A serious man (2009)

Dopo la vittoria agli Oscar i due fratelli sembrano più prolifici che mai, realizzando infatti 4 film in 4 anni, e questo è un altro loro grandissimo lavoro che andrebbe incorniciato. A serious man è infatti un film incredibile con una grande storia e dei grandi personaggi che lo fanno elevare. La trama, in breve, narra le vicissitudini di Larry Gopnik, un professore di fisica con poche pretese e molti guai. Contornato da una grande ambientazione strutturata nel 1967 in Minnesota, luogo caro ai due fratelli, essendovi cresciuti. La pellicola è incredibile per svariati motivi: innanzitutto i Coen sono finalmente liberi di parlare di un tema a loro caro, l’ebraismo. I due infatti sono ebrei, tant’è che il cognome Coen in ebraico significa sacerdote e il sacerdote stesso è infatti una figura fondamentale per questo film. La pellicola inizia con un incredibile racconto yiddish che i due registi hanno voluto inserire come introduzione al mondo ebraico, e già di per sé questa cosa è geniale, visto che quello che vediamo non ha nulla a che fare con quel che accade con la storia principale. Come per altri lungometraggi dei registi anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un’opera malinconica, ma allo stesso tempo spietata con il mondo e con i personaggi che lo abitano. La pellicola è inoltre piena di significati sulla vita e sulla morte che sono resi benissimo dal protagonista interpretato dal grande Michael Stuhlbarg, che venne lanciato in questa pellicola e tutt’ora lavora moltissimo. Uno dei lavori film migliori senz’alcun dubbio, da vedere per forza per chi se lo fosse perso.

Il Grinta (2010) 

I Coen non si sono mai fossilizzati sullo stesso genere, anzi, sono forse tra i pochi registi che sono riusciti sempre a cambiare ambientazione e tipo di racconto. In questa nuova rivisitazione de Il Grinta se la vedono con il western come genere dopo averlo già in parte affrontato in Non è un paese per vecchi. La trama parla di una giovane ragazza che, dopo aver visto un fuorilegge uccidere il padre, decide di assoldare uno dei più spietati sceriffi della città per potersi vendicare. I fratelli sostituiscono il leggendario Grinta originale interpretato da John Wayne con il loro Drugo, ovvero Jeff Bridges, che fonde in questa nuova rivisitazione lo stile Coeniano con quello del duro antieroe che abbiamo sempre visto nel cinema western. Anche questo, come tutto il cinema dei Coen, è impeccabile dal punto di vista visivo, questo tra l’altro è anche il loro film che gli è valso l’incasso più grande della carriera. Questo loro adattamento de Il Grinta guarda molto al passato, ma allo stesso tempo si allontana mettendo comunque all’ interno il loro solito humour nero. Molto in primo piano è la ragazza protagonista interpretata dall’allora poco conosciuta Hailee Steinfeld, che negli anni è diventata una star a livello mondiale. Bravissimi anche Matt Damon, alla sua prima e ultima collaborazione con loro, e Josh Brolin nel ruolo dell’antagonista. Nel frattempo prima di dedicarsi alla regia del loro successivo film esce una pellicola diretta da Michael Hoffman ovvero Gambit – Una truffa a regola d’arte, remake del film del 1966 per cui avevano scritto una sceneggiatura già nel lontano 2003. La pellicola è un flop di critica e di pubblico, e è giusto che sia stato così essendo un film davvero molto debole, e non si riesce a cogliere il motivo per cui è stato realizzato, e la cosa a far sconcerto è proprio che la sceneggiatura sia stata scritta dai due fratelli.

A proposito di Davis (2013) 

Per la prima volta nella loro carriera i due registi si dedicano ad un biopic, anche se ovviamente lo fanno alla loro maniera cambiando completamente il nome del protagonista, che passa da Dave Van Ronk a Llewyn Davis. La trama narra le vicende di Davis, un cantante folk che vive a New York negli anni 60: ha un gran talento ma anche qualche problema economico. Davis infatti lotta per guadagnarsi da vivere come musicista e affronta degli ostacoli che sembrano insormontabili. C’è da dire subito una cosa: questa pellicola è davvero emotiva, scalda il cuore per quanto dolce e sensibile. In un film dove la musica la fa da padrone, i Coen riescono a far parlare tantissimo le immagini, abbellite da una splendida fotografia, con dei colori quasi spenti, come la vita del protagonista, ma allo stesso tempo emotivamente forti e pieni di vitalità. Il personaggio di Davis è davvero un gran personaggio e il rapporto che ha con il suo gatto è emozionante. Il tutto è come sempre condito da personaggi e situazioni che danno al film una forza in più, a partire dal protagonista, Oscar Isaac, che anche grazie a questa interpretazione verrà lanciato nel mondo hollywoodiano.
Lo stesso si può dire dei comprimari Justin Timberlake, Carey Mulligan, Garett Hedlund e il sempre presente John Goodman. Inoltre è giusto citare anche un allora poco conosciuto Adam Driver, che pur comparendo poco riesce grazie alla sua incredibile voce a mostrarci l’attore che è veramente, unito ad un’incredibile dote canora, che riproporrà anche in Storia di un Matrimonio. Ricordiamo inoltre che il film fu presentato durante il Festival di Cannes e vinse il Gran Prix speciale della Giuria. Nel 2014 e nel 2015 escono nelle sale due film da loro sceneggiati ovvero Unbroken di Angelina Jolie e Il Ponte delle Spie di Steven Spielberg. Il primo, oltre a loro, è stato scritto anche da Richard LaGravese e da William Nicholson e si tratta, purtroppo, di una pellicola molto mediocre, che racconta la storia di Louis Zamperini in un modo troppo formale e ben poco sentito; il secondo, invece, è un gran bel film, scritto dai due fratelli assieme a Matt Charman ed è l’unica pellicola scritta e non diretta dai Coen che merita veramente di essere vista.

