September 20, 2019
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Venezia 76

Venezia 76 – La nostra classifica dei film in concorso

  • di Gabriele D’Andrassi
  • Settembre 11, 2019
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La 76esima edizione della mostra del cinema di Venezia è da poco giunta al termine e noi di RedCapes abbiamo deciso di scrivere in merito a tutte le pellicole che hanno partecipato al concorso, tramite una nostra personale classifica, scrivendone la trama e aggiungendo anche una nostra recensione.
La cerimonia di premiazione di Venezia 76, presentata dalla madrina di questa edizione Alessandra Mastronardi, è stata trasmessa su Rai Movie in diretta dal Palazzo del Cinema di Venezia.

Ecco dunque la nostra classifica dei film in concorso:

19)The Painted Bird” di Václav Marhoul

Ambientato nell’Europa dell’Est durante la Seconda Guerra Mondiale, vede protagonista un bambino ebreo che viene affidato dai genitori a un’anziana madre adottiva per proteggerlo dalla persecuzione nazista. La donna però muore e il ragazzino inizierà a vagare tra villaggi e fattorie scontando sulla sua pelle la violenza dei contadini locali e la brutalità dei soldati russi e tedeschi.
Il film presenta molte problematiche a partire dall’estrema lunghezza della pellicola; il racconto è tedioso, non si riesce ad empatizzare col protagonista e le vicende che accadono a quest’ultimo, sono così brutte che vorresti quasi non vedere il film che nonostante non sia totalmente da buttare, risulta essere estramemente fastidioso.

18) “No. 7 Cherry Lane” di Yonfan – Premio Osella per la migliore sceneggiatura

Di per sé, il soggetto alla base di No.7 Cherry Lane è interessante: una storia d’amore ambientata nella Honk Kong degli anni ’60 che tratta di uno studente di letteratura inglese Ziming che si ritrova al centro di un triangolo amoroso con Meiling, la ragazza a cui dà delle lezioni, e con la madre di quest’ultima, in esilio da Taiwan.

Il problema principale della pellicola però è che viene rovinata da un animazione di bassissimo livello, essendo queste per nulla fluide e ben programmate, i fondali sono statici, le inquadrature ricordano più un videogioco che un film. L’insieme di queste cose, finisce inevitabilmente col compromettere l’intento dell’autore. I minuti sembrano non passare mai e l’indice di noia salire incredibilmente. Un ruolo fondamentale lo giocano i gatti, protagonisti di scene veramente esilaranti, in senso assolutamente negativo. La famosa storia d’amore è sciatta e stupida, oltre che, come detto, scopiazzata da altri lavori.

17)The Perfect Candidate” di Haifaa Al-Mansour

The Perfect Candidate

Il film parla di Maryam, giovane dottoressa che lotta contro i pregiudizi del suo paese, dettati per lo più da principi religiosi integralisti. Insieme a lei ci sono le sorelle Sara e Selma che la sosterranno nel suo proposito di candidarsi alle elezioni locali nel suo villaggio; una situazione atipica per il paese dove è ambientato il film.

Registicamente parlando il lavoro Haifa Al Mansour non ha nulla di così eclatante, ma troviamo dei piani totali esterni che sono tremendamente incisivi nell’oculare del visore, tanto che sembra quasi di memorizzarli tutti senza consapevolezza. Le immagini sono in una chiara evidenzia materna, con una responsabilità da percepire, che rende la chiave di visione molto più complessa rispetto agli altri film alla quale siamo abituati. Parliamo dunque di tecnicismi poco evidenti, ma il tutto riesce a passare in secondo piano grazie ad una trama senza troppi artefatti ma con un grande spirito d’iniziativa, che ci ricorda come ancora oggi, in parte del mondo arabo, ci sia una censura totalitaria sulle donne e sull’arte. The Perfect Candidate si rivela essere un film forte, godibile ed ironico. Interpretazione magistrale e trama succulenta riusciranno a tenervi incollati allo schermo, anche se non è sicuramente una pellicola per tutti.

16) “Guest of Honour” di Atom Egoyan

guest of honour

Il film parla della la storia di Jim, un ispettore sanitario, che un giorno riceve la notizia che sua figlia Veronica è stata arrestata con l’accusa di molestie sessuali verso un suo studente minorenne. Nonostante sia innocente, la ragazza vuole restare in prigione, respingendo i tentativi paterni di ottenere la sua liberazione.
Veronica rivelerà poi al padre di meritare di voler restare in prigione per qualcosa che ha commesso tempo addietro, infatti il passato porterà a galla un segreto familiare che si ripercuoterà sul lavoro e sul rapporto con Jim.

