Dark
“LA DOMANDA NON È DOVE MA QUANDO.” così veniamo introdotti a Dark, prima produzione Tedesca di Netflix che segue la storia di quattro famiglie che vengono sconvolte quando la quiete della loro vita e della città stessa in cui abitano viene interrotta dalla scomparsa di due bambini. Uno di questi è Mikkel Nielsen, figlio di Ulrich Nielsen (Oliver Masucci), il quale aveva già perso il fratello 33 anni prima in circostanze molto simili. Con il dispiegarsi della vicenda sempre più segreti nascosti della cittadina di Winden vengono alla luce e colpiscono i personaggi più inaspettati, che entrano in un circolo vizioso di autodistruzione. Fin dai primi minuti appare il bosco, che si insinua come una figura spettrale sulla cittadina insieme alla centrale nucleare della cittadina di Winden, ma ci sono ben altri segreti sotto la cittadina e presto i ragazzi insieme alle loro famiglie si troveranno ad essere in un modo o nell’altro coinvolti in macchinazione più grandi di loro stessi. Il tempo a Winden scorre in modo diverso: Dark segue tre dimensioni, quella passata, presente e futura. Così è definita dall’orologiaio e così noi la percepiamo, come qualcosa di totalmente straniante. La serie che si concluderà con la terza stagione quest’anno, ha visto un incremento di pubblico poco dopo il rilascio della seconda e ancora più incredibile stagione: se non l’avete ancora vista, è ora il momento.
Derek
Ricky Gervais è diventato noto con The Office, ma ora si prende la sua rivincita grazie ad una serie creata ed interpretata da lui. La serie, ambientata in una casa di riposo, segue Derek Noakes (Gervais), un uomo gentile, disponibile ed altruista, ma anche vulnerabile a causa della sua ingenuità. L’uomo nonostante la sua goffaggine e il non bell’aspetto, continua a seguire un insegnamento di una anziana signora: è meglio essere gentili che intelligenti o di bell’aspetto. La gentilezza di Derek e il suo piacere allo spettatore sarà al centro della comedy che ritrae una realtà che davvero ha ben poco di felice a parte il protagonista.
Dirk Gently
Un’altra grande serie che ha avuto vita breve ma che ci sentiamo di consigliare è Dirk Gently. “Tutto è collegato”, questa è la tagline della serie TV creata da Max Landis che vede un investigatore, appunto Dirk Gently (Samuel Barnett) indagare seguendo le sensazioni e la casualità. Nella serie abbiamo anche Elijah Wood che interpreta il compare di Dirk, Todd. Dirk e Todd in queste otto puntate si troveranno ad affrontare di tutto, da pazzi psicopatici pelati ad assassini con la stessa convinzione dell’Universo come qualcosa di collegato e pulsante a vandali senza meta. Una serie che ti farà scervellare per cercare di capire i nodi, quando come spettatore devi solo seguire il mantra e farti guidare dagli eventi.
Glow
Creata da Liz Flahive e Carly Mensch per Netflix, con la produzione esecutiva, tra gli altri, di Jenji Kohan (Orange Is The New Black), GLOW è una serie tv sul wrestling femminile. GLOW racconta il dietro le quinte del wrestling e in particolare di una compagnia di wrestling femminile nella Los Angeles degli anni ottanta realmente esistita, la quale da appunto il nome alla serie, e lo fa da un punto di vista nuovo e del tutto femminile, come nessun altro prodotto d’intrattenimento audio visivo aveva fatto prima d’ora nei confronti di questo sport-spettacolo. La serie per ora è composta da tre stagioni, le prime due eccellenti, la terza di transizione e necessaria ad esplodere nella quarta stagione, è uno dei prodotti più atipici della piattaforma proprio per l’argomento trattato. Una serie che non si perde nel maschilismo e che non trasforma le protagoniste in maschiacci ma che le tratteggia in maniera credibile, tanto da farti affezionare subito e con una Alison Brie fantastica.
Per approfondire, ecco la nostra recensione: Glow – Una storia di Wrestling
Hill House
La serie è basata sul romanzo “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson, un capolavoro e caposaldo del romanzo horror e paranormale, e segue le vicende della famiglia Crain, una normale famiglia Statunitense, fino a quando, 26 anni fa ha dovuto trasferirsi per un’estate ad Hill House, già nota al tempo per le oscure presenze che vagavano in essa, tra cui si diceva i fantasmi dei deceduti in quella casa molto tempo prima. Dopo quell’estate, tutto è cambiato: in un notte il patriarca della famiglia Hugh Crain (Henry Thomas) ha preso con sé i figli ed è scappato, lasciandosi dietro la moglie, Olivia (Carla Cugino) ormai completamente lontana dalla realtà ed in preda al volere dei fantasmi della casa. Il tempo passa e la famiglia Crain si divide, fino a quando i fantasmi di Hill House non tornano a farsi vedere e così un evento inaspettato e crudele li costringe a riunirsi di nuovo. La serie è inquietante e presenta interpreti che, seppur non particolarmente famosi o apprezzati a livello mondiale, sono riusciti a dare forma alla famiglia Crain ed a farci affezionare a loro. Mike Flanagan è riuscito a consegnare una soddisfacente storia di fantasmi e a raccontare anche una tragedia familiare, perché Hill House è anche questo, un dramma con al centro una famiglia, dove l’elemento sopranaturale gioca un ruolo importante ma che, anche se fosse sostituito da un tema come la malattia mentale e le allucinazioni che derivano dai problemi psichici o comunque della sfera della mente, avrebbe lo stesso effetto inquietante e drammatico
Per approfondire, ecco la nostra recensione: Hill House Stagione 1 – Il Male camminava insieme a noi
















