
DOA: Dead or Alive (2006)
Nell’ormai lontano 2005 il franchise videoludico di Dead or Alive, creato dal gruppo di sviluppatori Team Ninja della Tecmo, era ormai giunto al suo quarto capitolo e aveva visto dopo ogni uscita l’affermarsi di una fan base sempre più solida. Tra i suoi punti di forza la saga ha sempre potuto vantare un sistema di combattimento originale e profondo che lo ha sempre distinto dalla concorrenza, tuttavia Dead or Alive deve la sua fama anche alle combattenti femminili presenti nel roster, create e modellate per farne risaltare al massimo le forme ed il sex appeal. Se la saga videoludica pone quindi l’accento sulla procacità delle protagoniste, il film da essa tratto non può fare eccezione. Diventa quindi uno dei punti cardine del quasi irrinunciabile adattamento cinematografico, arrivato col titolo di DOA: Dead or Alive nel 2006 e diretto da Corey Yuen.
Della trama del film invece che dire? Le premesse sono piuttosto classiche. Sedici combattenti selezionati in base alla arte marziale che padroneggiano, vengono invitati su un isola esotica a partecipare al DOA, il maggior torneo di arti marziali al mondo. L’intreccio segue per sommi capi quello del primo videogioco della serie, che vede ognuna delle protagoniste mosse da un proprio obiettivo personale che la porta a prendere parte alla competizione. Si scoprirà in seguito che l’obiettivo ultimo dell’organizzatore di suddetto torneo non era altro che raccogliere dati sui vari stili di combattimento al fine di creare “il guerriero perfetto“, con tutto ciò che ne consegue.
Per il cast del film viene infatti reclutato un improbabile assembramento di attrici/modelle/popstar secondo il criterio del “l’importante è la bellezza, tutto il resto si impara“. I nomi tirati in ballo all’epoca godevano tra l’altro di una discreta popolarità. Per il ruolo della protagonista Kasumi viene scelta infatti Devon Aoki, modella di origine giapponese la cui notorietà si deve alla sua presenza in Sin City e 2 Fast 2 Furious.
Per interpretare Christie Allen viene scelta Holly Valance, popstar australiana che nel 2006 viveva il suo momento di gloria e che si è presto ritirata dalle scene.
Jaime Pressly, attrice conosciuta principalmente per essere stata una sosia ante litteram di Margot Robbie, viene invece scritturata per interpretare Tina Armstrong, mentre vengono scelte Sarah Carter nel ruolo di Helena Douglas e Natassia Malthe in quello di Ayane.
Se l’obiettivo della produzione era mettere in mostra i personaggi femminili e fare sfoggio di bellezza, questo può dirsi pienamente raggiunto, tanto che nel film è anche presente una scena che cita lo spin-off a tema party-game DOA Xtreme Beach Volleyball, nel quale le protagoniste vengono mostrate praticamente solo in bikini. A parte questo tutto l’aspetto marziale del film risulta posticcio essendo stato sacrificato a favore della patina da videoclip tipica di inizio anni duemila, preferendo concentrarsi più sulle pose e sulla coolness delle protagoniste. Insomma, se Kill Bill e Le ragazze del Coyote Ugly avessero avuto un figlio con il sogno represso di diventare un artista marziale, questo sarebbe stato molto probabilmente DOA: Dead or Alive. Decidete voi se questo è da considerarsi un complimento o meno.