Il film è suddiviso in due trame differenti, quella di Jim che risulta essere interessante e quella di Veronica che ricorda quella di una serie tv e risulta essere l’anello debole della pellicola. Guest of Honour risulta, in generale, un film anonimo, sicuramente non da concorso. Sarebbe stato meglio se fosse stato fuori concorso o da orizzonti. La mano di Egoyan, che ha fatto degli ottimi prodotti, maggiormente negli anni ’90, non si vede per nulla. Inoltre, il fatto che si sia scritto la sceneggiatura è un’ulteriore pecca. Nonostante qualche spunto curioso, è un film vedibile, ma che non lascia assolutamente nulla.

15) “Babyteeth” di Shannon Murphy – Premio Marcello Mastroianni ad un attore o attrice emergente per Toby Wallace

Babyteeth

Milla, una ragazza di 15 anni, sta contemplando la possibilità di buttarsi sotto la metropolitana quando incontra Moses, un ventenne senzatetto. È un incontro fatale in molti sensi, perché sia Milla che Moses hanno una certa familiarità con la morte, lei perché gravemente malata, lui perché è un tossicodipendente. Entrambi provengono da famiglie “difficili”: Anna, la madre di Milla, si impasticca per superare la propria fragilità e la sofferenza per la malattia della figlia, e a fornirle ansiolitici e oppiacei è il marito Henry che lavora come psicologo. La madre di Moses invece ha messo il figlio alla porta, concentrandosi sul fratellino minore Isaac, mentre del padre dei due ragazzi non c’è traccia.

In Babyteeh, nonostante il tema delicato, non arriviamo mai ad interessarci al 100% della storia, ed il finale, decisamente prevedibile e “furbacchione”, decisamente non aiuta.

In sostanza si tratta di un film carino, che si guarda volentieri nonostante la durata eccessiva, ma che non raggiunge assolutamente film più commerciali come Colpa delle stelle che, seppur con un intento infinitamente più commerciale, riescono ad essere sicuramente più efficaci nella messa in scena e nel messaggio.

14) “Il sindaco del Rione Sanità” di Mario Martone

Tratto dall’omonimo spettacolo teatrale di Eduardo De Filippo, Il Sindaco del Rione Sanità, diretto da Mario Martone non delude l’intrattenimento e le aspettative richieste.
Don Antonio Barracano è una figura temuta e rispettata nel rione Sanità di Napoli, dove è noto come “il Sindaco” e si occupa di risolvere le liti e amministrare la giustizia secondo i propri criteri, attraverso metodi tanche brutali. Quando un ragazzo deciso a uccidere suo padre richiede il suo aiuto, Barracano rivede in lui la sete di vendetta che da giovane lo ha reso ciò che è ora e decide di intervenire, mettendosi in una situazione pericolosa.

Possiamo affermare di aver visto, finalmente, un prodotto sperimentale a tutti gli effetti. Il teatro di Martone all’interno della lente cinematografica sorprende sempre di più, riesce a richiedere l’attenzione teatrale senza troppi sforzi nei propri gusti personali. Non possiamo negare che, nella semplicità della inconsapevolezza, a volte tutto sembra troppo forzato e sterile. Le sequenze usate per un cambio temporale, anche brevi, sono forzate ed in cerca di apprezzamenti dai soliti fan della Napoli attuale. La regia è propensa nella camera fissa, difatti, quando cambia inquadratura, si notano errori netti come un cambio improvviso di posizioni posturali o facciali. Gli attori tendono, sotto direzione di Martone, ad uscire dalla camera in modo teatrale, quindi con una piccola passeggiata poco naturale. La scenografia è effettivamente caricata appositamente per un dramma da mettere in atto tramite la continua interazione dinamica degli attori. La differenza tra lo scritto di De Filippo e Martone è l’evidente transizione nei periodi di mafia 2000, dove a comandare non è più il boss dagli anni 70 ma il ragazzo trentenne che, a suo modo, è più vicino alle realtà che ci affianco.

13)“Gloria mundi” di Robert Guédiguian – Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile ad Ariane Ascaride

Gloria Mundi

Il film racconta la storia di Daniel che dopo aver scontato una lunga condanna, esce di prigione e torna a Marsiglia. La sua ex moglie Sylvie, gli fa sapere di essere diventato nonno perché Mathilda, la loro figlia, ha dato alla luce Gloria. Durante l’assenza di Daniel ognuno si è fatto o rifatto una vita. Daniel va a conoscere sua nipote e trova una famiglia che lotta in ogni modo per restare in piedi e farà di tutto per aiutarla.

