Con la prima stagione di The Witcher il genere fantasy è entrato prepotentemente nel cuore degli abbonati a Netflix. Il primo blocco di episodi ha avuto un ottimo successo e le impressioni erano così positive che, ai tempi, il colosso dello streaming rinnovò la serie per una seconda e una terza stagione ancor prima che la prima fosse disponibile nel catalogo. Il lavoro fatto per l’inizio dell’avventura di Geralt di Rivia sul piccolo schermo fu particolare, perché Lauren S. Hissrich, la showrunner, decise di giocare con le linee temporali, riuscendo a portare il pubblico in una spirale intricata di eventi che trovava però una risoluzione giusta che chiudeva determinati cerchi e, al tempo stesso, ne apriva altri per il futuro. Ora, dopo una serie di rimandi dovuti perlopiù alla pandemia, la seconda stagione di The Witcher è finalmente disponibile e la situazione per il Continente sembra farsi sempre più pericolosa. 
Geralt di Rivia (Henry Cavill) ha incontrato il suo destino quando ha finalmente trovato la principessa Cirilla (Freya Allan), la cui vita è legata a quella dello strigo tramite la Legge della Sorpresa. Dopo la Battaglia di Colle Sodden e l’apparente dipartita di Yennefer di Vengerberg (Anya Chalotra), l’improbabile coppia si dirige a Kaer Morhen, dimora dei witcher del Continente e posto in cui Geralt è convinto di poter proteggere Ciri, anche grazie all’aiuto di Vesemir (Kim Bodnia), suo mentore e figura paterna. Le cose all’esterno della fortezza, però, si fanno sempre più frenetiche, con una guerra tra umani ed elfi pronta a scoppiare e dei mostri ignoti che imperversano per tutto il Continente, attirati dal misterioso Sangue Ancestrale…
Nella struttura, questa seconda stagione di The Witcher differisce profondamente dalla prima. Lauren S. Hissrich ha deciso di abbandonare il colpo di scena dovuto alla sovrapposizione delle linee temporali e degli archi narrativi, scegliendo un approccio più tradizionale ma non per questo di più facile gestione. Dopo aver portato tutti i personaggi a vivere lo stesso momento nell’ultima puntata dello scorso blocco di episodi, i protagonisti ripartono proprio da quel momento, ognuno con un nuovo arco narrativo da affrontare. La showrunner, dunque, separa – parzialmente, questo va detto – i personaggi, per far vivere loro una serie di eventi che, infine, ripresenteranno il conto al trio formato da Geralt, Ciri e Yennefer. La difficoltà nel gestire quello che può sembrare un classico storytelling sta nella profonda diversità di ogni componente della storia. La sceneggiatrice ha infatti deciso di rendere The Witcher ancor più una storia stratificata. I lettori dei libri e i videogiocatori lo sanno, questa saga non è mai stata soltanto un high fantasy puro, ma ci sono sempre stati dei layer importanti, primo tra tutti quello della politica. La Hissrich, dunque, mescola abilmente stori di magia, di politica, di guerra e di mistero, riuscendo ad ottenere una narrazione decisamente interessante. Purtroppo in alcuni frangenti diventa difficile seguire il tutto, anche a causa del grande numero dei personaggi, ma se questo poteva considerarsi – in maniera sicuramente eccessiva – un handicap nel corso della prima stagione, il pubblico dovrebbe ormai aver capito che in The Witcher ogni discorso e ogni situazione è importante, proprio perché la storia sa di essere altrettanto importante per le sorti dei personaggi.
Tutto questo si trasforma, dunque, in una storia appunto più lineare nella cronologia degli eventi, che soprattutto va ad abbandonare la natura episodica della narrazione. Non ci sono più, circa, storie che iniziano e finiscono in un episodio e lasciano qualcosa “unicamente” ai personaggi, che poi tornano al fil rouge della serie. In questa seconda stagione la storia è già ben avviata e dunque il pubblico assisterà unicamente ad una trama orizzontale che dà le sue soddisfazioni.
