Prima di partire, un breve appunto: questa recensione non tratterà in alcun modo la trama del gioco, in quanto, avendo subito delle modifiche, in alcuni casi anche non indifferenti, non vogliamo rovinare l’esperienza a chi ancora deve giocare Final Fantasy VII Remake.

L’attesa è finalmente terminata: Final Fantasy VII Remake, rifacimento per le moderne generazioni del JRPG più iconico di casa Squaresoft (ora Square Enix) è finalmente giunto e, dopo anni di attesa, speculazioni, teorie, aspettative e supposizioni, possiamo provare con mano il lavoro svolto dal team di casa Square nel proporre al pubblico il primo capitolo della nuova versione del titolo che, più di qualunque altro, ha aiutato la diffusione dei JRPG fuori dal Giappone, e non solo.
Final Fantasy VII è infatti ben più di un “semplice” videogioco: è una saga, con un suo canone, che attraversa diversi media, dal videogioco al fumetto all’animazione, e che ha segnato almeno due generazioni, se non tre, di videogiocatori, nella sua ormai più che ventennale vita. Ma è anche un fenomeno culturale, qualcosa che (caso raro nel mondo dei videogiochi) trascende il suo media per diventare un’icona della cultura pop.
L’attesa era, anche per questo, di quelle dedicate ai film di Star Wars, o alle stagioni finali delle serie TV più acclamate, o all’adattamento di una qualche opera talmente amata da generare hype e schieramenti come solo i grandi capolavori sanno fare.

Final FantasyCome sarà andata? Bene, decisamente bene!

Partiamo dagli aspetti più estetici, grafica e sonoro: la grafica spreme probabilmente oltre ogni limite l’hardware di PlayStation 4, ricreando Midgar, la sua struttura verticale, i suoi bassifondi, quel mix tra cyberpunk e steampunk che ha catturato i cuori dei giocatori fin dal 1997, con un design moderno, accattivante, scelte cromatiche pressoché perfette e, dettaglio non indifferente, una regia nelle cutscene che spesso brilla per fotografia e soluzioni di camera decisamente sopra la media ma, da questo punto di vista, Square non fallisce mai, nemmeno nei suoi prodotti più discutibili e discussi, sia del franchise di Final Fantasy che in altre saghe.

Le animazioni nei combattimenti sono poi estremamente fluide, senza il minimo calo di FPS nemmeno nei momenti più concitati (e ce ne sono davvero parecchi), con uno stile che, sempre nei momenti più concitati, ricorda da vicino giochi come Devil May Cry 5 per quel mix tra eleganza e tamarraggine. I modelli dei personaggi, soprattutto (come normale che sia) quelli dei protagonisti, sono poi quasi tutti realizzati estremamente bene, mantenendo le caratteristiche del gioco originale, ma rendendo realtà le fantasie di tutti i fan che, fin dal 1997, hanno sognato di vedere con fattezze realistiche quell’ammasso di poligoni che abbiamo amato fin dal primo momento (Tifa? qualcuno ha detto Tifa?).

Unica nota dolente: alcune texture, in alcune mappe, e soprattutto nei dettagli delle porte, sono decisamente sgranate, e questo ci fa pensare, ancora di più, che probabilmente il gioco è stato progettato per rendere al meglio sulle console di prossima generazione e su PC.

Final FantasyIl punto più alto per quanto riguarda l’estetica, tuttavia, non va alla grafica, bensì alla colonna sonora, che non temiamo di definire perfetta: da sempre la saga di Final Fantasy è nota per le OST clamorose, che passano dall’epico al riflessivo al melodico a seconda dei momenti di gioco. Bene, in Final Fantasy VII Remake le OST raggiungono un nuovo livello di perfezione, riarrangiando i temi classici del gioco in nuove chiavi, dal jazz al metal al pop elettronico, accompagnando perfettamente l’esplorazione, i dialoghi e le battaglie. Inutile negarlo, sentire Bombing Mission mentre Cloud arriva a Midgar con il treno e si avvia al primo reattore Mako non ha prezzo. Colonna sonora, lo ribadiamo, perfetta.

Final Fantasy Veniamo poi all’aspetto che più ha fatto discutere i fan fin dai primi annunci, ancora più della divisione in capitoli: il combat system. Square Enix riesce nel delicatissimo compito di prendere uno dei più classici JRPG a turni e trasportarlo in un combat system moderno, più adatto ai gusti delle nuove generazioni, mantenendo tutto il fascino della gestione delle Materia e delle tattiche: se ad un primo approccio, infatti, si poteva pensare ad un gioco improntato pienamente all’azione con qualche tocco di tattica, questo remake è esattamente l’opposto. Se pensate di avanzare per Midgar tirando spadate a destra e manca con Cloud, scoprirete ben presto che non è questo il caso: alcune battaglie, e non solo quelle con i boss, richiedono strategia, adattamento, comprensione dei punti deboli e forti dei nemici. Ovvio, non ci troviamo di fronte ad un soulslike e i giocatori un po’ più esperti riusciranno fin da subito a sfruttare al meglio le abilità, le magie e gli equipaggiamenti, trovando pochissimi momenti davvero duri andando avanti ma, se preso sottogamba, anche un gruppetto di soldati ShinRa può causare un wipe del party piuttosto rapido.

