L’uomo che non c’era (2001)

Anche questo film è a volte poco ricordato nella loro filmografia, invece dovrebbe essere il contrario, visto che L’uomo che non c’era è senz’ombra di dubbio una delle sceneggiature più belle dei fratelli Coen ed è anche uno dei pochi film in cui si può usare la parola capolavoro.
Ed Crane lavora come aiuto barbiere nel negozio del cognato Frank. La sua vita scorre fin troppo tranquilla, finché non decide di fare soldi aprendo un lavaggio a secco. Ha bisogno però di un patrimonio iniziale e per procurarselo decide di ricattare Big Dave, un ricco commerciante della città. Uno dei pochi loro lavori dove la commedia è praticamente assente è proprio questo qui, ed è anche ad oggi il loro primo film in bianco e nero che dà una drammaticità incredibile al film. Anche per questa pellicola i due fratelli tornano a guardare gli anni ’40 e al noir come ambientazione, soprattutto vediamo una cosa ben differente rispetto ai loro film precedenti: i registi decidono di prediligere i luoghi chiusi, difatti raramente vediamo la luce.
Si tratta di un film molto triste, malinconico e forte che grazie alla voce fuori campo del gigantesco Billy Bob Thornton dona una particolare amarezza in più.
Oltre a Thornton ritroviamo anche Frances McDormand, Jon Polito e il compianto James Gandolfini uniti ad una giovanissima Scarlett Johansson. Per la terza volta, inoltre, i due registi hanno vinto a Cannes il premio per la Miglior Regia.

Prima ti sposo, poi ti rovino (2003)

Si, il titolo italiano è imbarazzante, è vero, è anche vero, però, che questo è senz’ombra di dubbio uno dei loro film più semplici e meno riusciti.
Per provare a dare una svolta alla propria vita, Miles Massey, avvocato divorzista di Los Angeles, inizia a frequentare Marilyn Rexroth. L’uomo però ignora che lei è alla ricerca di un matrimonio di convenienza. Pur avendo un’idea di base abbastanza vista e rivista e uno svolgimento finale non particolarmente eccezionale, questo film ha comunque una cosa che lo aiuta moltissimo, ovvero una sceneggiatura fatta di continue svolte comiche che lo fanno risultare simpatico fin dal principio. Alcune scene, evidentemente caricate come gli stessi personaggi, hanno una potenza di linguaggio narrativo che raramente si vede in un tipo di commedia americana.
Seppur con la sua semplicità di base anche questo loro lungometraggio riesce comunque ad essere molto divertente e godibile dall’ inizio alla fine, pur restando uno dei loro lavori meno belli. Molto bravi i due protagonisti interpretati da George Clooney e Catherine Zeta-Jones e fantastici i piccoli ruoli affidati a Geoffrey Rush, Billy Bob Thornton e Paul Adelstein.
Nel frattempo, lo stesso anno uscirà anche un film da loro prodotto, sempre con protagonista Thornton ovvero Babbo Bastardo, una pellicola molto divertente che anch’essa con gli anni ha raggiunto lo status di cult portando con sé anche un sequel nel 2016 (questo però non prodotto dai Coen).

Ladykillers (2004)