A livello di sceneggiatura non c’è granché di nuovo rispetto a quanto già visto in altri film francesi o italiani del genere. A differenza di altre opere di Guédiguian, però, questa sembra quasi una dei fratelli Dardenne. È viva la tematica del lavoro, della difficoltà nel trovarlo ma nell’essere costretti a farlo per vivere si percepisce la sofferenza. Ma il tutto viene inquadrato nell’ottica della bambina, del padre ex-galeotto, di ripetuti tradimenti, che creano un effetto straniante e confusionario.

Benché sia drammatico, comunque, il finale in sé è piuttosto comico, oltre che scialbo. Peraltro, ha una scena girata a super rallentatore, che rende il prodotto ancora peggio di quanto in realtà non sia. Non è definibile “brutto” si lascia guardare, una sufficienza piena la merita.

12) “About Endlessness” di Roy Andersson – Leone d’argento per la miglior regia

About Endlessness, film diretto da Roy Andersson, è una storia sulla vita umana in tutta la sua bellezza e crudeltà, nella quale i momenti insignificanti assumono lo stesso significato degli eventi storici: una coppia galleggia su una Colonia devastata dalla guerra; sulla strada per una festa di compleanno, un padre si ferma a legare i lacci della figlia sotto la pioggia battente; le ragazze adolescenti ballano fuori da un bar; un esercito sconfitto marcia verso un campo di prigionia.
Diversamente dalla scenografia che risulta essere ottima, la trama del film non riesce a trasmettere il messaggio che il regista voleva far arrivare ed infatti alla fine della pellicola, allo spettatore non arriva nulla.

11) Le verità” di Hirokazu Kore’eda

Le Verità

Questa pellicola è la storia di un complicatissimo rapporto tra madre e figlia: la prima, Fabienne, è una star del cinema, ammirata dagli uomini; la seconda, Lumir, è una sceneggiatrice afflitta dall’ingombrante figura materna.
Quando viene pubblicata la biografia dell’attrice Lumir torna a Parigi dall’America dove si era trasferita, insieme alla famiglia, anni prima per stare distante dalla madre. Il ricongiungimento tra madre e figlia, dopo questo lungo periodo sarà più turbolento che mai e porterà a galla verità non dette, risentimenti mai sopiti e confessioni rimaste a lungo sepolte.

Il comparto tecnico de “Le Vérité” è impeccabile. La regia è espressa con una pulizia tipica di Kore-eda, la sua perfezione sul posizionamento di camera e, in questo caso, sulla falsa posizione dell’inquadratura “finta e simulata”, destabilizza per la cura così dettagliata e minuziosa. 
Ottima correzione del colore, sottolineata dalla familiarità degli azzurri cinematografici e dalla riduzione del “contrasto” nel modo più naturale che si possa ottenere; tutto ciò ricorda un “film già visto” che porterà alla dovuta chiave di visione. Uno degli inserti migliori rimane il comparto tecnico luminoso; la nulla differenza tra luce esterna e luce interna è immediata, il più delle volte è sembrato di avere un “sole” incondizionato, rendendo tutto ciò un periodico successo. Unico neo tecnico è il montaggio, un peccato vedere così tanta perfezione essere infranta da una transizione col nero oppure da un taglio impreciso.

10) Wasp Network” di Olivier Assayas

Wasp Network

Il tema della pellicola è la storia di cinque prigionieri politici cubani, imprigionati dagli Stati Uniti dalla fine degli anni ’90, con l’accusa di spionaggio e omicidio. Il gruppo è composto da spie che, mentre la guerra fredda volgeva al termine, vengono inviate dai servizi di controspionaggio di Cuba per monitorare un gruppo anti-Castro con sede in Florida, che avrebbe progettato una serie di attacchi militari…

La regia non è nulla di eccezionale, non presenta scene memorabili in grado di coinvolgere il lato emotivo, se non qualcuna di sfuggita e la sceneggiatura è abbastanza banale, ma tra i pregi, invece, è bene sottolineare una buona ricostruzione storica degli eventi a livello filmico, con ottime scenografie e costumi.

Tirando le somme, è un buon film, da vedere sicuramente anche per la sua forma più “blockbusterona”. È sopra la media di altri lavori che si sono visti di questo tipo, che scivolano via dimenticabilissimi, mentre Wasp Network desta sicuramente interesse.

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