Ave, Cesare! (2016)

I Coen tornano alla regia dopo 3 anni da A proposito di Davis e realizzano un’altra storia che ha come base il cinema: dopo Barton Fink, sicuramente c’è da dire che i risultati in questo caso sono molto meno eclatanti rispetto al caso precedente.
Siamo nei primi anni 50, Eddie Mannix è impegnato a risolvere tutti i problemi degli attori e registi della Capitol Pictures. I suoi ultimi incarichi comprendono un regista scontento, un cowboy cantante, un bel nuotatore e un affascinante ballerino. Pur avendo un impianto scenico e scenografico incredibile, una fotografia magnifica e degli attori tutti in parte (pur essendo molto caricati) non si nota una forma smagliante dei fratelli nel raccontare qualcosa di più interno e fortemente sentito come era stato per Barton Fink. Qui ci sono assolutamente delle grandi sequenze, alcune di commedia mescolate con grandi coreografie davvero sorprendenti, ma oltre a tutto ciò si sente una grande mancanza di quel tocco in più che i Coen nei loro migliori film ci avevano sempre regalato. Il cast per la prima volta è pieno di stelle e divi del cinema hollywoodiano, alcuni però usati solamente in piccole particine. Si passa da Josh Brolin, vero protagonista indiscusso, a George Clooney, Scarlett Johansson, Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Channing Tatum (grande rivelazione), Frances McDormand e Johan Hill. Rimane comunque, pur essendo una produzione minore in una lunga filmografia, un film ben fatto, e, come detto per Ladykillers, sicuramente di grande intrattenimento e non solo. L’anno successivo esce Suburbicon, pellicola di George Clooney scritta dai due registi che avevano originariamente scritto il copione nel 1986, ma che poi non avevano realizzato, decidendo di passare il copione al loro caro amico e collaboratore, che dirige questa storia, come al solito, molto bene. La storia però è debole e fa acqua da molte parti: non sembra saper riuscire ad arrivare da nessuna parte, pur sentendosi moltissimo la mano dei due registi.

La ballata di Buster Scruggs (2018)

Eccoci arrivati all’ ultima pellicola, per ora, diretta dai due fratelli, presentata alla 75esima mostra del cinema di Venezia dove ha vinto il premio per la Miglior Sceneggiatura e successivamente uscito su Netflix è La Ballata di Buster Scruggs.
Il film è un’antologia composta da sei cortometraggi ambientati nell’era postbellica seguita alla Guerra Civile Americana, durante la conquista delle nuove frontiere del Vecchio West.
Bisogna ammettere che qui i due fratelli, raccontando storie brevi, sembrano essere molto ispirati. Seppur non lavorando con tempi di durata e di narrazione simili, i Coen riescono a trovare una bella chiave di lettura per questi brevi lavori. Alcuni episodi sono sicuramente migliori di altri, i più divertenti sono sicuramente il cortometraggio che dà nome al titolo del film interpretato alla grande da un Tim Blake Nelson canterino e Vicino ad Algodones con un magnifico James Franco. I più riusciti sono invece sicuramente La Pagnotta con Liam Neeson e la scoperta degli ultimi Harry Melling, l’ex Dudley della saga di Harry Potter, che negli ultimi anni abbiamo visto in molte produzioni Netflix tra cui di recente in The Old Guard, Le strade del male e ne La regina degli scacchi. L’altro episodio decisamente riuscito è Il Canyon tutto d’oro con il grandissimo Tom Waits. In generale un bel film e un bell’esperimento dei due fratelli.

Cosa riserverà il futuro?

Il prossimo anno, per la prima volta dopo 36 anni, i due registi si separeranno artisticamente, anche se solo per l’occasione: infatti Joel ha diretto e scritto per la prima volta da solo un nuovo lungometraggio. Il film si intitola The Tragedy of Macbeth e ha come protagonisti Denzel Washington e Frances McDormand: si tratta di una nuova rivisitazione della famosa opera di William Shakespeare. Aspettiamo con grande curiosità questa nuova produzione, che, con molta probabilità, andrà in concorso al prossimo Festival di Cannes o di Venezia. Aspettiamo fiduciosi!

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