Il mondo delle serie tv coreane è un fenomeno in costante espansione che, un po’ per volta, sta diventando popolare anche fuori dai confini dello stato asiatico: non è un caso, quindi, che piattaforme streaming come Netflix stiano portando sempre più spesso questi prodotti anche nel nostro territorio. Tra i tanti K-Drama arrivati negli ultimi mesi sul colosso dello streaming abbiamo diverse serie come Crash Landing on You, Was It Love?, Itaewon Class, Run On e It’s Ok not to Be Ok, per citarne alcune delle più conosciute. Ultima, o quasi, ma non per importanza, è una serie che ha riscosso un successo clamoroso sia in patria che fuori: stiamo parlando di Vincenzo, e già dal titolo si può capire come si tratti di un prodotto decisamente particolare.

Prima di parlare di Vincenzo, tuttavia, è opportuno fare alcune precisazioni: uno spettatore abituato alle serie tv occidentali che si approcci per la prima volta ad una produzione seriale coreana si troverà probabilmente spaesato e, nella peggiore delle ipotesi, fortemente infastidito da alcune peculiarità del genere. Tra un frequente overacting degli attori, durata forse eccessiva della serie e dei singoli episodi, oltre ad alcuni aspetti della regia che possono sembrare “anni ’90”, non tutti gli spettatori potrebbero gradire questo genere di produzioni. Ma, se disposti a chiudere un occhio, molti potrebbero addirittura arrivare ad apprezzare un modo di produrre serie TV che tanto si discosta dalle nostre abitudini. Dopo questa dovuta premessa, parliamo di Vincenzo!

VincenzoAll’età di otto anni, Park Joo-hyung, abbandonato dalla madre, è stato adottato da una famiglia italiana. Ribattezzato Vincenzo Cassano, è diventato un avvocato e consigliere per la mafia e uno dei migliori uomini del boss Fabio. Dopo la morte di quest’ultimo, Paolo (figlio biologico di Fabio e nuovo boss della famiglia) tenta di uccidere Vincenzo che, dopo aver sventato il tentato omicidio, fugge a Seoul per recuperare l’oro nascosto all’interno del Geumga-dong Plaza. Si dovrà scontrare contro una terribile multinazionale, interessata al Plaza, ed il suo stuolo di avvocati e funzionari corrotti.

La serie, disponibile dal 9 maggio su Netflix, è composta da venti episodi, della durata di un’ora e quindici minuti l’uno, ed è un mix tra diversi generi: si passa, spesso nello stesso episodio, dal legal thriller, alla commedia, alla comicità (spesso trash ma divertente), al drammatico, all’hardboiled. Un miscuglio che, esattamente come i punti discussi in precedenza, potrebbe far storcere il naso ad uno spettatore poco avvezzo al genere, ma che ha contribuito, insieme alla popolarità di alcuni membri del cast e ad una buonissima realizzazione, a rendere Vincenzo un successo anche fuori patria.

Il nostro protagonista non è un eroe, e questo è bene spiegarlo fin da subito: Vincenzo è un assassino, un mafioso, una persona che non si fa scrupoli ad utilizzare mezzi illegali ed immorali per raggiungere i propri scopi, che si tratti di recuperare la fortuna nascosta nel Plaza o sconfiggere il pazzo e pericoloso presidente della Babel, o vincere una causa a favore degli abitanti del Plaza, presi di mira dai malviventi al soldo della stessa Babel. E’ importante capire fin da subito il ruolo del protagonista perché, trattandosi di un mafioso, e vista l’immagine che viene data della mafia italiana, si potrebbe cadere nell’errore di pensare a Vincenzo come ad un eroe: è lo stesso “consigliere” a definirsi “una merda che combatte merde più grandi”, a non considerarsi un personaggio positivo e a non volersi ritagliare un ruolo da eroe, bensì uno strano anti eroe, un giustiziere che, giocoforza, attrarrà il pubblico con il proprio fascino, così come ha affascinato gli abitanti del Plaza, disposti a tutto per aiutarlo.

