Doctor Strange #1-11 Review di Jason Aaron e Chris Bachalo

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Venghino signori venghino ad osservare la testata più strana, bizzarra e magica di tutta la Marvel, made in Jason Aaron e Chris Bachalo.

Jason Aaron, reduce dal successo della sua run su Thor (tutt’ora in corso) e Weirdworld, decide di specializzarsi ancora di più sul lato fantasy del Marvel Universe facendo team con Chris Bachalo (Death e Shade The Changing Man) per riportare in auge uno dei personaggi più sottovalutati della casa delle idee, ossia lo Stregone Supremo, Stephen Strange.

L’autore divide direttamente l’arco narrativo in 2 parti, una introduttiva al personaggio e ai suoi nemici e l’altra che invece è il vero centro focale di ciò che ha intenzione di realizzare con Strange.

Il mondo della magia si sta spopolando, dietro c’è una mano misteriosa che si sta diffondendo come un cancro in tutto il mondo magico. Facendo fede al suo patto, il Dottor Strange dovrà identificare i sintomi, trovare la massa tumorale e asportarla, ma non sarà così facile.

Aaron affianca a Stephen una “companion” che a differenza di Wong è nuova al mondo della magia e che ha come il ruolo di bussola morale del nostro protagonista.

5173925-07Il nemico dello story arc, la malattia, l’Empirikul, non viene che abbozzato, ma risulta incredibilmente inquietante sopratutto grazie al character design ideato dall’ottimo Chris Bachalo, a cui si devono la maggior parte delle fighe stranezze che vediamo nei primi 5 numeri, compreso il primo bellissimo showdown tra Strange e la minaccia della tecnologia dell’Empirikul.

Chi conosce lo scrittore sa che è uno che si prende il suo tempo. Per costruire qualcosa dal nulla o quasi fa partire la trama da una forza negativa e distruttiva che costringe il protagonista a doversi confrontare con i propri demoni interiori, siano questi l’incapacità di salvare la terra, l’ignoranza quasi accondiscendente e la distanza sempre più marcata dall’umanità a cui si erge come protettore.

In questi primi 11 numeri Aaron non solo ha portato Stephen molto vicino al suo End Game, ma ha anche messo tutti di fronte alla possibilità che prima o poi tutto finisce, che nulla dura per sempre, anche la magia; perfino una forza così potente può piegarsi e se neanche lo Stregone Supremo può farci qualcosa chi può?

Sarà per Strange la più grande battaglia che abbia mai affrontato, senza magia, costretto ad apprendere nuovamente le regole che aveva con così tanta fatica imparato a padroneggiare negli anni e così anche i suoi colleghi.

Aaron si è anche preso il rischio di utilizzare un intero numero per mettere in chiaro le conseguenze di Last days of magic e per sistemare sulla scacchiera i giusti pezzi per il futuro della serie; in Blood in The Eather si sente che molto del lavoro fatto da Aaron è servito e condizionerà la testata per molto tempo. Peraltro il numero #11 è anche illustrato incredibilmente bene da Kevin Nowlan, autore con uno stile ben diverso da Bachalo ma adatto a questi intermezzi più “cupi” e introspettivi.

Prima di leggere questa testata non avevo mai letto altro sul Doctor Strange se non la run di Steve Ditko e avevo alte aspettative, lo ammetto, che sono state ripagate completamente. Aaron e Bachalo hanno saputo rappresentare Stephen Strange sotto ogni punto di vista, sia come mago che come essere umano. Ho apprezzato sopratutto il tentativo di Aaron di dare delle regole al mondo magico di Strange, facendo in modo che il lettore percepisse le limitazioni e il prezzo che deve pagare uno stregone per fare quello che fa, prezzo che spesso è direttamente proporzionale alla portata della magia utilizzata.

Undici numeri di strani mostri, strani personaggi, strane stanze, strane formule e tanta azione in puro stile Bachalo.

Venghino signori venghino al Sancta Santorum del Dottor Strange pronti alla più strana e bizzarra delle avventure.