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[Esclusiva] BAO Publishing – Intervista a Jeff Lemire alla Feltrinelli RED di Milano

  • di Marco Travicelli Sciarra
  • 30 Maggio 2018
  • Comments Off
Jeff Lemire Intervista

Lunedì 21 Maggio siamo stati ospiti di Bao Publishing alla Feltrinelli RED di Milano per intervistare Jeff Lemire, autore di fumetti come Black Hammer, Descender, Royal City, Essex County e molti altri ancora, durante la prima tappa del mini-tour che dell’autore in giro per l’Italia. Avevamo già intervistato Lemire durante la scorsa edizione del Lucca Comics & Games (trovate qui l’intervista), qui abbiamo avuto la possibilità di approfondire alcune tematiche e conoscere meglio l’autore. Con Jeff e Bao Publishing abbiamo anche realizzato anche il video dell’intervista sottostante che troverete sui nostri canali social nelle prossime ore.

Ricordiamo che, qualora vorreste incontrare l’autore, potete farlo oggi, Mercoledì 30 Maggio a Roma, presso La Feltrinelli in Largo Torre Argentina alle ore 18:00 (per tutte le info vi rimandiamo al sito della casa editrice)


Siamo qui alla Feltrinelli RED dove grazie a Bao Publishing abbiamo l’opportunità di parlare con Jeff Lemire. Ciao Jeff!

“Ciao”

É un onore e un piacere incontrarti e avere l’opportunità di parlare dei tuoi lavori. Ma prima di tutto, come va? Ci siamo incontrati a Lucca l’anno scorso e sembra che l’Italia ti sia piaciuta, no?

“Mi è piaciuta tanto da tornarci appena possibile. Sì, mi è piaciuta molto.”

Come detto sei qui grazie a Bao Publishing in tour in Italia per promuovere alcuni dei tuoi nuovi lavori. Parliamo quindi di Sherlock Frankenstein: puoi parlarci della genesi di questo libro e dei piani futuri sull’esplorare l’universo di Black Hammer attraverso spin-off come questo?

“Certamente. Questo libro è nato mentre stavo lavorando alla serie principale di Black Hammer e Dean Ormston, l’artista della serie, ha avuto alcuni problemi di salute e doveva rallentare un po’. Dovevo quindi fare un paio di numeri fill-in per guadagnare un po’ di tempo, e il numero 12 è uno spin-off incentrato su Sherlock Frankenstein e alcuni villain del mondo di Black Hammer. Mi sono divertito a tal punto a fare quel numero e mi ha dato un paio di idee. Così ho deciso di fare una serie spin-off che in un certo senso si concentrasse sull’eredità del personaggio di Black Hammer e sua figlia, ma che andasse a esplorare il loro rapporto tramite questi cattivi. Mi sono divertito a tal punto che fatta una serie e iniziato a espandere il mondo hanno iniziato a venirmi idee su idee e credo che ora abbiamo sei o sette spin-off in arrivo. È diventato un universo davvero grande.”

La serie di Sherlock Frankenstein è stata creata con David Rubin, che dal punto di vista artistico è molto differente da Dean, che lavora sulla serie principale. Quali differenze hai trovato tra di loro e su come si approcciano a questo universo?

“Sì, è differente, molto differente. Dean ha uno stile diciamo più coi piedi per terra riguardo al mondo e ai personaggi, un po’ più oscuro, più horror. Mentre David ha uno stile più cartoonesco, luminoso, come Jack Kirby, ha la stessa energia. E sono entrambi grandiosi. Dave è anche molto più rapido. Sono entrambi fantastici, mi piace molto lavorare con persone così talentuose. Ed è importante che ognuno di loro abbia uno stile differente, perché da l’idea di qualcosa di nuovo e fresco, anziché avere qualcuno che disegna come Dean, che sarebbe noioso, anche perché c’è un solo Dean.”

Passiamo a Descender. L’anno scorso a Lucca dicesti di aver trovato un finale sconvolgente ed inaspettato per la serie, che terminerà in un paio di mesi col numero 32. Mi chiedevo se avessi già terminato l’ultimo numero e, senza ovviamente rivelare troppo, come la trama del libro sia cambiata.

“Sì ho già finito. Ho sempre saputo il finale a cui saremmo arrivati. La parte centrale si è espansa perché la serie ha avuto un successo tale da darmi la possibilità di esplorare altri personaggi. Quindi è cresciuta, il viaggio verso il finale è cresciuto, il che è stato fantastico, e il mondo è cresciuto. E quando mi stavo avvicinando alla fine che avevo pianificato non mi piaceva più, non mi sentivo più soddisfatto da essa. Quindi lo ho diciamo ribaltato e la cosa ha aperto molte nuove porte. E questo è tutto ciò che posso dire.”

Ti manca quel mondo?

“No, perché si sono aperte nuove porte (ride).”

