October 20, 2019
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Venezia 76

Venezia 76 – La nostra classifica dei film in concorso

  • di Gabriele D’Andrassi
  • Settembre 11, 2019
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9)“Ad Astra” di James Gray

Ad Astra

Il film la storia di Roy McBride (Brad Pitt), un ingegnere aerospaziale della NASA incaricato di compiere una missione nello spazio. Solitario, felicemente sposato con Eve (Liv Tyler) e con una leggera forma di autismo, Roy ha perso suo padre circa 20 anni prima durante una spedizione su Nettuno dalla quale non è più tornato. L’obiettivo del suo viaggio era portare a compimento il progetto Lima, basato sulla ricerca di vita extraterrestre.
Tuttavia, anziché cercare forme di vita intelligenti, Clifford McBride, che secondo nuove prove potrebbe essere ancora vivo, conduceva (e forse ancora conduce) esperimenti con materiale classificato in grado di distruggere l’umanità e compromettere per sempre l’intero sistema solare.

Anche in questo caso la trama non si capisce dove voglia andare a parare, la sceneggiatura è scritta malissimo ed è quasi inesistente, fino ad arrivare alcune scene che per questo motivo risultano quasi ridicole. Ottimi effetti visivi e reparto tecnico.
Tra i difetti più lampanti non possiamo non citare l’onnipresente, al limite del fastidioso, presenza della voce di Brad Pitt, che narra, commenta e mostra i propri
pensieri lungo tutto l’arco del film, che dura due ore ma che, per questo e per altri motivi, risulta un’esperienza decisamente più faticosa. Sicuramente non una durata eccessiva per una pellicola di fantascienza, ma tra una trama che stenta a decollare e che presenta diversi difetti nella narrazione, ed il minutaggio risicato dedicato ai personaggi secondari, la fruibilità dell’intera storia viene resa più difficile e altalenante di quanto potrebbe e dovrebbe.
E’ proprio l’onnipresenza dell’attore, sia come voce che come presenza in scena, l’elemento più fastidioso della pellicola: per lunghi tratti si ha quasi la sensazione di un film che voglia celebrare esageratamente la star protagonista, assoluto mattatore del film, che relega in secondo piano quasi tutto il resto del cast, fatta eccezione per un ottimo Tommy Lee Jones.

8) “Saturday Fiction” di Lou Ye

Il film è ambientato nella prima settimana del dicembre 1941, la Cina è sotto l’occupazione giapponese. Ma, contemporaneamente, c’è un altra guerra: quella tra i servizi segreti e le potenze dell’Asse. Jean Yu, una celebre attrice, torna a Shanghai per recitare nella commedia Saturday Fiction, diretta dal suo ex-amante. Ma in realtà la donna ha altri obiettivi: deve infatti raccogliere informazioni sui piani dei giapponesi. E si chiede se rivelare quello che ha appena scoperto sull’attacco a Pearl Harbor.

Il film risulta diviso in due parti, la prima parte del film è molto tranquilla e la seconda ha tantissima azione. Oltre a The Painted Bird questa é la seconda produzione ad avere portato a Venezia un film in bianco e nero, rispetto però all’ altro film qui non troviamo un bell uso di questo effetto, essendo troppo delicato e troppo bianco e moltissimi punti. C’è da dire però che le scritte e i caratteri cinesi messi lateralmente sulla sinistra che descrivono alcune cose del film sono molto affascinanti e interessanti.

Il film è bello, ma ha una risoluzione finale un po’ sempliciotta e poca interessante.

7) “A Herdade” di Tiago Guedes

A Herdade è la storia dagli anni ’40 a oggi di una famiglia portoghese, proprietaria di una delle più grandi tenute in Europa, situata sulla riva sud del fiume Tago. L’affresco familiare porterà alla luce i segreti della fattoria, raccontando gli eventi storici, politici, economici e sociali che hanno interessato il Portogallo in questa vasta porzione di tempo.

Film forse troppo lungo, con un ottima idea visiva, storia forte, sceneggiatura interessante, ottimo cast che si perde un po’ nell’ultima parte ma che rimane un ottimo film nel complesso.

6) “The Laundromat (Panama Papers)” di Steven Soderberg

The Laundromat

Il film diretto da Steven Soderbergh e prodotto da Netlix, racconta lo scandalo dei Panama Papers, ovvero la raccolta di oltre 11 milioni di documenti confidenziali dello studio legale di Panama Mossack Fonseca, che contiene informazioni dettagliate su oltre 214.000 società offshore, fatta arrivare nel 2015 prima alla Süddeutsche Zeitung e poi al Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi.
Quei documenti erano la prova di come dal 1970 al 2015, capi di governo, politici e potenti del mondo avessero indebitamente nascosto dalle tasse le proprie ricchezze spostandole nel paradiso fiscale di Panama. Nel film sarà la vedova Ellen Martin (Meryl Streep) ad indagare sulla frode assicurativa inseguendo i due soci in affari (Gary Oldman e Antonio Banderas) che strumentalizzano il sistema finanziario mondiale.

