4. Castaway on the Moon di Lee Hae-jun
Con Castaway on The Moon arriviamo ad un piccolo gioiello, una commedia brillante e pregna di significato, che Lee Hae-jun mette in scena con una regia impeccabile. Kim Seung-geun, un uomo economicamente sul lastrico appena uscito da una relazione sentimentale, tenta di suicidarsi gettandosi da un ponte di Seul sul fiume Han, ma finisce su un isolotto disabitato, in mezzo al corso d’acqua: non sapendo nuotare e avendo la batteria del cellulare scarica, non può lasciare l’isola. Dopo le prime difficoltà nel trovare il cibo, Seung-geun riesce a coltivare alcune piante di mais, seminando le sementi contenute nel guano degli uccelli che popolano l’isola. L’unica persona ad accorgersi di lui è Kim Jung-yeon, una ragazza hikikomori che vive segregata nella sua stanza i cui unici contatti col mondo sono internet e una macchina fotografica dotata di teleobiettivo con la quale osserva la luna e la città circostante. Incuriosita da Seung-geun, la ragazza trova il coraggio di uscire di casa con il supporto di un casco da moto sulla testa, si reca sul ponte e invia un messaggio all’uomo tramite una bottiglia di vetro. I due cominciano a comunicare in inglese: lei con le bottiglie di vetro, lui rispondendo scrivendo sulla sabbia.
5. Ferro 3 – La Casa Vuota di Kim Ki-duk
Primo film del geniale Kim Ki-duk di questa lista. Presentato in concorso alla 61esima edizione del Festival del Cinema di Venezia come “film a sorpresa”, il cui titolo è stato rivelato solamente all’inizio della rassegna, aggiudicandosi il Premio speciale per la regia. Ferro 3 narra la storia di un ragazzo Tae-suk, il cui nome non viene mai pronunciato nel corso del film, senza fissa dimora che ha l’abitudine di introdursi nelle case degli altri e viverci come se ne fosse il padrone: cura le piante, lava i panni sporchi, i piatti, utilizza uno degli spazzolini che trova e ripara gli oggetti rotti, andandosene prima del ritorno dei proprietari, per passare poi ad un’altra abitazione. In una delle case in cui si introduce, una residenza piuttosto lussuosa, egli non si accorge della presenza di Sun-hwa (anche il suo nome rimane ignoto per tutta la pellicola), una giovane donna vittima di un marito violento. Il regista di Primavera, estate, autunno e inverno e… ancora primavera, che vi consigliamo di vedere, racconta con la sua solita classe il tema della solitudine e dell’amore con un’incredibile leggerezza e profondità.
6. Hope di Lee Joon-ik
Il bellissimo lungometraggio del 2013 di Lee Joon-ik è basato su una straziante storia di cronaca del 2008. La piccola Hope, 9 anni, durante il tragitto scuola casa viene trascinata via da un uomo di mezza età ubriaco che la violenta e percuote causandole danni indelebili sia fisici che psicologici. I danni causati portarono cicatrici indelebili anche alla famiglia della bambina, che si ritrovo in vortice di dolore e ingiustizia senza eguali. La piccola Hope dopo i fatti, rifiutava la presenza di qualsiasi uomo, compreso il padre. L’uomo, però, per non stare lontano dalla figlia decide di travestirsi come il personaggio dei cartoni tanto amato dalla bambina, diventando così il suo angelo custode. L’opera i Joon-ik è una straordinaria pellicola sia nel complesso che nelle singole parti, un dramma carico di pathos autentico che viene reso palpabile tramite straordinarie interpretazioni degli interpreti. La regia del talentoso Joon-ik è incantevole, una prova di grande capacità nell’evidenziare in modo perfetto le diverse emozioni umane messe in gioco. Hope è uno dei film più arditi e struggenti degli ultimi tempi.
7. I Saw The Devil di Kim Jee-woon
Kim Jee-woon che con Two Sisters e Bittersweet Life si era ritagliato un posto tra i grandi torna a far parlare di se nel 2010 con I Saw the Devil. Dopo aver vissuto in diretta telefonica la morte della fidanzata per mano di un serial killer, un agente speciale si scatena in una caccia all’uomo senza freni. il suo scopo è quello di punire l’assassino con le stesse cruente sofferenze che infliggeva alle sue vittime. Il film di Jee-woon è una storia di vendetta che travalica il confine etico che si pone tra bene e male, un tema caro al cinema coreano che permette al regista di muoversi con solidità e maniera. Truculento e sadico, il regista gioca con lo spettatore e lo porta quasi ad approvare e giustificare torture fisiche e psicologiche difficilmente accettabili in altri contesti. I Saw the Devil è la conferma di Kim Jee-woon e la prova che la fase involutiva del cinema coreano di quel periodo stava già volvendo al termine.
