Il principale punto di forza di questa serie è, senza dubbio, il cast: il protagonista Song Joong-ki, visto recentemente nel film Space Sweepers, capace di portare su schermo un personaggio che, se da un lato ispira simpatia e sprizza carisma da tutti i pori, dall’altro emerge come un freddo e crudele criminale, tormentato dalle vicende del proprio passato. L’attore porta in scena anche un ottimo lavoro, almeno in parte, quando deve recitare in italiano, con tutti i problemi che due lingue estremamente diverse sotto ogni aspetto possono generare. Fun Fact: le parolacce sono recitate in un italiano credibilissimo. Jeon Yeo-been da il volto alla coriacea e determinata Hong Cha-young, avvocatessa disposta a tutto pur di sconfiggere la Babel e affascinata dal “metodo” mafioso di Vincenzo.
Menzione d’onore assolutamente per Ok Taec-yeon, vera star, insieme a Song Joong-ki, della serie, capace di portare su schermo un personaggio controverso, esagerato, fastidioso e spesso insopportabile, che però non potrà non far ridere lo spettatore in alcune scene decisamente cringe. Se poi siete amanti dei personaggi esageratamente cattivi “perchè sì”, senza dubbio apprezzerete la performance di Kim Yeo-jin nei panni di Choi Myung-hee, insopportabile e (quasi) inarrestabile procuratrice, appassionata di zumba e con il vizio di utilizzare ogni mezzo possibile per portare a casa una vittoria in tribunale.

VincenzoE, parlando di cringe, veniamo a quello che può essere uno dei punti deboli, o dei punti di forza, a seconda dei gusti, della serie: tra una vicenda seria (o seriosa) e l’altra, tra un’udienza in tribunale e un omicidio, e a volta anche durante le stesse, assistiamo a momenti che, per usare un’espressione colorita ma efficace, “alzano il cringiometro” a dismisura: improbabili dimostrazioni di stima verso l’Italia (con tutti, ma proprio tutti, i luoghi comuni associabili al nostro paese), stormi di piccioni che sventano un tentato omicidio, balletti, ville date a fuoco in maniera improbabile e soprattutto l’onnipresente overacting che, seppur elemento fondante di un certo tipo di recitazione orientale, in alcuni casi stona.

Tornando ai punti di forza di Vincenzo, abbiamo senza dubbio la colonna sonora: il tema portante della serie è orecchiabile e accompagna i momenti salienti, ed il resto delle musiche sono di livello altrettanto buono, passando da pop-dance a metal a seconda della situazione, sempre con risultati ottimi.
Un capitolo a parte, invece, la merita la scrittura della serie e dei personaggi: se, come già detto, per la natura stessa delle produzioni coreane, gli eventi narrati sono “troppi”, con situazioni reiterate che, qualora snellite, potrebbero migliorare e di molto la fruizione del drama, la scrittura dei personaggi e la loro evoluzione, pur con i difetti e le situazioni trash di cui sopra, risulta efficace e sviluppa diverse sottotrame, alcune delle quali decisamente ben realizzate e portate a compimento in maniera soddisfacente.
Inoltre, ed è giusto evidenziarlo, la serie porta in scena anche una non troppo velata critica sociale: come è noto (e probabilmente chi ha visto Parasite ne saprà già qualcosa) in Corea del Sud c’è una grossa frattura sociale ed economica tra povertà e benessere, e in Vincenzo questa frattura ci viene mostrata tramite le vicende degli abitanti del Plaza, i dipendenti della Babel che vengono trattati come carne da macello e, soprattutto, tramite la vicenda della signora Oh, accusata di omicidio per essersi ribellata al tentativo di stupro del ricco datore di lavoro.

Nota a margine: la serie, come spesso capita a questo genere di produzioni, contiene una miriade di citazioni al cinema, sia coreano (viene spesso nominato Bong Joon-ho, e addirittura c’è un personaggio che imita spesso alcuni degli attori di Parasite) che occidentale, con omaggi più o meno riusciti a film come Il Signore degli Anelli e Il Grande Gatsby.

VincenzoSe dobbiamo trovare un vero difetto decisamente difficile da digerire, è senza dubbio l’immagine, fin troppo positiva, che viene data della mafia: capiamo che si tratta di un’opera di finzione, che una certa cinematografia ha erroneamente dato una parvenza di fascino alla criminalità, che il fascino del male abbia una certa presa su determinate tipologie di spettatore e, soprattutto, che all’estero si possa avere un’idea diversa di quello che riguarda una delle piaghe della nostra società, però vedere quasi idolatrato un mondo fatto di morte e violenza, corruzione e business, non è proprio il massimo per uno spettatore italiano. Detto questo, se vista consci che si tratti di fiction e di un modo di vedere le cose abbastanza ingenuo e macchiettistico, si tratta comunque di una serie più che apprezzabile.

Vincenzo si può quindi definire un prodotto decisamente interessante che, tolto qualche eccesso di trash, è confezionato dannatamente bene: un cast azzeccato e ricco di performance di assoluto livello, un susseguirsi di colpi di scena, cliffhanger, plot twist, una colonna sonora perfetta ed un buon mix tra diversi generi rendono questa nuova serie un prodotto adatto ad una vasta gamma di spettatori, purchè pronti ad affrontare un prodotto molto diverso dai canoni delle serie tv occidentali.

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