La sceneggiatura, scritta dal collaboratore del regista, Scott Z. Burns, è il risultato di un ottimo lavoro: il film, che non vuole essere drammatico, pur trattando una vicenda decisamente seria, passa dall’essere comico, al drammatico, per tornare a scene che faranno esclamare “Wow!” e riprendere la propria verve scanzonata. La frammentazione dei vari segmenti è sia un pregio che un difetto, con una prima parte meno scorrevole ed una seconda parte decisamente più fruibile.

Dal punto di vista tecnico, Soderbergh, come suo solito, ama variare all’interno della stessa pellicola, spaziando tra diverse tipologie di inquadratura a seconda dell’importanza del personaggio inquadrato, passando da momenti più classici a scelte forse eccessivamente caricaturali. Montaggio e fotografia sono, come sempre, ottimamente gestite, con alcuni cambi di formato decisamente particolari. I costumi, soprattutto gli abiti indossati da Oldman e Banderas, sono assolutamente deliziosi nella loro estrema varietà. Ulteriore punto a favore della pellicola sono le immagini di repertorio ricreate da zero da Soderbergh, che confermano ancora una volta le grandi capacità documentaristiche del regista.

In conclusione, The Laundromat (Panama Papers) è un buonissimo film, che avrà sicuramente un ottimo successo visto l’argomento decisamente interessante di cui parla, e che ci regala una prestazione decisamente di ottimo livello da parte del cast.

5)“Ema” di Pablo Larrín

Il film segue la storia di Ema, una giovane ballerina che decide di separarsi da Gastón dopo aver rinunciato a Polo, il figlio adottato che non sono mai stati in grado di crescere. Per le strade della città portuale di Valparaíso, la ragazza va alla ricerca disperata di storie d’amore che l’aiutino a superare il senso di colpa. Ma Ema ha anche un piano segreto per riprendersi tutto ciò che ha perduto.

Larrain dirige un opera d’arte contemporanea con moltissimi riferimenti all’ oggi e al passato, questo film ha particolarmente diviso la critica e il pubblico perché tutto quello che succede al personaggio oltre ad essere a volte irreale, ma questa giovane donna é il motivo di tutto questo interesse , oltre ad essere bella ma anche molto ma molto particolare é anche davvero brava e trasporre i sentimenti di questo personaggio , i suoi balli con quella musica in sottofondo poi ricreano un atmosfera veramente intrigante e non ti fanno assolutamente staccare gli occhi dallo schermo. Forse alcuni dialoghi e il finale sono tra le cose meno riuscite, che non fanno essere un film davvero eccellente, ma solamente un ottimo esperimento, che ha come punto di forza la protagonista per interpretazione e scrittura del personaggio e un livello tecnico davvero mostroso, dimostrando che Larrain é uno dei registi più bravi della sua generazione.

4) Martin Eden” di Pietro Marcello – Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Luca Marinelli

Martin Eden

Martin Eden è una nuova versione cinematografica dell’omonimo romanzo di Jack London, pubblicato nel 1909. Protagonista è il giovane marinaio di umili origini Martin Eden (Luca Marinelli). Il marinaio salva da un’aggressione Arturo, giovane rampollo della borghesia industriale. Per ringraziarlo Arturo lo invita nella sua abitazione di famiglia dove Martin Eden conoscerà e si innamorerà di Elena, la sorella di Arturo. La giovane donna, colta e raffinata, diventerà un’ossessione amorosa e il simbolo dello status sociale cui Martin aspira a elevarsi. Martin inseguirà il sogno di diventare scrittore, a costo di sacrifici e fatiche affrontando i limiti della propria umile origine.

Il film bellissimo, a tratti folle, con un Luca Marinelli in splendida forma. Il personaggio di Martin Eden che nel libro viveva in California, qui vive a Napoli ed è scritto perfettamente ed interpretato in modo magistrale da Marinelli. A livello visivo il film è veramente ispirato, soprattutto per il modo di girare di Marcello che lo fa sembrare una pellicola uscita dagli anni 60/70 , grazie ad una fotografia con colori poco accesi ed all’ambiente, ottimamente reso, che il regista sceglie per mettere in atto la vicenda; inoltre i costumi sono particolarmente ispirati ed affascinanti.

I dialoghi sono veramente il punto di forza di questa pellicola che, proprio grazie all’ottima scrittura. riesce a decollare e ad essere su un altro livello rispetto ai film italiani di questi anni: la contrapposizione tra ricchezza e povertà nelle parole di Martin è resa magnificamente, e tutti i personaggi con cui ha un confronto sono resi veramente bene, su tutti ovviamente Elena e gli scambi con il personaggio di Briss. Film consigliatissimo.

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