta cambiando, in modo da poter comprendere l’intero andamento del film e provare a capire anzitempo la rivelazione finale del film, per quanto l’intreccio degli episodi narrati lasci veramente poco alla comprensione da parte del pubblico, proprio perché l’obiettivo di Florian Zeller è quello di far calare lo spettatore nei panni del protagonista, rendendolo confuso come lui, salvo poi rompere questa “regola” nel finale, lasciando spazio alle emozioni che sicuramente si proveranno.

Questo tentativo, a nostro parere riuscito, del regista di avvicinare quanto più possibile il pubblico alle emozioni dell’anziano protagonista è possibile soprattutto grazie all’interpretazione di Anthony Hopkins. Non a caso, infatti, l’attore ha vinto il suo secondo premio Oscar come miglior attore protagonista grazie a The Father, dopo il successo nel 1992 con Il Silenzio degli Innocenti. L’Anthony di Anthony Hopkins (che oltre a condividere il nome, sono nati anche nello stesso giorno) è un anziano le cui difese sono ormai crollate completamente, se ne sono accorti tutti quanti tranne lui, ma man mano che i minuti passeranno, l’anziano se ne renderà conto e sarà sempre più arrendevole. Hopkins è spettacolare nel regalare al pubblico un doppio personaggio, sostanzialmente: un personaggio combattivo, tenace e anche cattivo in alcuni frangenti nella prima parte del film e poi una versione più debole, più spaesata e decisamente bisognosa di affetto. Sicuramente diventeranno iconiche due scene del film che lo vedono protagonista, quella del tip tap e poi quella del finale. Non si daranno ulteriori dettagli per non fare spoiler, ma sicuramente chi sta leggendo se ne accorgerà al momento della visione o se ne sarà già accorto.

L’altra grande interpretazione del film, nonostante abbia decisamente meno spazio rispetto a quello di Anthony Hopkins, è quella di Olivia Colman, che si ritrova ad interpretare un personaggio, Anne, decisamente popolare, dove “popolare” sta ad indicare un personaggio verosimile e nel quale sicuramente tantissime persone si ritroveranno. Anne, infatti, si ritrova davanti al bivio che la porta a scegliere tra il vivere la sua vita o dedicarsi completamente a quella del padre. L’attrice è assolutamente perfetta nel dare vita ad una donna costantemente accigliata e preoccupata per il padre, ma anche sull’orlo della disperazione perché il resto della sua vita è sull’orlo del precipizio. Per quanto riguarda gli altri attori, come ad esempio un ottimo Mark Gatiss o una innocente Imogen Poots, riescono tutti quanti a calarsi nella parte e destreggiarsi alla perfezione nell’intricato puzzle che è questo film.

The Father è un gran bel film, che merita decisamente l’attenzione del pubblico, anche perché si tratta finalmente di un film che arriverà in esclusiva in sala. Una storia sostanzialmente semplice viene, vien da dire giustamente, intricata perché Florian Zeller conferisce un tono decisamente intimo alla pellicola, portando lo spettatore ad avvicinarsi sempre di più ai protagonisti, che sono assolutamente verosimili e decisamente grounded. La pellicola si regge su un Anthony Hopkins fenomenale, che riesce a dosare ogni parola e rendere importante qualsiasi tipo di sguardo. Le scene condivise con Olivia Colman, poi, sono magnetiche. La spirale di eventi è raccontata a ritmo lento e sobrio, senza frenesie: il film si prende tutto il tempo necessario, portando al colpo di scena finale che assolutamente farà commuovere il pubblico in sala. Non è una cosa che si dice spesso, ma questo The Father è già un must.


The Father uscirà al cinema il prossimo 20 maggio, in lingua originale con i sottotitoli. Il 27 dello stesso mese, invece, il film sarà disponibile anche con il doppiaggio in italiano. Ecco il trailer ufficiale del film:

RASSEGNA PANORAMICA
The Father - Nulla è come sembra
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Giulio Convertino
Il mio primo film visto al cinema è stato "Dinosauri" della Disney, il mio primo libro "La fabbrica di cioccolato" e il mio primo videogioco "Tip Top - Il mistero dei libri scomparsi". Nel 2002 mi sono innamorato di Spider-Man e nel 2008 del grande schermo, grazie a "Bastardi Senza Gloria". Parlerei per ore di cinema, serie tv e fumetti. Sto aspettando la quinta stagione di "Sherlock".

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