Registicamente, poi, ci si ritrova ad un lavoro che va assolutamente ad alzare l’asticella, già molto alta, della prima stagione. Sin dai primi due episodi, giusto per citare quello che in qualche modo è una sorta di prologo in questa stagione, si può notare come la produzione abbia investito molto nella realizzazione della serie. Gli ambienti e le atmosfere sono mozzafiato e la macchina da presa riesce a rendere omaggio ai posti splendidi in cui i personaggi si muovono. Nelle scene d’azione, poi, The Witcher conferma l’ottima tendenza generale del franchise. Tra le pagine scritte da Andrzej Sapkowski e nei videogiochi di CD Projekt RED, i momenti all’arma bianca di Geralt di Rivia erano sempre tra i più emozionanti, con i fan che venivano trascinati tra fendenti, schivate e magie. Tutto questo era già presente nella prima stagione, basti pensare allo scontro a Blaviken o quello nel Salone Reale di Cintra. Questi nuovi episodi aumentano il carico, dando ai fan quello che avevano chiesto a gran voce: un utilizzo maggiore dei Segni, le magie che utilizzano i witcher, perlopiù nei combattimenti. In particolare, viene dato molto risalto ai Segni Aard e Igni, due magie che soprattutto i giocatori di The Witcher 3: Wild Hunt conosceranno bene. La resa delle due azioni è per certi versi particolare, ma certamente riuscirà a soddisfare il pubblico. In generale, poi, gli scontri sono sempre crudi e violenti come The Witcher aveva già abituato, quindi in questo senso la serie si conferma piacevolmente. Piccola nota: lo scontro presente nel finale della seconda puntata farà innamorare ulteriormente gli amanti dei videogiochi, che guardando i nuovi episodi in maniera attenta riusciranno a cogliere diversi momenti analoghi al gioco per PlayStation 4 del 2015.
Ballerino, invece, l’utilizzo degli effetti speciali, tra CGI e trucco prostetico. Se il secondo è uno dei punti di forza della serie, specialmente su un paio di personaggi, la computer grafica alterna momenti di altissimo livello ad altri in cui forse la serie è troppo pretenziosa, e vien quasi da chiedersi il perché siano state prese determinate scelte se non c’era la possibilità di adeguarle alla qualità generale dello show. Sia chiaro, la CGI utilizzata non è mai pessima, però in alcuni frangenti la qualità cala vistosamente, specialmente quando i VFX sono in primissimo piano. Questo è certamente un peccato, perché all’ottimo lavoro di atmosfere e world building, che permette al pubblico di immergersi, a volte vengono affiancati questi momenti dubbi in cui, dal Continente, chi sta guardando viene ri-catapultato davanti allo schermo.
Ancora una volta ottima la colonna sonora, epica al punto giusto e in grado di enfatizzare i momenti più movimentati della narrazione e di conferire ulteriore drammaticità a quelli più gravi e seriosi. Le musiche, soprattutto, sono in linea con il periodo storico a cui si fa riferimento, dunque quello medievale, ma con una punta di modernità che aggiunge un tocco decisamente più orecchiabile al tutto. Presente anche una nuova canzone di Ranuncolo, intitolata questa volta Burn Butcher Burn e molto probabilmente ci si ritroverà nuovo successo, tant’è che Netflix, a differenza di quanto successo con Toss a Coin to your Witcher, ha già rilasciato il pezzo sulle app di streaming musicale.
Ovviamente, quando si parla di The Witcher è impossibile non parlare di Henry Cavill, che nella prima stagione, pur essendo il protagonista e quindi logicamente al centro dell’attenzione, ha rubato la scena a tutti quanti ed ha portato a casa la parte con l’interpretazione perfetta di Geralt di Rivia. Il suo lavoro in questa seconda stagione è parimenti di livello ma, soprattutto, è un lavoro intelligente. Diversamente dal primo capitolo, in questo nuovo blocco di episodi i mugugni e i “f*ck” che hanno reso iconica la sua performance sono molto più dosati e distribuiti, evitando dunque di generare un more of the same unicamente per incontrare il favore del pubblico. Questo Geralt è in qualche modo un Geralt diverso, sia nei pensieri che nelle relazioni con le persone, ed Henry Cavill riesce perfettamente a rendere questa componente, con una prova attoriale più equilibrata e che però continua a rendere omaggio nel migliore dei modi alla spigolosità del personaggio. Si segnala che l’attore continua a girare da solo, senza ausilio di controfigure, le scene d’azione e il risultato è ottimo.
