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Hellboy

Hellboy di Neil Marshall – Il nuovo adattamento dei fumetti di Mike Mignola | Recensione

  • di Edoardo Muolo
  • Aprile 11, 2019
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Dopo annunci, immagini rubate, sneak peak e quant’altro finalmente è arrivato nelle sale cinematografiche di tutta Italia Hellboy, film sempre tratto dai fumetti di Mike Mignola e reboot dei ben noti due capitoli diretti da Guillermo del Toro. Dietro la macchina da presa questa volta troviamo Neil Marshall, regista francamente di non grande fama, direttore di film per lo più dimenticabili e di alcune puntate di serie tv, tra cui Game of Thrones; a interpretare il nostro protagonista rosso troviamo invece David Harbour, che dopo la fama ottenuta grazie a Stranger Things si cimenta nel difficile compito di rimpiazzare Ron Perlman, attore praticamente nato per il ruolo.

La presenza scenica dei due attori è, effettivamente, differente, sul phisique du role Ron Perlman vince a mani basse, ma nonostante questo David Harbour e la sua interpretazione risultano vincenti per portare in scena questo Hellboy, che non è una brutta copia del suo predecessore, ma un personaggio nuovo, dalla psicologia e connotati diversi. Intendiamoci, Hellboy è sempre tamarro, sopra le righe e minimale, quello che in parte si perde è quella componente da duro, senza esitazioni e impenetrabile. Il diavolo rosso di Harbour è un personaggio significativamente più sensibile e insicuro, costantemente diviso tra il suo lato umano e la compassione per i demoni che stermina, avvertendoli pur sempre come suoi simili. La sensazione è che sia un Hellboy più ragazzo che adulto, ancora in conflitto con il padre, che odia e ama allo stesso tempo, e ancora inconsapevole del suo posto nel mondo. Sicuramente un personaggio che, al netto della leggerezza del film, risulta comunque più complesso del precedente.

Cosa dire quindi della pellicola nella sua interezza? Hellboy non delude, pur mostrando luci ed ombre, è un film che mette in scena esattamente quello che lo spettatore si aspetta. Rumoroso, violento, frenetico, la narrazione più volte accelera quasi fino al limite dell’accettabile pur di non rallentare il ritmo del film; la storia tuttavia, pur vedendo apparire numerosi personaggi secondari che magari hanno poco più di una scena, scorre senza eccessivi buchi di trama, ovviamente tenuto conto del fatto che parliamo di un film di puro intrattenimento.

Nonostante venga rivelata fin da subito l’identità del villain finale, una Milla Jovovich in grandissimo smalto che interpreta la Regina di Sangue, la storia non scorre sul classico binario lineare che porta il protagonista verso l’epilogo, ma piuttosto si snoda attraverso incontri con tanti e variegati personaggi laterali, appartenenti al mondo demoniaco e non solo, che contribuiscono a donare delle note di colore aggiuntive alla pellicola e, sopratutto, mettono in evidenza una non trascurabile fantasia nella scrittura della sceneggiatura che, personalmente, ho trovato davvero apprezzabile. Un altro aspetto decisamente soddisfacente del film, più soggettivo forse, è la nota umoristica. I dialoghi sono irriverenti e sguaiati, molto simili nello stile a quelli di film come Deadpool o Guardiani della Galassia, anche se non brillanti a tal punto.

Al netto di tutte queste note positive, però, non ci si può esimere dal muovere qualche critica. Si tratta di aspetti che, personalmente, ritengo secondari in un film, privilegiando la credibilità generale dell’opera, ma che tuttavia non possono non essere menzionati. La computer grafica è scadente, molto semplicemente. Sciatta, sarebbe stata passabile in un film di 5, ma forse anche 10, anni fa; difficile fare ipotesi su quale possa essere la ragione, la più logica sarebbe il budget limitato, ma purtroppo al momento è quasi impossibile trovare informazioni su quale fosse. E’ pur vero che il film ne fa un uso pesantissimo, le scene che la richiedono sono davvero molte, non esiste entità demoniaca che non sia realizzata completamente in CGI e anche gli sfondi sono per la maggior parte parzialmente o interamente green screen; è ipotizzabile che, vista l’incertezza sul successo o meno del titolo, i produttori abbiano deciso di non sbloccare cifre irragionevoli per la sua realizzazione, tuttavia il risultato finale risente parecchio di questa scelta e, cosa forse peggiore, la scarsa qualità degli effetti è già ravvisabile dai trailer, cosa che potrebbe spingere alcuni a non andare al cinema.

Dovendo valutare il film nel suo complesso lo scivolone sulla CGI non ha rovinato la mia esperienza, ma è anche vero che un altro spettatore potrebbe invece dare molto più peso al fatto che, almeno dal punto di vista visivo, l’opera balli pericolosamente sul ciglio del B-Movie. Altro aspetto semi negativo marginale e, questa volta, del tutto soggettivo è la scelta di Ian McShane come interprete di Trevor Bruttenholm, il “padre” di Hellboy. Anagraficamente parlando l’età sarebbe assolutamente giusta per il ruolo ma, dal momento che McShane si rifiuta di invecchiare, il personaggio appare decisamente troppo giovane considerata la linea temporale del film.

In conclusione Hellboy è un film che diverte, fa ridere e, pur non prendendosi eccessivamente sul serio, riesce a costruire una storia godibile e sufficientemente coerente. Difficile dire se sarà apprezzato dai fan del fumetto tanto quanto dal pubblico “casual”, ma facendo io parte del secondo gruppo posso dire che, senza avere un background, risulta un valido titolo all’interno dell’ampio gruppo del cinema d’intrattenimento.

Hellboy di Neil Marshall

Dopo i due film di Guillermo del Toro, Neil Marshall riporta al cinema il diavolo rosso nato dai fumetti di Mike Mignola in questo reboot. Hellboy è una pellicola che diverte, fa ridere e, pur non prendendosi eccessivamente sul serio, riesce a costruire una storia godibile e sufficientemente coerente. Difficile dire se sarà apprezzato dai fan del fumetto tanto quanto dal pubblico “casual”, ma facendo io parte del secondo gruppo posso dire che, senza avere un background, risulta un valido titolo all'interno dell'ampio gruppo del cinema d'intrattenimento.
7
Divertente
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