Qui forse tocchiamo la nota più dolente della filmografia dei due fratelli, che per la prima volta sono entrambi accreditati alla regia del film. Pur essendo comunque una buona e divertente commedia, Ladykillers è il remake della commedia La signora omicidi del 1955.
La trama è pressoché identica a quella dell’originale: Il professor Dorr, un gentiluomo del sud, giunge presso la casa dell’anziana Marva Munson con la speranza di affittare una stanza ed utilizzare la cantina come sala prove per il suo gruppo musicale. I membri della banda sono in realtà dei criminali con un piano ben preciso: derubare un casinò.
Ladykillers è alla fine un buon film, che però messo in una filmografia esplosiva come quella dei due registi risulta un po’ sempliciotto: fare un remake a questo punto della loro carriera è risultato quasi un controsenso. In ogni caso alla fine ci si diverte con questa stravagante banda di rapinatori, formata da Tom Hanks (diabolico come poche volte nella sua vita), J.K.Simmons e Marlon Wayans basati praticamente su loro stessi, come in tanti altri film da loro interpretati. Il personaggio migliore è quello della signora omicidi del titolo, ovvero Marva, interpretata da Irma P.Hall, con cui ha vinto il Premio della giuria al Festival di Cannes.
La cosa che, probabilmente, non funziona benissimo nell’economia della pellicola è il secondo atto: tutto accade troppo veloce e tante, tantissime cose non vengono approfondite, anzi rimangono in sospeso. L’anno seguente dirigono il cortometraggio Tuileries per il collettivo Paris, je t’aime. Si tratta di un corto ben riuscito con un fantastico Steve Buscemi da vedere per poter assistere all’estro narrativo dei Coen al lavoro in progetti inferiori ai 90 minuti.

Non è un paese per vecchi (2007)

Come per Il grande Lebowski anche qui non bastano poche righe per parlare di tale opera, ma cercheremo di spiegare brevemente il film. Chiediamo cortesemente per chi non ha visto questo film di correre alla visione (lo trovate su Netflix).
Non è un paese per vecchi è tratto dall’ omonimo romanzo di Cormac McCarthy e ha ne segue la trama: un poliziotto arresta uno sconosciuto lungo una strada isolata, del Texas rurale. Una volta in centrale, l’uomo, Anton Chigurh (Javier Bardem), uccide il poliziotto e fugge con la sua auto, uccidendo uno sconosciuto lungo la strada. Llewelyn Moss (Josh Brolin) s’imbatte nel luogo di una strage, recuperando una valigetta piena di denaro e scopre un grosso carico di droga. Questo è solo l’incipit di un racconto ben più complesso e articolato. Qui i Coen tornano a lavorare su un genere molto caro a loro, il noir, ma questa volta lo mettono insieme a generi nuovi per loro come il western e il thriller. C’è però, anche in un film cruento e crudele nell’animo umano come questo, una forte ironia: molti dialoghi e molte situazioni sono tipiche della commedia nera che loro hanno sempre usato nel loro cinema. Non è un paese per vecchi non parla dei personaggi, parla del mondo, di come sia cambiato nel corso del tempo e sia oggi un posto pieno di criminalità che dilaga ovunque, e questa frustrazione arriva anche grazie ai monologhi del grande Tommy Lee Jones, che dona una delle interpretazioni più importanti della sua vita. Stessa cosa si può dire assolutamente del grande Josh Brolin e ovviamente del maestoso Javier Bardem, qui davvero nella sua interpretazione della vita, donando al mondo uno dei migliori personaggi del 21esimo secolo e della storia del cinema.

Burn After Reading – A prova di spia (2008) 

Dopo il capolavoro realizzato con il film precedente, i fratelli Coen si dedicano ad un’altra commedia grottesca che si mescola con il giallo: Burn after reading. La trama narra di Osbourne Cox, un agente CIA. La sua vita attraversa una fase molto critica: abbandonato dalla moglie e licenziato, decide di svelare alcuni loschi retroscena del suo ex lavoro, ma il dischetto contenente i dati scottanti si perde. Senz’ombra di dubbio è uno dei lavori meno riusciti dei registi, pur realizzando come sempre una commedia molto divertente. Il film sostanzialmente parla di persone cretine che fanno cose assai stupide, come dice George Clooney nel film: si tratta infatti un film politico con al loro interno dei momenti e dei personaggi incredibilmente ironici. Si passa infatti da un Brad Pitt completamente fuori di testa che ha con sé alcune scene memorabili, a Tilda Swinton, John Malkovich e il ritorno di Frances McDormand, Richard Jenkins e J.K.Simmons. Si può anche dire che è un film piacevole, e, seppur minore rispetto ad altri grandi film di cui i Coen ci hanno abituato in passato, si riescono comunque a trovare molti elementi del loro cinema al suo interno ed è sempre una gioia rivedere film di questo tipo.

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