Babylon è sicuramente uno dei film più attesi del 2023. Uscito negli Stati Uniti a fine 2022, arriva in Italia il 19 gennaio, trascinando con sé un discreto numero di pareri tiepidi o addirittura fortemente negativi. Diretto da Damien Chazelle, l’ultima grande, enorme, fatica del giovanissimo regista di Whiplash, La La Land e First Man è liberamente ispirata a Hollywood Babilonia, libro sugli scandali e i pettegolezzi della Hollywood delle origini di Kenneth Anger (edito in Italia da Adelphi). Babylon è un turbinio di immagini, emozioni e suono che noi abbiamo potuto sperimentare in anteprima grazie a Paramount Pictures Italia. Questa è la nostra recensione senza spoiler del nuovo film di Chazelle.
Hollywood, anni ’20. Manny Torres (Diego Calva) è un giovane messicano arrivato in America con il sogno di lavorare nel cinema che cerca di entrare nell’ambiente organizzando festini per influenti celebrità e personalità dello spettacolo. Durante una di queste feste conosce Nellie LaRoy (Margot Robbie) giovanissima e talentuosa aspirante attrice con il sogno di diventare una nuova diva. Entrambi giovanissimi e disincantati vengono notati da alcune grandi personalità tra cui Jack Conrad (Brad Pitt) un celebre attore del cinema muto che offre loro svariate possibilità all’interno di quella giungla che è Hollywood. Inizia così per i due ragazzi un viaggio tra gli scandali, l’eccesso e i vizi nella città degli angeli in quel precario periodo di passaggio dal cinema muto al sonoro.
Hollywood Hollywood,
Hollywood favolosa,
lussuosa lussuriosa e ridicola,
gloriosa e dolorosa,
generosa e volubile,
paurosa e sfrontata,
stralunata, festosa e terribile,
ignobile, adorabile,
pidocchiosa e ineffabile.
Rozza, pazza, geniale,
magica, tragica, illogica,
fatale e provinciale,
avida e splendida,
viziosa e candida,
Hollywood portentosa,
per metà buffonata
ma per metà leggenda.
Colorata, disperata, stupenda…
Hollywood!
[Versetti letti da Leo Carillo nel musical in colortone Star Night at the Cocoanut Grove, MGM 1935. Adelphi Edizioni.]
Si apre così Hollywood Babilonia di Kenneth Anger (Scorpio Rising, Lucifer Rising), un saggio in due parti scritto da uno dei registi più controversi di Hollywood di cinema sperimentale che per anni rimase censurato visto il gran numero di scandali e pettegolezzi riportati al suo interno. Probabilmente non c’è modo migliore di riassumere quello che sarà Babylon di Chazelle dal minuto 1 al 189esimo. Hollywood è lussuosa, favolosa, adorabile, ma allo stesso tempo lussuriosa, pidocchiosa, rozza e soprattutto ineffabile. Lo sanno bene i protagonisti del film che vengono presentati in quello che è forse l’intro cinematografico più vorticoso e ambizioso degli ultimi anni. La festa catartica che occupa quasi la prima ora del film è l’esplosione massima della capacità registica di Chazelle, uno dei registi più giovani e promettenti di Hollywood che di intro cinematografici se ne intende bene – basti pensare al meraviglioso inizio di La La Land con in sottofondo Another Day Of Sun, che gli è valso l’applauso in proiezione stampa durante il suo primi screening alla Mostra del Cinema di Venezia.
Babylon sembra quasi una risposta a C’Era Una Volta a… Hollywood di Tarantino, con il quale ha in comune non solo i due attori protagonisti (Robbie/Pitt) in ruoli abbastanza similari e un viaggio nel cinema visto dal suo interno, seppur ambientati in due epoche diverse, ma anche la caratteristica di inserire personaggi fittizi che ricordano personalità del periodo. Margot Robbie meravigliosa nei panni di Nellie LeRoy è un chiaro riferimento a Clara Bow famosissima attrice del cinema muto nota soprattutto per Wings, film del 1927 diretto da William A. Wellman, ma trae ispirazione anche da altre attrici del cinema muto come Alma Rubens (The Birth of a Nation) e Jeanne Eagels (The Letter). Brad Pitt d’altro canto, nei panni di Jack Conrad, ricorda John Gilbert (Queen Christina, The Big Parade) uno dei più importanti attori del cinema muto che con il Conrad di Pitt condivide lo stesso destino. Allo stesso tempo sono presenti nel film personaggi realmente esistiti come quello interpretato da Max Minghella (The Handmaids Tale) Irving Thalberg uno dei produttori della MGM.
