L’esordio cinematografico di Domenico Croce arriva con Vetro, thriller psicologico che porta sul grande schermo italiano il fenomeno degli hikikomori, unendolo alle tinte di tensione proprie del genere cinematografico sopracitato. Per raccontare questa storia il regista si è affidato a Carolina Sala, già vista in Fedeltà su Netflix (qui la recensione), protagonista assoluta della pellicola.

Una ragazza (Carolina Sala) vive nella sua camera da letto, dalla quale non esce mai. Questo perché lei ha paura del mondo esterno e quello spazio come unico rifugio, tenendo fuori dalla porta anche il padre. Un giorno però lo sguardo della ragazza finirà fuori dalla finestra della sua stanza e da una fessura nella serranda si convincerà di aver assistito a qualcosa di orribile. Combattuta tra la voglia di sapere e la paura per il mondo esterno, la ragazza inizierà un viaggio alla ricerca della verità senza però muoversi da quelle quattro pareti che sono il suo porto sicuro. O forse la sua prigionia.

Vetro, in un certo senso, è un film che si discosta moltissimo da quelli che sono i classici canoni del cinema italiano. E questa dimensione dell’opera prima di Domenico Croce la si può percepire sin dai titoli di testa della pellicola, introdotti al pubblico con un montaggio molto “da Hollywood” e con una resa grafica del titolo al neon che non potrà da subito impressionare lo spettatore.

Registicamente e stilisticamente, infatti, quello fatto con Vetro è veramente eccezionale, se si pensa ad un film ambientato unicamente in una piccola stanza da letto: nonostante lo spazio ridotto, le immagini che appaiono a schermo sono sempre coinvolgenti e affascinanti, anche grazie ad un ottimo utilizzo della luce, che ricrea in quei pochi metri una serie di illuminazioni che rendono il tutto molto più variegato. A conferma che quella non è solo la stanza della protagonista, ma è tutto il suo mondo.

Per quel che riguarda la sceneggiatura, invece, è decisamente interessante questa visione del genere thriller di Vetro. Con un’impalcatura narrativa che, per forza di cose, ricorderà un grande classico del cinema come La Finestra sul Cortile oppure – per i più giovani – film come La Ragazza del Treno, la storia danza costantemente sul sottile confine tra realtà e percezione, tra ciò che è e ciò che non è. Molto potente, in realtà, è il modo in cui viene raggiunto il momento di thrilling in Vetro, perché inizialmente il film dà ampio risalto a quello che è il fenomeno degli hikikomori: persone che si chiudono in casa o in una singola stanza per scappare dal mondo esterno. Queste situazioni sono diffuse soprattutto in Asia, ma negli ultimi tempi se ne parla sempre di più anche nel resto del mondo. La storia della ragazza del film viene presentata proprio così, spiegando anche le motivazioni che l’hanno portata a questo tipo di scelta. Su queste motivazioni e sull’ingresso, più o meno figurato, del mondo esterno nella sua vita inizia a infittirsi la narrazione del film, con la realtà che diventa sempre più difficile da distinguere dalle paure e dalle percezioni.

Lo sviluppo della trama è di per sé ottimo ed estremamente coinvolgente, perché il pubblico in sala vorrà assolutamente capire cosa sta succedendo e a cosa credere. Nella moltitudine di indizi – tutti molto intelligente – lasciati dalla narrazione, forse nel finale la pellicola fa il classico passo più lungo della gamba e non è più troppo chiaro cosa sta succedendo. O meglio, ciò che succede è cristallino, ma al pubblico rimarrà sempre il dubbio: realtà o solo immaginazione attraverso gli occhi della ragazza? Con molta probabilità Domenico Croce voleva lasciare proprio questo interrogativo nella testa degli spettatori, ma è anche vero che, dopo una serie di colpi di scena veramente emozionanti e con un forte impatto sull’andamento del film, una finale chiaro e definitivo sarebbe stato leggermente più soddisfacente.

Estremamente soddisfacente è invece la prova di Carolina Sala. Protagonista assoluta di Vetro, è indiscutibile il pensiero che negli anni a venire l’attrice avrà un futuro radioso a livello di carriera cinematografica. Per tutta la durata della pellicola regge le macchina da presa con una personalità incredibile, con una mimica facciale e un linguaggio del corpo che compensano lo spazio quasi claustrofobico che è il suo mondo. Carolina Sala riesce a magnetizzare l’attenzione e lo fa con una naturalezza incredibile, dimostrando di aver fatto suo il personaggio con un lavoro assolutamente profondo. La sua performance attoriale, poi, è corredata da una scelta sui costumi veramente affascinante: gli outfit della ragazza sono tutti moderni e veramente belli da vedere. Questo binomio – di matrice assolutamente internazionale rispetto ad altri lavori del cinema italiano – permettono a Vetro di fare un ulteriore passo in avanti, confermandosi come chicca molto interessante. Figurano nel cast anche Tommaso Ragno e Marouane Zotti, ma il loro minutaggio è veramente esiguo in confronto a quello dell’attrice protagonista e sul loro ruolo non si dirà nulla per non incorrere in spoiler.

Vetro è veramente un gran bel film. Fa quasi sorridere dirlo, ma si sta parlando di una pellicola “molto poco italiana”, che decide di rapire lo spettatore e lanciarlo in una spirale di eventi che si intrecciano tra realtà e percezione della stessa, costellando il percorso fino al finale con un buon numero di colpi di scena, tutti funzionanti e inaspettati. La rivelazione centrale del film spalancherà le porte a risvolti totalmente nuovi e il pubblico vorrà saperne sempre di più, anche se il finale probabilmente non sarà del tutto soddisfacente, più per scelta che per dimenticanza. L’ottimo lavoro con la fotografia e con i costumi si sposa alla perfezione con la performance accurata di Carolina Sala, protagonista assoluta del film e forza motrice dello stesso. Vetro, opera prima da promozione di Domenico Croce, è un film da guardare assolutamente se si è fan del genere thriller e se si è alla ricerca di qualcosa di nuovo.


Vetro è adesso al cinema. Di seguito, il trailer ufficiale del film:

RASSEGNA PANORAMICA
Vetro
7.5
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Il mio primo film visto al cinema è stato "Dinosauri" della Disney, il mio primo libro "La fabbrica di cioccolato" e il mio primo videogioco "Tip Top - Il mistero dei libri scomparsi". Nel 2002 mi sono innamorato di Spider-Man e nel 2008 del grande schermo, grazie a "Bastardi Senza Gloria". Parlerei per ore di cinema, serie tv e fumetti. Sto aspettando la quinta stagione di "Sherlock".

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