Menzioni d’onore
Ora prima di arrivare ai titoli dell’anno scelti dagli utenti e dalla redazione, ci siamo voluti prendere una pagina per discutere di due serie tv che ormai ad ogni stagione si confermano come due delle produzioni più interessanti e ben fatte nel panorama televisivo internazionale e che per diversi motivi abbiamo omesso dalla lista in quanto avrebbero tolto spazio a novità che meritavano di essere citate e di avere il loro posto in questa lista di fine anno. Ma bando alle ciance ed ecco anche le menzioni d’onore.
Better Call Saul: Stagione 5
Questa quinta stagione dell’amato prequel di Breaking Bad ha ormai superato la prova, siamo qui vicini alla conclusione e possiamo dirlo, Better Call Saul ha superato egregiamente il giro di boa come il suo predecessore dimostrandosi anche superiore e dimostrando di aver imparato dagli errori di questo. La quinta stagione è per molti e anche per noi, una delizia, perfetta e forse la cosa migliore uscita dalle menti di Vince Gilligan e Peter Gould. La serie riprende direttamente dal finale della stagione precedente, senza salti temporali, ormai a stretto contatto con quello che sta per diventare il mondo di Saul e compari. Jimmy McGill (Bob Odenkirk) finalmente ha deciso di assumere il nome di Saul Goodman, nel mentre Kim Wexler (Rhea Seehorn) seppur non sia convinta della scelta di Jimmy, se ne fa una ragione perché deve anche affrontare i suoi problemi con la Mesa Verde e la sua sempre più grande espansione. Intanto, dopo il suo arrivo in città, Lalo Salamanca (Tony Dalton) inizia ad insospettirsi sui giri di Gus Fring (Giancarlo Esposito), conscio che, se indagasse di più, farebbe finire nei guai sia Gus che Mike (Jonathan Banks) e svelerebbe i piani dell’“uomo dei polli”. La quinta stagione conferma così come la terza e la quarta di non essere più interessata a vivere sul bilico di una doppia natura come il suo protagonista ma di voler finalmente chiudere tutti i nodi, portando alla situazione che ben conosciamo dalla serie di cui è prequel e lo fa con eleganza e sagacia. Ormai Saul è nato e questa stagione fa proprio presa su quello, sul suo aver deciso di cedere al lato oscuro, seppur cerchi di mantenersi ancora legato a Kim, ultimo baluardo di umanità nel personaggio. La serie, seppur sia ormai IL PREQUEL, non si dimentica dei personaggi che abbiamo seguito nelle prime stagioni e si dedica a loro abbastanza da non sentirli lontani oppure inutili nelle meccaniche di quello che è diventato lo show. Insomma, se siete fan di Breaking Bad e ancora non avete visto la serie affrettatevi. Se non siete fan di Breaking Bad ma amate la buona televisione eccovela servita.
Se siete interessati potete approfondire negli speciali dedicati alla serie: Better Call Saul Stagione 5 – La Fine dell’inizio
The Crown: Stagione 4
Anche quest’anno The Crown si conferma una delle serie più ambiziose e gigantesche di Netflix e finalmente arriva al punto più atteso da tutti, l’introduzione della novità nella famiglia reale rappresentata dalla Principessa Diana. La quarta stagione riprende dalla fine della terza, proprio nel 1977, e nei primi istanti seguirà l’incontro tra il neo Principe del Galles Carlo (Josh O’Connor) e Diana Spencer (Emma Corrin). Dopo seguiremo le tribolazioni scaturite dall’elezione a Primo Ministro del Regno Unito di Margaret Thatcher (Gillian Anderson), ancora ben lontana agli inizi dal diventare la Lady di ferro che la storia ha conosciuto. La stagione si dividerà così idealmente tra le problematiche che l’Inghilterra sta passando sotto la direzione politica imposta dalla Thatcher e i continui conflitti tra la Regina Elisabetta II (Olivia Colman) e lo stesso Primo Ministro. Come se non bastasse, continuano a essere al centro le avventure amorose di Carlo e il matrimonio, già maledetto dal suo inizio, del Principe con Diana, fino al massimo momento di rottura nel 1990 che coinciderà con le dimissioni della Thatcher. Dopo il taglio netto con il passato ed il passaggio a degli stagionati regnanti di casa Windsor, la quarta stagione ci dà anche di più concentrandosi persino sui giovani eredi tra cui Carlo e figure importanti come la Thatcher. Peter Morgan e Netflix scelgono, per interpretare la Lady di Ferro, la bravissima e versatile Gillian Anderson: Margareth Thatcher e il suo stesso complicato rapporto con la monarchia trovano posto nelle trame della stagione e il ritratto che la serie regala del primo ministro diventa così inedito in numerose accezioni. Nella quarta stagione è il rapporto tra Elisabetta e la Thatcher ad essere oggetto di dibattiti interessanti nella serie e fuori, ma ancora più inaspettatamente (dato anche la giovinezza dell’attrice) è Diana Spencer a stupire, interpretata da Emma Corrin, al suo primo ruolo. Dunque davanti a tutti questi grandi sconvolgimenti per il Regno Unito, non sorprende che una stagione così sia forse tra le migliori della serie, confermando come Morgan e Netflix con questo titolo siano riusciti a convincere critica e pubblico e anche a far arrabbiare qualche membro della famiglia reale. Insomma, non potevamo proprio non dedicarle anche questa volta un paragrafo anche se come menzione d’onore.