Diversa è anche Ciri in questa seconda stagione di The Witcher, con il personaggio che cambia rispetto alla prima e continua a cambiare nel corso degli episodi. Freya Allan è bravissima a regalare al pubblico una ragazza impaurita ma desiderosa di mettersi alla prova per trovare il suo posto. Da sottolineare soprattutto la mimica facciale dell’attrice inglese, che con solo gli sguardi riesce a far capire lo stato d’animo della principessa Cirilla. Insomma, questa seconda stagione si basa sull’evoluzione dei personaggi, e infatti ci si ritrova davanti ad una Yennefer profondamente cambiata dopo la sua cruciale decisione a Colle Sodden. Senza parlare di ciò che vive la strega, per evitare spoiler, si può dire che Anya Chalotra è davvero brava distanziarsi da ciò che aveva fatto nei precedenti episodi, ricoprendo adesso il personaggio di un velo di incertezza costante e onnipresente. Ad un certo punto, però, la sua prova cadrà leggermente nel cliché, ma questo è anche dovuto ad una sceneggiatura che abusa dello stesso elemento per arrivare ad un determinato colpo di scena. Tra i nuovi personaggi vale la pena poi citare il Vesemir di Kim Bodnia: figura paterna degli strighi di Kaer Morhen, l’attore imbecca bene il witcher, che con gli altri personaggi ha linee di dialogo sempre molto interessanti, con Bodnia abile interlocutore in grado di trasmettere stati d’animo anche con poche parole e pochi sguardo. Riguardo Vesemir ottima anche la scelta del design, simile per certi versi a quello di The Witcher 3. Si sottolinea anche la prova di Eamon Farren come Cahir eap Ceallach: il Cavaliere Nero in questa stagione è un personaggio cruciale e l’attore è assolutamente all’altezza. Joey Batey, come detto, torna nei panni di Ranuncolo e sul personaggio meglio non dir nulla, visto che ha un ruolo decisamente più movimentato rispetto alla prima stagione.
La seconda stagione di The Witcher va a confermare quanto già di buono fatto con la prima, abbandonando quella struttura ampollosa – che comunque ne aveva fatto la fortuna – in favore di una narrazione più lineare, ma anche più avvincente perché serrata e fondamentalmente priva di momenti morti. Ci sono passaggi purtroppo ulteriormente complicati da seguire, ma ormai è chiaro che questa sia una serie da seguire molto attentamente, viste le regole date allo spettatore con il primo capitolo. Le scene d’azione sono tutte spettacolari e realizzate in modo eccellente, anche se in alcuni frangenti la CGI non si dimostra all’altezza e l’immersione dello spettatore ne risente un po’. La colonna sonora è ancora una volta puntuale e precisa (con Ranuncolo pronto a sfornare certamente una nuova hit). Ma, come successo in passato, la forza della serie è ancora e sempre nel cast, con un Henry Cavill ancora una volta eccellente nei panni di Geralt di Rivia e una Freya Allan interprete di una Ciri decisamente più matura e pronta a maturare ancora. Con la seconda stagione, The Witcher si conferma uno dei prodotti di punta di Netflix e pronto a raccontare ancora le avventure dello strigo più famoso del Continente, che questa volta dovrà destreggiarsi tra il retaggio del passato e la necessità di affrontare il futuro.
La seconda stagione di The Witcher è disponibile da oggi su Netflix. Di seguito, il trailer ufficiale della serie:














