The End of the F***ing World
The End of the F***ing World è una serie televisiva britannica creata da Jonathan Entwistle e basata sul fumetto quasi omonimo The End of the Fucking World di Charles Forsman. James è un ragazzo di 17 anni psicopatico (a detta sua) annoiato e apatico, insensibile all’inverosimile al mondo esterno e a qualsivoglia tipo di emozione che incontra casualmente a scuola Alyssa, una diciassettenne ribelle e con degli indubbi problemi legati alla socialità (o anti-socialità sarebbe meglio dire in questo caso) e alla propria sessualità. La voglia di evasione di Alyssa e le particolarissime esigenze di James porteranno i due giovani ragazzi all’interno di una sorta di road-movie tutt’altro che divertente, ma piuttosto duro invece e pieno di momenti difficili, ma che li vedrà partire adolescenti e arrivare adulti. Una serie dal gusto amaro e dal retrogusto squisitamente adolescenziale che ricalca piuttosto fedelmente l’opera originale, salvo distaccarsi poi nel finale, aperto al sequel andato in onda recentemente su Netflix.
Per approfondire, ecco la nostra recensione: The end of the Fucking World Stagione 1 – Love and Rockets! | Recensione
The Good Place
Vi siete mai chiesti cosa c’è dopo la morte? Michael Schur si, o almeno tenta di prenderla sul ridere. Quando Eleanor Shellstrop (Kristen Bell) arriva nell’aldilà viene accolta dall’architetto Michael (Ted Danson), chele rivela di trovarsi nella parte buona e che ora passerà l’eternità lì insieme alla sua anima gemella, Chidi Anagonye (William Jackson Harper), eppure non tutto sembra andare come la donna pensa, infatti, la convivenza con Chidi è problematica e lei davvero non merita la parte buona, di fatto è una ex truffatrice e dalla rivelazione a Chidi della cose, iniziano i primi problemi in paradiso. La serie, che possiamo dire essere una sorta di evoluzione della commedia degli equivoci, ci porta a mettere in dubbio qualsiasi cosa, sopratutto dopo il finale della prima stagione.
The Umbrella Academy
The Umbrella Academy nasce dalla mente di Gerard Way e Gabriel Bà, e segue le vicende del gruppo di straordinari superumani noti come Umbrella Academy. Nel 1989, quarantatré neonati nascono in svariate parti del mondo da donne che non si conoscono e che fino al giorno prima non avevano mostrato segni di alcuna gravidanza. Sette vengono adottati da Sir Reginald Hargreeves, un industriale miliardario, che dà vita all’Umbrella Academy e prepara i suoi “bambini” a salvare il mondo. Putroppo però non tutto va come pianificato. Negli anni dell’adolescenza, infatti, fratture interne alla famiglia portano allo scioglimento della squadra e sarà solo la morte di Hargreeves a riavvicinare i sei membri sopravvissuti, dopo diciassette anni di allontanamento. Luther, Diego, Allison, Klaus, Vanya e Numero 5 collaborano per cercare di scoprire cosa si cela dietro la misteriosa morte del padre. Ma la famiglia così ricomposta è nuovamente divisa dalle personalità divergenti e dalle abilità contrastanti, oltre che dall’imminente minaccia di un’apocalisse globale. La prima stagione si basa sul primo volume, La Suite dell’Apocalisse, di fatto ampliando la storia e concentrandosi sulle peripezie dell’Academy mentre tenta di interpretare le ultime volontà del proprio padre, Sir Hargreeves. L’eccentricità del fumetto si trova in ogni angolo della serie: l’opera di Way che era contraddistinta proprio dall’eccentricità qui non viene nascosta ma anzi esplorata. Il valore aggiunto risiede nella scelta del cast che, pur presentando attori alle prime esperienze come David Castañeda, Emmy Raver-Lampman e Aidan Gallagher, risulta solito e ben sfruttato. La serie prodotta da Netflix si dimostra un ottimo prodotto, che sicuramente può dare molto se si continuerà sulla strada tracciata da questa prima stagione e si esploreranno ancora di più i rapporti tra i protagonisti che erano abbozzati per lo più nel fumetto.
Per approfondire, ecco la nostra recensione completa: The Umbrella Academy Stagione 1 – La difficoltà di essere straordinari
Unbelievable
Un’altra serie ispirata a fatti realmente accaduti di produzione Netflix, Unbelievable, racconta di Marie, un’adolescente accusata di mentire sulla violenza subita da uno sconosciuto che si è introdotto nella sua abitazione. La pressione che le viene in seguito fatta dalla polizia, la porterà a confessare di non aver subito l’abuso, ma molto di più vi è nella storia. Infatti, le due detective, Grace Rasmussen e Karen Duvall stanno indagando su dei casi simili e che si potrebbero ricollegare alla violenza subita da Marie. La serie non batte solo il tracciato del crime drama, ma percorre anche la strada della storia del sopravvissuto, raccontando cosa passano tutte quelle persone che sopravvivono a qualche fatto atroce o abuso e come esso poi si vada a riflettere sulle loro iterazioni sociali e sulla loro famiglia. L’alternarsi quindi delle due storie consegna un prodotto straziante e che non lesina sulla gravità degli avvenimenti, bollandoli come un qualsiasi crimine, ma come un evento tragico seppur comune nella società odierna.
When They See Us
When They See Us, miniserie tratta dalla vera storia dei Central Park Five, la cui regia è affidata a Ava DuVernay, già nota al grande pubblico per il film Selma – Strada per la Libertà. Questa serie è uscita nel silenzio generale nel nostro paese ma è una delle sorprese di questo 2019, sopratutto per quanto sia stata importante per la società questa storia. La serie segue le vicende antecedenti alla sera del 19 Aprile 1989, in cui una donna di 28 anni, Tricia Meili, facendo jogging dopo il lavoro, è stata aggredita e stuprata e successivamente lasciata a morire. La polizia ha ritrovato la donna solo dopo una chiamata per un gruppo enorme di ragazzi che stavano facendo “Wilding” a Central Park. Un gruppo composto anche da minorenni è quindi tenuto in custodia dalla polizia che, con un caso di così grande impatto politico, si è trovata a dover trovare in fretta un responsabile, ed in questo caso toccò a cinque giovani ragazzi: Antron McCray, Kevin Richardson, Yusef Salaam, e Raymond Santana junior, ai quali poi si aggiunse Korey Wise in un secondo momento. La polizia, pressata dal pubblico, si era così convinta che fossero loro i colpevoli, anche se la parte centrale delle confessioni che la polizia aveva estorto erano discordanti proprio sul fatto dello stupro, ma ormai l’opinione pubblica aveva già deciso, così come la polizia, che si trattasse dei colpevoli. I Cinque passarono così tra i 6 e i 14 anni imprigionati per un crimine che non avevano commesso. Solo nel 2002 furono completamente riabilitati quando il vero colpevole si fece avanti. Uno dei casi di cronaca più famosi della cultura occidentale, si fa strada in tv con una raffigurazione precisa e puntuale, che lancia anche un pericoloso sguardo sul sistema giudiziario Americano e su come l’opinione pubblica, scatenata da istituzioni e figure di potere come Donald Trump ha generato un caso inesistente incarcerando degli innocenti. When They See Us non è una serie facile da vedere, ma una volta iniziata si è portati a vederla tutta e finirla il più presto possibile, sia per l’ottimo lavoro di produzione ma soprattutto per far finire lo strazio e riuscire a scappare da quella spirale di dolore ed ingiustizia.
Per approfondire, ecco la nostra recensione completa: When They See Us – La Straziante storia di un’ingiustizia
