Se siete interessati potete approfondire negli speciali dedicati alla serie: The Crown: Stagione 4 – La rivoluzione incontra la tradizione
Serie TV dell’anno per i lettori di RedCapes.it
The Mandalorian: Stagione 2
La serie sul Mandaloriano torna prepotentemente a far parlare di sé con una seconda stagione che migliora sotto tutti i punti di vista quello che abbiamo visto nel primo capitolo, che già vedeva Pedro Pascal entrare nella galassia lontana lontana insieme a strepitosi personaggi e villain come Giancarlo Esposito. Din Djarin (Pascal) dopo aver salvato il Bambino dalle mani del Gran Moff Gideon (Giancarlo Esposito), è ora alla ricerca di altri mandaloriani per portare in salvo il piccolo, ma ben presto si troverà nuovamente ad affrontare la minaccia dell’Impero ancora presente nella galassia e numerosi debiti che hanno a che fare con il passato di Mandalore. Sarà capace Din di proteggere il bambino fino a quando non potrà riunirlo con la sua gente? La seconda stagione di questa prima serie tv in live-action che espande il mondo di Star Wars non solo convince molto più della prima, ma riesce anche a rimettere completamente in discussione quello che si credeva essere un semplice show su un cacciatore di taglie. Dave Filoni e Jon Favreau dopo una stagione di costruzione dei personaggi iniziano a portarci davvero in una galassia lontana lontana, mostrandoci classici pianeti come Tatooine e personaggi che abbiamo amato in altri show come Bo-Katan e Ahsoka Tano, ma anche Boba Fett. Ogni puntata della seconda stagione contiene riferimenti al più vasto universo e crea un quadro interessante da navigare sia per i fan di vecchia data che per i nuovi che si stanno addentrando adesso in questo universo. Dunque, non ci stupisce che i nostri lettori abbiano premiato questa serie e con essa anche l’operazione di Disney che sta per portare nuova vita in live-action e non solo all’universo di Guerre Stellari attraverso il suo servizio di streaming.
Serie TV dell’anno per la redazione di RedCapes.it
The Boys: Stagione 2
Gradita sorpresa di questo 2020 è stata decisamente la seconda stagione di The Boys, serie tv creata da Seth Rogen, Evan Goldberg (già creatori della serie tv di Preacher). Il prodotto sviluppato da Eric Kripke si era già dimostrato nella prima stagione un titolo solido, ma che comunque mostrava ancora alcuni limiti ed una certa predisposizione all’esagerazione e all’azione, ma questa nuova iterazione della serie basata sul fumetto di Garth Ennis fa di più e meglio sia del prodotto cartaceo che della stagione precedente. The Boys riprende alcuni mesi dopo la fine del season finale precedente, con i nostri protagonisti, Hughie (Jack Quaid), Frenchie (Tomer Kapon), Latte Materno (Laz Alonso) e Kimiko (Karen Fukuhara), diventati dei veri e propri fuorilegge dopo che sono stati accusati di essere i responsabili, insieme a Billy Butcher (Karl Urban), dell’omicidio di Madelyn Stillwell (Elisabeth Shue). Nei nuovi episodi vedremo i nostri “ragazzi” avere a che fare non solo con le forze dell’ordine ma anche con Patriota (Antony Starr) e i Sette, mentre la minaccia dei super terroristi è arrivata in America. Come se non bastasse, i Sette possono contare sulla forza di un nuovo potente membro, Stormfront (Aya Cash), le cui intenzioni sono tutt’altro che chiare. Nel mentre, la Vought sta spingendo per aumentare la presenza dei propri supereroi nelle operazioni governative all’interno degli USA e nel mondo. A caratterizzare la seconda stagione è l’agire nell’ombra del gruppo di Butcher, supportati da Starlight: questa dinamica porterà ad un continuo ed interessante scambio di opinioni sia tra Butcher e Hughie che tra il burbero capo dei Boys e la stessa Starlight. Inoltre, nella seconda stagione possiamo ammirare una rinnovata chimica tra Jack Quaid e Karl Urban, che quando sono in scena insieme fanno faville. Continuano ovviamente anche i riferimenti al modo dei cinecomic. Presi di mira nuovamente sono proprio i film di supereroi in due puntate centrali per la serie che faranno appunto riferimento anche alla tanto attesa “Snyder Cut” del film della JL attesa per il 2021, quando ancora questa era solo teoria. Questi elementi di rinnovo insieme ad una diretta e spietata narrazione politica portano la serie molto più vicina al nostro mondo ai tempi della Vought che una semplice serie tv action coi supereroi.
Se siete interessati potete approfondire negli speciali dedicati alla serie: The Boys: Stagione 2 – L’America ai tempi della Vought















