October 15, 2019
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Venezia 76

Venezia 76 – La nostra classifica dei film in concorso

  • di Gabriele D’Andrassi
  • Settembre 11, 2019
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3) Marriage Story” di Noah Baumbach

Marriage Story

Marriage Story  è un film diretto da Noah Baumbach, segue la fine del matrimonio tra Charlie (Adam Driver) regista teatrale e Nicole (Scarlett Johansson) sua moglie e attrice.

Il cast holliwoodiano rende la pellicola di una qualità eccelsa, la vita matrimoniale ben organizzata e contraddistinta da una forte contraddizione tra cuore e cervello vi incanterà e vi farà soffrire con i due protagonisti. L’aspetto più rilevante del film è di certo la sceneggiatura, ricca di dialoghi e stracolma di linfa vitale: vi disturberà la totale perfezione che si può notare all’interno di essa. A tratti è sembrata una danza perfetta, tutto con un preciso ritmo e nessuno fuori dal coro.

Un film che vi farà ridere, piangere e riflettere. Uscirà il 6 Dicembre su Netflix, da non perdere.

2)Joker” di Todd Phillips – Leone d’oro al miglior film

Venezia 76 Joker

Il film è incentrato sulla figura dello storico nemico di Batman, ed è una storia originale, diversa da qualsiasi altra vista fino ad ora sul grande schermo. L’esplorazione di Phillips su Arthur Fleck, interpretato in modo impeccabile e straordinario da Joaquin Phoenix, è quella di un uomo che lotta per trovare la sua strada in una società fratturata come Gotham.
Durante il giorno lavora come pagliaccio, di notte si sforza di essere un comico di cabaret… ma scopre che lo zimbello sembra essere proprio lui.
Intrappolato in un’esistenza ciclica sempre in bilico tra apatia e crudeltà, Arthur prenderà una decisione sbagliata che provocherà una reazione a catena di eventi, utili alla cruda analisi di questo personaggio.
Oltre a Joaquin Phoenix, nel cast ci sono anche Robert De NiroZazie Beetz e Frances Conroy.

Joker è una pellicola che riesce a trasmettere tanta malinconia, grazie alla gemma interpretativa di Joaquin Phoenix, attore che si è immedesimato alla perfezione in Arthur, nel suo malessere, nella sua psiche intrappolata in un corpo inerme.
Il soggetto è scritto alla perfezione anche se, come dichiarato in rassegna stampa dal regista, Joaquin Phoenix rendeva maggiormente senza direzione artistica, tanto che attore e regista hanno lavorato insieme sulla costruzione del personaggio stesso. La sceneggiatura è invidiabile, con dialoghi scritti alla perfezione, che danno vita ad un cinecomic dal lessico fiorito come mai se ne sono visti prima.

La regia è impeccabile, la struttura compositiva viene evidenziata dalla sezione aurea così da rendere tutto perfetto. Le inquadrature ed i movimenti di camera rendono il film un fotogramma parallelo, con un movimento così morbido e filato da non venir praticamente percepito. La costruzione è così ben fatta da faticare a credere di trovarci di fronte ad produzione di Warner Bros., perché il film sembra più un prodotto indipendente e d’autore, più che di una major. Film da vedere.

1)J’Accuse” di Roman Polanski – Leone d’argento – Gran premio della Giuria

Roman Polanski

Nel 1895, l’ufficiale francese Georges Picquart, dopo essere stato nominato a capo della sezione di intelligence dell’esercito francese, scopre che sono state falsificate delle prove per condannare Alfred Dreyfus, uno dei pochi ebrei nell’esercito francese, accusato di passare segreti militari all’Impero tedesco. Picquart rischia la sua carriera e la sua vita, lottando per un decennio per dimostrare la verità e liberare Dreyfus, erroneamente condannato alla prigionia nell’Isola del Diavolo.

Film immenso e diretto in modo monumentale dall’ormai ottantaseienne Polanski. Regia, scenografia, comparto tecnico, attori sono tutti perfetti, come la rappresentazione del 1800. I dialoghi sono spinosi, razionali, mentre dal punto di vista scenografico, assistiamo ad una perfetta organizzazione degli spazi. Riuscire a far captare l’attenzione su una minuziosità pur avendo l’attore principale in primo piano è molto impegnativo ma, come al solito, Polanski riesce a dimostrare le sue doti di visionario.
In J’accuse si percepisce l’intenzione e l’attenzione di Roman Polanski, la cura della mamma nei confronti del proprio bambino, ed è proprio così che il regista si comporta con il suo nuovo prodotto audiovisivo. Il film è una cannonata in pieno petto d’inverno, ti lacera l’interno ma dà sollievo per il calore assunto. Riesce a creare ossimori ingiustificati che tuttavia vanno ad ampliare le vedute del film, come il rapporto tra i due protagonisti.

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