In questo remake ogni protagonista ha il proprio ruolo: Cloud è il classico slasher tuttofare, che eccelle nel corpo a corpo ma può dire la sua anche nell’uso delle magie, mentre Tifa è orientata al DPS a corto raggio e Aerith al supporto (anche se ha alcune abilità offensive che, se giocate bene, possono ribaltare l’esito di uno scontro in maniera repentina), mentre Barret è sostanzialmente il DPS ranged che distrugge tutto e tutti da lontano, anche se, volendo, può essere usato anche come supporto in alcune situazioni. Chissà cosa dobbiamo aspettarci dai restanti personaggi, che dovrebbero arrivare nei prossimi capitoli: non vediamo l’ora di mettere le mani su Cait Sith, Yuffie, Vincent e Cid!

Altra novità del combat system: l’evoluzione delle armi. Volete giocare tutto il tempo con l’iconica Buster Sword di Cloud? Perfetto, potrete farlo, perchè in questo nuovo Final Fantasy le armi si possono potenziare, ampliandone le qualità, gli slot adibiti alle Materia, aumentando i parametri e le statistiche del personaggio! Una novità decisamente gradita, che da un tocco in più nella personalizzazione della “classe” del personaggio.

Infine, un altro elemento iconico della saga, le summon: era impossibile sperare e pensare che fossero gestite esattamente come nel gioco originale, con l’entrata in scena dell’evocazione legata alla relativa Materia, un colpo e via. In questo remake le summon vengono evocate solo in determinate battaglie, e per essere portate a termine occorre attendere che una barra si completi, dando un ulteriore valore tattico all’utilizzo di spiriti come Ifrit o Shiva, trump card da usare per finire un nemico o per ribaltare una situazione che sta prendendo una brutta piega. Una volta evocati, i possenti spiriti delle Materia rosse rimarranno in campo per un tot di tempo, e potremo scegliere che tipo di attacco utilizzare, consumando la nostra barra ATB, la barra che si carica con il tempo, colpendo o parando e che ci permette di accedere ad abilità, magie, oggetti e limit break. Una volta terminato il proprio tempo in battaglia, le Summon se ne andranno “regalandoci” uno spettacolare attacco finale che, il più delle volte, sarà fondamentale per l’esito dello scontro.

Final Fantasy Ci sarebbe poi da parlare delle quest secondarie: se, infatti, il gioco copre il capitolo che, nella versione originale, corrispondeva a circa il 10% dell’intera storia, ci si sarebbe potuti aspettare circa 10 ore di gioco. Invece, ampliando diversi elementi della trama, approfondendo personaggi secondari, come Wedge, Biggs e Jessie, ma soprattutto inserendo diverse missioni secondarie, il gioco si porta ad una durata complessiva che oscilla tra le 35 e le 50 ore, a seconda di quanto tempo si voglia dedicare alle subquest che, oltre ad essere tutte piuttosto originali e legate a vicenda tra di loro, hanno anche il pregio di portare in dote bottini interessanti e permettere di aumentare di livello i personaggi, senza correre il rischio di trovarsi troppo deboli di fronte alle sfide della trama principale. Inoltre, le missioni secondarie aiuteranno il giocatore a completare il raggiungimento di alcuni obbiettivi legati ad un personaggio secondario, il quale ci regalerà la possibilità di ottenere alcune Materia uniche a prezzi decisamente vantaggiosi!

Come detto in apertura, non parleremo della trama: chi conosce Final Fantasy VII vedrà alcuni elementi cambiati, mentre chi non lo conosce si godrà una storia che mette insieme sentimenti, complotti, combattimenti, una spiccata vocazione ambientalista, il tutto con una narrazione che ricorda spesso e volentieri le trame di uno shonen manga. A chi vi scrive sono piaciuti TUTTI i cambiamenti, da quelli minimi a quelli più eclatanti che, a mio parere, arricchiscono e modernizzano alcune soluzioni che negli anni 90 saranno state narrativamente valide, ma che oggi sembrerebbero kitsch, per non dire cringe. Ovviamente questo non significa che non manchi la dose di cringe tipica di un certo tipo di narrazione tipica, come dicevamo, degli shonen manga, con balletti, scenette ridicole ma divertenti (o divertenti ma ridicole, a voi la scelta), ma stiamo pur sempre parlando di Final Fantasy, e chiunque abbia giocato anche solo un titolo della saga saprà quanto le scenette imbarazzanti siano un elemento sempre presente.

Per questo, e per tutti i motivi sopra elencati, ci sentiamo di promuovere a pieni voti questo primo capitolo di Final Fantasy VII Remake, che ci ha emozionato, divertito, entusiasmato e coinvolto molto più di quanto pensassimo, ed esattamente quanto speravamo! Al momento, un serissimo candidato al titolo di Game of the Year 2020!

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