Pinocchio di Guillermo del Toro

Regia di Guillermo del Toro

Frutto di una rivisitazione e rielaborazione del materiale originale di Carlo Collodi, come dice il titolo questo è il Pinocchio di Guillermo del Toro. Niente di più, niente di meno. Il tutto sta nell’accettarlo, per poi riuscire a godersi lo spettacolo che è questo film. Un capolavoro dal punto di vista di tecnica d’animazione, una bellissima nuova sfumatura della storia di Pinocchio: del Toro dimostra di aver capito alla perfezione l’anima più profonda del racconto di Collodi e per questo motivo non ha assolutamente timore nel cambiare a volte in maniera anche importante la narrazione, tagliando, ricollocando, omettendo o addirittura unendo più personaggi in uno solo. Ciò che ne nasce è quasi un film/romanzo storico, che approfitta della storia di Pinocchio per provare a raccontare anche qualcosa in più e che decide di andare poi oltre la dimensione del “semplice” percorso di formazione del protagonista, non limitandosi alla morale finale, ma regalando al pubblico un finale in qualche modo agrodolce in perfetto stile del regista. Questo nuovo Pinocchio di Netflix è un film con un cuore pulsante dentro un burattino di legno ed è forse l’unico modo per riuscire a godersi ancora una volta una storia nostrana troppe volte data per scontata e troppe volte male interpretata.


Rumore Bianco

Regia di Noah Baumbach

Dopo David Cronenberg con Cosmopolis, anche Noah Baumbach (Marriage Story) si cimenta con l’operato dello scrittore post modernista Don DeLillo. La pellicola vede protagonisti Adam Driver, Greta Gerwig, Don Cheadle e altri meno conosciuti attori. La sinossi è all’apparenza semplice, seguiamo infatti la vita del professor Jack Gladney (Adam Driver), professore di Studi Hitleriani, un’area prestigiosa e che rende la sua figura una delle più famose dell’intero istituto. La vita del professore e della sua famiglia scorre molto tranquilla, fino a quando una fuga di sostanze chimiche genera una nube tossica che invade la contea. Inizierà così l’evacuazione dell’area ed una fuga disperata dalla nube, ma anche e soprattutto dai problemi della vita. “Rumore Bianco” è un’opera stratificata che adatta DeLillo mettendoci dentro anche un pò della personalità del regista, i generi si intercambiano durante tutta la durata della pellicola, creando una commistione strana ma funzionale e che ha un certo ottimismo di sottofondo, ottimismo che comunque nasce da un processo di cadute e rinascite dei protagonisti lungo la pellicola. Sicuramente quello che brilla ancora di più della pellicola, oltre già al surreale racconto ed esagerazione messa in scena è Driver, un attore fenomenale ormai feticcio di Baumbach.


The Fablemans

Regia di Steven Spielberg

Ci sono voluti cinquanta anni e una delle più illustri carriere della storia del cinema, a far sì che Steven Spielberg raccontasse il suo primo incontro con il cinema, il suo grande amore. Racconto semiautobiografico The Fablemans è la storia dell’omonima famiglia, dove Sammy, l’alter ego di Spielberg, rimanendo profondamente affascinato dalla sua prima proiezione cinematografica, decide di dedicare l’intera vita alla costruzione di quel miracolo chiamato cinema. Sulle delicate note di John Williams e su una sceneggiatura personalmente curata da Spielberg e Tony Kushner, il cineasta americano ricostruisce, romanzando ovviamente, alcuni momenti salienti della sua vita e della sua formazione da regista, dirigendo un film commovente e toccante, pregno di amore verso ciò che si ama. Una favola moderna che consacra, ulteriormente, Spielberg ad uno dei più grandi registi viventi.


The Menu

Regia di Mark Mylod

Margot e il suo fidanzato e aspirante chef Tyler, si recano su un’isola costiera per prendere parte ad una sontuosa cena in un ristorante esclusivo dove lo chef Julian Slowik ha preparato un menù esclusivo, con alcune scioccanti sorprese che sapranno spiazzare a puntino gli invitati. In modo volutamente sfacciato e all’apparenza semplice e senza troppi giri di parole The Menu mette in scena non solo una critica sociale sul mondo della critica stessa – capace di stroncare carriere sul nascere – ma su tutto un sistema capitalista che si “abbuffa” di parole ma di fatti inesistenti. Magnificamente interpretato dove su tutti spiccano Anya Taylor-Joy e Ralph Fiennes, The Menu è una commedia nera e allo stesso tempo un horror cerco di suspense dove a risplendere è il connubio regia e sceneggiatura.


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