Dopo quindici anni di lavorazione, Chazelle ha bene in mente quello che vuole raccontare con il suo Babylon e come detto all’incontro con il regista e i giornalisti: “sapevo che non sarebbe piaciuto a tutti”. Sicuramente eccessivo, eccentrico e in diverse parti estremamente pretenzioso, Babylon è forse ad oggi la summa del lavoro di Chazelle che con solo quattro film all’attivo sembra averlo diretto come ultimo film della sua carriera dove pregi e difetti sembrano essere ben chiari. Torna ancora una volta il connubio tra musica ed immagini che caratterizza la filmografia del giovane regista, che si conferma essere uno dei migliori per capacità di adattamento tra suono a immagini in movimento. Alla sua quarta collaborazione con il giovanissimo compositore Justin Hurwitz, due volte premio Oscar per La La Land e già vincitore del Golden Globe per la colonna sonora di Babylon, anche qui torna ad esplorare il jazz e tutti quegli strumenti a fiato che perfettamente si amalgamano con il contesto. Sonoro fondamentale in un film come Babylon che come scopo principale ha proprio quello di raccontare il difficile passaggio dal cinema muto al cinema sonoro che pur essendo considerata una delle invenzioni più importanti del cinema, è allo stesso tempo stata la rovina per gran parte delle personalità che hanno vissuto a cavallo tra le due epoche.
Difficoltà palpabile in ogni scena che viene mostrata attraverso escamotage narrativi e registici che hanno dell’incredibile. E se dal punto di vista formale, di messa in scena, Babylon è un’esplosione di vita, dal punto di vista della scrittura risulta altalenante e non particolarmente dinamico nonostante sia proprio questa caratteristica che conferisce alla pellicola esattamente il risultato sperato. Appesantito nell’ultima parte, in cui il film vuole trasmettere allo spettatore un finale che sembra non arrivare mai, termina poi con quello che è uno dei tributi cinematografici più eccentrici e pretenziosi che si ricordino. Caratterizzato da una struttura circolare Babylon, come detto dello stesso regista è una sorta di Commedia Dantesca in cui per raggiungere la cima, lo splendore, bisogna passare dall’inferno. Una Commedia al contrario in questo caso che inizia con splendore e mano a mano va a disintegrarsi fino al momento di rottura segnato dalla lunga sequenza che vede protagonisti Diego Calva e un terribile Tobey Maguire in una scena degna di Gaspar Noè.
“Ho sempre considerato il cinema come qualcosa di malvagio. Il giorno in cui è stato inventato è stato un giorno nero per l’umanità” diceva Kenneth Anger e Damien Chazelle sembra voler riprendere queste parole, in modo meno fatalista ma non discostandosi completamente. Probabilmente forzare la mano e andare “a sporcare” un periodo del cinema considerato d’oro è quello che è valso al film un numero incredibile di pareri negativi. Lontano dal sogno di Tarantino che vedeva Hollywood come una favola tanto da dare un lieto fine laddove purtroppo il lieto fine non c’è stato, Babylon urla contro lo spettatore, gli sbatte in faccia i suoni stridenti delle trombe, qualsiasi tipi di fluido corporeo ed escrementi di “elefanti bianchi” senza peli sulla lingua, segnando un altro grande lavoro del regista premio Oscar Damien Chazelle.
Babylon arriva al cinema a partire dal 19 gennaio. Di seguito il trailer italiano del film:

















