“- Ecco l’Ufficio Embargo… mi scusi, è finito l’embargo su Jojo Rabbit di Taika Waititi?
– Uhmmm… mi faccia controllare un attimo… Sì, scaduto stanotte, perché?
– Perché è due settimane che non vedo l’ora di parlare di Jojo Rabbit e non posso!
– Ah, lei è il fortunato signore che l’ha visto in anteprima, la capisco, sa?
– No, si fidi, lei non può capire cos’è questo film…”

Jojo Rabbit di Taika Waititi
Andiamo, mio piccolo nazista convinto, a trovare fondi per questo film!

Cominciamo subito con il dire che Taika Waititi, nonostante debba cercare su Google come si scrive il suo nome tutte le volte, lo adoro. In Nuova Zelanda, la sua patria, è famosissimo, ma noi lo conosciamo per quel Thor Ragnarok detestato da tutti, ma amato da me perché, alla facciazza finta e plasticosa di Stranger Things, è un film che davvero riesce a catturare, intrappolare e nel buio incatenare il brillante, colorato e dannatamente camp spirito degli anni ’80. E Thor Ragnarok lo amo anche perché, grazie al suo successo, ha lanciato nell’Olimpo Taika Waititi a cui è stato concesso di fare Jojo Rabbit, film che aveva nel cassetto da un po’, ma essendo un signor nessuno negli USA, non trovava chi lo producesse.

Finito il dovuto preambolo, passiamo a parlare di Jojo Rabbit, pellicola che ha aperto la 37esima Edizione del Torino Film Festival. Jojo Rabbit è un film immenso. Fine, tutti a casa. No, scusate, mi dicono dalla regia che devo argomentare un po’ meglio la cosa.

Allora, Jojo Rabbit è tratto, molto liberamente, da Il Cielo In Gabbia di Christine Leunens e parla di Jojo Betzler (il fantastico Roman Griffin Davis), il classico ragazzino tedesco degli anni ’40: capelli biondi, occhi azzurri, faccino simpatico e ideali nazisti talmente radicati da avere come amico immaginario Adolf Hitler (un gigantesco Taika Waititi).

Sono il tuo amichevole Adolf Hitler immaginario di quartiere.

Per non fare spoiler, non vi dirò perché Jojo viene chiamato “Rabbit” né cosa gli succede, ma solo che a un certo punto scopre che sua madre nasconde in casa Elsa (Thomasin McKenzie sulla quale non ho aggettivi permessi in questo sito), una ragazza ebrea. Basta, fine, non dico altro sulla trama del film perché dovete andare a vederlo al cinema. Ma tipo subito appena esce.

Primo, perché Jojo Rabbit ha un cast eccellente, oltre a quelli già citati: da Scarlett Johansson a Sam Rockwell, fino a Alfie Allen. Tutti tranne Rebel Wilson perché fa sempre lo stesso personaggio in qualsiasi film e anche se qui ci sta bene, la trovo insopportabile.

Secondo, perché Taika Waititi ha una regia formidabile, bella da vedere, alcune inquadrature sono dei quadri e adotta delle soluzioni visive davvero azzeccate.

Terzo, perché Taika Waititi ha una scrittura eccezionale, riesce a prendere una storia profondamente drammatica e, pur mantenendone la drammaticità, riesce ad alleggerirla con uno humor nero raffinato e mai banale o fine a se stesso. Non scade mai, nemmeno per un fotogramma, in una comicità facile e di bassa lega, anzi, riesce a passare senza soluzione di continuità da momenti duri e commoventi ad altri di forte tensione, ad altri ancora comici, con un senso dell’ironia e un cinico sarcasmo che, in tutta franchezza, gli invidio molto.

Bella gnocca tedesca, tua mamma, Jojo!

Quarto, perché Jojo Rabbit non è il solito film che mette alla berlina il nazismo, come sarebbe facile fare e come è stato già fatto mille volte, ma lo sfrutta come mezzo per parlare di altro. Nella fattispecie delle ideologie e di quanto siano pericolose, che siano di destra, di sinistra, di centro, di lato, si sopra o di sotto. Di quanto sia dannoso per l’essere umano abbracciare un modo di pensare e far propri i suoi dogmi senza farsi alcuna domanda. Perché succede che le ideologie ci trasformano in qualcosa che non siamo, in ciechi che vanno per la loro strada con divise di cartone, pronti a buttarci in una guerra di cui non sappiamo niente, che non abbiamo voluto e ci costa molto più cara della somma di quello che perdiamo. Succede che le ideologie trasformino un “Hail Hitler” in un verso senza senso, ridicolo, un raglio pronunciato perché bisogna farlo, non perché significhi davvero qualcosa.

– Ma tu sei un mostro che si nasconde nel buio? + Solo nella tua testa, Jojo

Quinto, perché Jojo Rabbit è un film coraggioso, con due palle grosse così, esce in un periodo in cui le ideologie, soprattutto quelle di destra, si stanno riprendendo il mondo, alimentate da un odio profondo verso tutto ciò che è diverso, trasformato in una non ben definita, orribile minaccia minacciosa che si nasconde al buio, sotto il letto, ci ruba il lavoro, le donne, i crocifissi, le speranze, i soldi, i telefonini, i 35 euro al giorno e vive in alberghi di lusso a spese nostre. Quando non è nascosta sotto al nostro letto, ovvio.

Mi spiace deludere tutti quelli che si aspettavano una commediola ridicola e superficiale, ma Jojo Rabbit non è un film simpaticone con una macchietta di Hitler che dice le cose stupide nelle orecchie di un ragazzino fanatico. Jojo Rabbit è un film che, se siamo abbastanza attenti da vederlo, ci urla di svegliarci perché abbiamo macchiette di politici che ci sussurrano nelle orecchie cose stupide alimentando il nostro fanatismo. E lo fa facendoci ridere in modo amaro, sia per le cose che vediamo sullo schermo, sia perché ridiamo di noi stessi, perché siamo noi il vero Jojo Rabbit che vediamo sullo schermo.

Jojo Rabbit
Vedi, Jojo, i ladri di biciclette non esistono più, ora ci sono solo i ladri di umanità…

Insomma, Jojo Rabbit è un film da vedere: fa ridere, fa riflettere ed è la commedia più amara, dura e veritiera che abbia visto negli ultimi anni. Sono uscito dal cinema con il sorriso sulle labbra, mentre avevo accanto il mio personale Hitler immaginario che mi sussurrava: “Hai visto in cosa vi abbiamo trasformato? Ci siamo riusciti finalmente e tu non hai proprio un cazzo da ridere!


Jojo Rabbit uscirà nelle sale italiane il 23 gennaio 2020. Di seguito il trailer ufficiale italiano.

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