Crimes of the Future

Regia di David Cronenberg

David Cronenberg torna al cinema dopo anni, l’ultima pellicola che avevamo visto è Maps to the stars del 2014, con un titolo che ha un eco anni ’70 ma è ben diverso dal suo omonimo dello stesso regista. La pellicola è ambientata in un futuro imprecisato, in questo futuro l’umanità ha sviluppato una serie di mutazioni che hanno posto fine alle infezioni. Saul Tenser (Viggo Mortensen) è un uomo affetto dalla “sindrome di evoluzione accelerata”, che vede il suo corpo formare nuovi organi ogni giorno. Tenser con l’aiuto dell’ex chirurga, Caprice (Léa Seydoux), che rimuove pubblicamente queste organi spontanei generando delle performance dal vivo, che vengono chiamati “ARTE”. Crimes of the Future è un vero e proprio manifesto del cinema di Cronenberg, vi è il corpo e l’utilizzo che l’autore fa di esso nel suo cinema (Brood, Il Demone sotto Pelle, La Mosca), certo la reminiscenza di un cinema che è stato ossia il body horror è sempre rischiosa, ma Cronenberg sa quello che fa, avendolo di fatto plasmato lui. Eppure nonostante questo sguardo al passato, la pellicola è molto ancorata al presente, perché non è solo una pellicola di Cronenberg, ma anche la fine del suo percorso come regista che riguarda alla sua storia e a quello che vuole raccontare anche se per certi versi si perde, forse per effetto della durata o dei troppi elementi in scena, ma sicuramente non si fa dimenticare. Probabilmente anche questo sarà l’ennesimo film del regista a cui ripenseremo a posteriori e lo inseriremo in qualche contenitore della nostra mente per affinità o per ricerca di determinati spunti in futuro, sicuramente però non è un film brutto, divisivo quello certamente, e forse fosse stato fatto da un altro autore sarebbe stato didascalico, ma non lo è stato dunque, ci entra di diritto in questa lista.


Doctor Strange nel Multiverso della Follia

Regia di Sam Raimi

E se James Cameron torna sul grande schermo per il sequel di Avatar, anche Sam Raimi opta per un gran ritorno: quello nel genere dei cinecomics. Dopo aver fatto innamorare tutto il mondo con la sua iconica – per alcuni molto più dei fumetti – trilogia su Spider-Man, il regista subentra a Scott Derrickson in Doctor Strange nel Multiverso della Follia, decisamente il progetto più azzeccato nel Marvel Cinematic Universe per il cinema tipico di Raimi. Ciò che ne nasce è un film di qualità assoluta per il genere del cinefumetto, con sfumature horror assolutamente interessanti. L’avventura di Strange, America Chavez e Wanda nel Multiverso della Follia è qualcosa di stupendo dal punto di vista dell’impatto visivo e da ciò che il pubblico può ammirare su schermo si capisce perché la scelta di Raimi è stata praticamente perfetta. Una vera e propria mosca bianca all’interno dell’MCU, Doctor Strange nel Multiverso della Follia è l’ennesima – purtroppo però sempre più rara – conferma che abbinare qualità e cinefumetti è possibile.


Glass Onion – Knives Out

Regia di Rian Johnson

Magnetico, divertente ed estremamente pop, Glass Onion non supererà probabilmente in bellezza il precedente Cena con Delitto, ma sicuramente si dimostra essere in grado di trasformarsi in una vera e propria spirale di eventi che coinvolgeranno e cattureranno l’attenzione più totale dello spettatore. La pellicola diverte e intrattiene per tutta la propria durata e lo fa chiedendo al pubblico di mantenere comunque alta la concentrazione, trattandosi di un giallo. Un plauso va sicuramente a Daniel Craig, assolutamente a suo agio nei panni del detective Benoit Blanc, ma soprattutto va al regista, Rian Johnson: riuscire a differenziare in maniera così netta due film appartenenti allo stesso genere e accostabili quasi ad un’antologia non era facile. Il rischio di cadere in un more of the same con una struttura destinata a ripetersi era alto, ma il lavoro fatto per Glass Onion è stato pressoché perfetto, sotto questo punto di vista.


Le Buone Stelle – Broker

Regia di Kore’eda Hirokazu

Mai eccessivamente sentimentale o smielato, sempre in equilibrio nel raccontare temi sociali e tragedie che ne derivano, Broker lo si può definire come un dramma familiare on the road. Kore’eda Hirokazu racconta in maniera pulita e quasi distaccata una storia in grado di emozionare il pubblico, invitandolo a riflettere su realtà che forse troppo spesso vengono ignorate: il percorso di Sang-hyeon e Dong-soo porta sicuramente con sé alcune riflessioni, che vengono però rimesse alle valutazioni dello spettatore, senza glorificare o condannare mai ciò che i personaggi della pellicola fanno: ciò che viene mostrato sono motivazioni e conseguenze, il resto poi starà a chi è da questa parte dello schermo, attonito ma affascinato.


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