Mortal Kombat

Street Fighter – Sfida Finale (1994)

Se nel 1994 eri un ragazzino che passava i pomeriggi a giocare con gli amici a Street Fighter è probabile che l’arrivo di un film tratto dal tuo videogioco preferito, per giunta con Jean-Claude Van Damme come protagonista, ti abbia gasato parecchio. Tuttavia è altrettanto probabile che quello stesso ragazzino ormai adulto, ad oggi riesca a guardare il film evento della sua infanzia solo come un innocente guilty pleasure da concedersi di tanto in tanto. Infatti Street Fighter – Sfida finale è ricordato oggi per essere stato un film pieno di assurdità e di momenti senza nessun nesso logico che ha visto inoltre collidere sullo stesso set le carriere di alcuni dei professionisti più in auge del momento. Il film ha poi accresciuto la sua fama nel tempo soprattutto per le vicende di una produzione tanto opulenta quanto sgangherata, i cui eventi sono stati ricostruiti con interezza solo svariati anni dopo. Ma come nasce uno dei film più brutti degli anni 90 che al tempo stesso è stato incredibilmente uno dei più grandi successi di quella decade?

L’idea di trarre un film dall’omonimo picchiaduro sviluppato da Capcom nacque dalla mente di Steve De Souza, sceneggiatore di alcuni dei maggiori film action degli anni 80. Il nostro si presentò ai dirigenti della software house con una sceneggiatura partorita in poche ore, proponendo una storia ambiziosa incentrata sui piani di un dittatore del sud-est asiatico, il celeberrimo M. Bison, e sulla missione per destituirlo guidata dal colonnello delle Nazioni Alleate William F. Guile.

Per interpretare quest’ultimo, la produzione spese una considerevole fetta di budget per reclutare la maggior star action del momento, Jean-Claude Van Damme, reduce dal successo di Timecop – Indagine dal futuro. Lo spropositato ego dell’attore belga – tra continui ritardi, intemperanze e assenze impreviste – fu un vero incubo sul set, con atteggiamenti amplificati inoltre dalla spaventosa quantità di cocaina della quale era dipendente in quel periodo. Si dovette quindi andare al risparmio col resto del cast, nel quale erano inclusi volti ancora relativamente poco conosciuti, come Kylie Minogue nel ruolo di Cammy White e Ming-na We in quello di Chun-Li. La parte di Bison andò invece al compianto Raul Julia, che proprio in quel momento all’insaputa di molti combatteva un cancro allo stomaco che lo avrebbe portato via entro la fine dell’anno.

Ansiosa di mostrare tutto il suo campionario di lottatori sul grande schermo, Capcom fece grandi pressioni su De Souza affinché inserisse molti più personaggi rispetto ai sette inizialmente previsti. Con un cast ormai allargato all’inverosimile ed una quantità abnorme di personaggi da gestire, la storia avrebbe presto preso una piega estremamente confusionaria dimenandosi a fatica tra volti storici della saga inseriti senza alcuna ragione apparente, guerrieri modificati geneticamente e conti in sospeso da regolare. A dispetto delle pretese di Capcom nella pellicola c’è infatti ben poca Street e fin troppi Fighter, ognuno caratterizzato così superficialmente da non avere nemmeno uno stile di combattimento che lo distingua dagli altri o ne metta in mostra le peculiarità, il che rende le sequenze di combattimento posticce e anche abbastanza prevedibili. Curiosamente quelli che sono i protagonisti storici di Street Fighter, Ryu e Ken, qua vengono relegati in secondo piano in una bromance che dovrebbe fare da contraltare alle vicende più militaresche della storia.

Molti altri arcinoti personaggi della saga, come Zangief, Honda, Sagat, Vega, Balrog, Dhalsim e Blanka, sono relegati a ruoli marginali, se non semplici camei. In tutto questo la tabella di marcia continuò a subire modifiche, non solo per i capricci di Van Damme ma anche per permettere a Raul Julia di girare le sue scene nei panni di Bison fin quando aveva ancora le forze per farlo. La cosa più grottesca di tutto questo, ancora più della clamorosa quantità di momenti involontariamente comici presenti nel film, è che alla fine nonostante tutto è stato anche un grande successo. Certo oggi si farebbe pure fatica a crederlo, ma a fronte di circa 35 milioni di dollari di budget ne vennero infatti guadagnati 100 al box-office mondiale. Ciononostante fu l’intera esperienza a risultare fallimentare sotto molti punti di vista, rendendo Street Fighter – Sfida finale la prima lampante testimonianza di come i linguaggi di due medium differenti come cinema e videogioco rispondano a meccanismi totalmente differenti.

Nel 2009 dal noto franchise venne tratto un altro film intitolato Street Fighter – La leggenda, che vedeva nel cast Kristin Kreuk ma che fu stroncato senza appello da fan, pubblico e critica. La storia live-action dell’universo di Street Fighter non è stata comunque del tutto fallimentare. A differenza dei disastri cinematografici, è d’obbligo segnalare la qualità di Street Fighter: Assassin’s Fist, webserie del 2014 che si è distinta per la fedeltà verso l’immaginario del franchise. Assassin’s Fist è arrivata in Italia su Netflix e TIM Vision, mentre è stata trasmessa in chiaro è stata trasmessa su Rai 4 il 13 e il 14 febbraio 2016. A questa è poi seguita nel 2016 la miniserie web di 4 episodi Street Fighter: Resurrection, rilasciata in concomitanza con il lancio di Street Fighter V e ambientata dieci anni dopo le vicende raccontate in Assassin’s Fist.

Vi ricordiamo che se volete recuperare Street Fighter – Sfida finale potete trovarlo nella libreria di Amazon Prime Video.

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