Il 12 Giugno su Netflix è stato rilasciato il nuovo film di Spike Lee (Blackkklansman, Malcolm X), Da 5 Bloods – Come Fratelli, pellicola con una lunga gestazione che finalmente ha trovato il suo posto sulla piattaforma di Reed Hastings e che incredibilmente così come il suo ultimo film, incredibilmente attuale e politico.

Il film, sceneggiato da Danny Bilson e Paul De Meo doveva andare in produzione già nel 2013 con Oliver Stone (Platoon, JFK) come regista, ma dopo 3 anni il film ha perso il suo regista ed è entrato in scena Spike Lee, che insieme a Kevin Wilmott ha riscritto il film, cambiando i protagonisti in 4 ex commilitoni della guerra in Vietnam dei corpi Afroamericani. Negli anni successivi sono stati tanti i nomi legati al progetto come protagonisti, fino a quando Netflix non ha acquistato il film ed è stato rivelato il cast completo: Chadwick Boseman, Delroy Lindo, Jean Reno, Jonathan Majors, Paul Walter Hauser, Clarke Peters, Isiah Whitlock Jr., Norm Lewis, Mélanie Thierry e Jasper Pääkkönen. A differenza di The Irishman, Lee ha fatto interpretare i giovani sè stessi dei protagonisti ai loro attori sessantenni, tranne in una scena particolare che ha un significato importante per la pellicola.

La pellicola segue quattro veterani della guerra del Vietnam: Paul (Delroy Lindo), Otis (Clarke Peters), Eddie (Norm Lewis) e Melvin (Isiah Whitlock Jr.) tornano lì, insieme all’aiuto di David (Jonathan Mayors) figlio di Paul, alla ricerca del cadavere del loro caposquadra, Norman (Chadwick Boseman) ma anche di un tesoro che l’intelligence aveva inviato alle sue spie tra i vietcong. Il gruppo si troverà ad avere a che fare con un paese che nonostante tutto ancora si deve recuperare dalla guerra e sopratutto che soffre ancora per la divisione che quella stessa guerra ha creato nelle famiglie.

Da 5 Bloods così come la maggior parte della produzione di Spike Lee, dopo la sua revisione della trama, diventa ben più politico di quello che evidentemente all’inizio era. La pellicola mettendo al suo centro 4 soldati sopravvissuti al Vietnam e di colore, che ricordiamo erano il 32% dei soldati presenti in quella guerra, trova posto ad ulteriori discussioni. Infatti, i 4 amici, seppur sempre “fratelli”, sono cresciuti, invecchiati, hanno cambiato opinione e sopratutto sono stati inaciditi dalla società: Paul tanto per citarne uno è diventato un fan di Donald Trump, mentre gli altri che hanno combattuto per finalmente avere una riconoscenza del proprio paese si sono trovati sempre nelle solite difficoltà e decidono quindi di usare quel piccolo tesoro per migliorarsi almeno la loro vita, ma nel frattempo dovranno combattere sia i propri demoni del passato che i lasciti di quella guerra a cui hanno partecipato. In fretta lo spettatore si renderà conto che la ricerca dell’oro e del corpo del loro comandante è solo un pretesto per raccontare i demoni che affliggono il plotone sopravvissuto e il paese stesso, nessuno dei 4 “fratelli” infatti, ne è uscito senza ferite psicologiche da quel conflitto e quando è tornato a casa non ha lasciato tutto lì, la ricerca diventa così un tentativo di chiudere definitivamente quel capitolo della propria vita, mentre tutto è contro di loro, compresi loro stessi.

Lee mette su schermo una rabbia inaudita, prima quella della guerra, poi quella di una generazione che ha davvero combattuto e si è poi vista distruggere tutte le promesse, c’è tanto di sociale, ma anche di brutale nel film, sopratutto quando si parla di promesse infrante, demoni del passato. L’autore per quanto voglia raccontare una storia tutta sua, non rinuncia a citare pellicole blasonate come Apocalypse Now, sopratutto nelle scene ambientate durante la guerra e persino Rambo in un certo punto, dimostrando quanto il cinema sia di tutti non solo di una parte di popolazione come molti sostengono. I protagonisti attraverso il viaggio, insieme allo spettatore capiscono di non dover cedere alla rabbia e ne escono rinnovati, ne escono senza più quei demoni e ce ne accorgiamo proprio nel momento in cui nel film finalmente vediamo una foto del plotone in Vietnam e notiamo come finalmente quelli non siano più vecchi sessantenni mai andati via dal Vietnam, ma ventenni che hanno visto l’orrore e ora l’hanno accettato e sono potuti andare avanti, anche sé con perdite, il film ha un finale speranzoso, nonostante il BLM (Black Lives Matter), che riecheggia negli ultimi istanti della pellicola, la speranza a differenza di altre opere dello stesso autore c’è e speriamo che così come in Fà la cosa Giusta, anche qui Lee abbia predetto un futuro, magari non lontano ma prossimo.

Spike Lee ha confezionato un film di pregio, per tantissimi motivi. Inizia come un film di guerra e critica a quella stessa guerra, che ha usato i meno abbienti come carne da cannone e che ha usato anche armi chimiche pur di vincere, rischiando di avvelenare i loro stessi uomini, per poi diventare altro. Da 5 Bloods di fatto è un thriller d’azione molto potente, che attraverso una caccia al tesoro racconta della società Americana e di come ora, come 50 anni prima, la politica e chiunque si sia battuto per la popolazione Afroamericana sia stato o comprato o ucciso e continua a criticare anche la stessa gestione della guerra e del dopo, mostrando come gli strascichi di quella guerra ancora tormentano il paese e mettono a rischio le nuove generazioni, che vengono mostrate con ferite e mutilazioni da tutti quegli ordigni inesplosi e anche danni da armi chimiche usate nella guerra come l’Agente Arancio. Il montaggio iniziale, sulle note di Inner City Blues di Marvin Gaye, ci mostra una società che non è mai cambiata, guerre inutili, proteste in tutti gli USA e la rincorsa allo spazio (stavolta fatta da Società private) mentre tutto va in malora e poi viene ripreso nel finale con il 2020 che si ripete così come il 1978 e gli anni 80, dimostrando ancora una volta come la storia si ripete e che noi come razza umana non stiamo imparando dai nostri errori.


Da 5 Bloods è ora disponibile su Netflix. Di seguito potete visionare il trailer della nuova pellicola di Spike Lee:

RASSEGNA PANORAMICA
Da 5 Bloods di Spike Lee
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Luca Brindani
Sono Luca, fin da piccolo mi sono interessato ai fumetti e successivamente alle serie tv, quando mi è stata data la possibilità di parlare delle mie passioni mi sono ficcato in questo progetto. PS: Ryan Ottley mi ha chiamato Tyrion non ricordandosi il mio nome.

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