Parlando sempre di Descender, già prima del rilascio del primo numero Sony ha annunciato l’intenzione di farne un adattamento cinematografico. Puoi darci qualche aggiornamento sul progetto e se ne sarai coinvolto in qualche modo?

“Sono un produttore del film ma non sono realmente coinvolto. La sceneggiatura è stata scritta, c’è un regista che ci sta lavorando in questo momento, che tra l’altro è italiano, e questo è tutto ciò che posso dire. Sì, lentamente la cosa si sta muovendo.”

Non vediamo l’ora di vederlo. Tu sei uno scrittore e disegnatore tra i più prolifici sul mercato, con molte serie in corso e ognuna diversa dall’altra. Parliamo quindi di Royal City, ho letto il primo volume e mi ha fatto impazzire, l’ambientazione mi ha quasi ricordato Twin Peaks, ma con personaggi più facili in cui immedesimarsi e meno strani. In un caso del genere, in cui tu ti occupi di tutto, come lo sviluppi? Scrivi tutto prima e poi disegni, il contrario, o una combinazione delle due?

“Quando disegno io non sto a scrivere una sceneggiatura completa come faccio con altri artisti. Lavoro più su un outline generale, conosco a grandi capi la storia e so dove deve andare, ma non scrivo sceneggiature complete per me stesso, è più scena per scena, e come inizio a disegnare la scrittura e il disegno diventano una processo unico e non sono separati.”

Un altro libro interessante è A.D.: After Death, su cui hai lavorato col tuo amico Scott Snyder. Puoi parlarci del processo creativo e su come voi due siate arrivati a collaborare?

“Il progetto è venuto fuori proprio fuori dalla nostra amicizia. Stavamo entrambi lavorando in DC Comics, dove è nata la nostra amicizia, conversavamo molto e credo che ad un certo punto Scott menzionò l’idea che poi divenne A.D.. All’epoca era una piccola idea, breve, così dissi “oh, potrei disegnarla”, pensando fosse una cosa breve. Ma come abbiamo iniziato a lavorarci è diventata sempre più grande, e penso che Scott volesse davvero tornare a scrivere più in prosa, che è come è iniziata la sua carriera. Quindi abbiamo sviluppato questo strano formato dove metà è prosa, più descrittiva e l’altra metà è un fumetto tradizionale. E abbiamo lavorato quasi alla maniera in cui Jack Kirby e Stan Lee erano soliti lavorare, ovvero parlando al telefono. Quindi discutevamo della storia e io andavo a disegnare una specie di script per la parte a fumetto. Mentre io lavoravo al fumetto lui lavorava sulle sezioni in prosa. Poi ce le scambiavamo, lui metteva i dialoghi al fumetto e io facevo le illustrazioni, in pratica ci aiutavamo a vicenda. È stato bello.”

Mi chiedevo se disegnare qualcosa scritto da altri abbia cambiato il tuo modo di scrivere, per te stesso o per altri artisti.

“No, e non penso disegnerò qualcosa per un altro scrittore un’altra volta. È stato molto difficile, quando disegno mi piace lavorare a modo mio, così ho la libertà di fare qualsiasi cosa voglia. È stata una bella sfida e credo che mi sia servito, artisticamente mi ha spinto in direzioni differenti, ma è stata dura e penso di preferire lavorare sui miei stessi progetti.”

Parlando del tuo lavoro con Dean, come lo programmi? E preferisci scrivere o disegnare?

“Mi piacciono entrambe le cose e le faccio entrambe praticamente ogni giorno, quindi non ho una vera preferenza, ma, voglio dire mi piace scrivere e disegnare le mie cose, quindi mi piace essere un cartoonist. È così che spendo la maggior parte del tempo nel mio studio, disegnando le mie stesse creazioni e quando scrivo per altri autori lo faccio, chessò, di notte o nel weekend, spendo la maggior parte del mio tempo disegnando, poiché occupa molto più tempo che scrivere, quindi ci impiego più ore. Non ho davvero una preferenza, prediligo fare tutto da me, certo ogni tanto hai grandi collaboratori come Dustin (Nguyen) o Dean, in grado di creare mondi nuovi che io non sarei stato in grado di disegnare, quindi alla fine mi piace fare entrambe.”

Molti dei tuoi lavori, come Descender, Sweet Tooth o Essex County hanno come protagonisti dei bambini o adolescenti. Come mai? Ti viene più naturale scrivere questo tipo di personaggi o perché sono funzionali alla storia che vuoi raccontare, al messaggio che vuoi dare?

“Voglio dire, entrambe le cose. All’inizio della mia carriera, quando ho fatto Essex County e ho scritto quel tipo di personaggio, mi è venuto naturale e mi è piaciuto scrivere quella voce. Quindi ho continuato a farlo, perché mi piaceva farlo e quelle tematiche sono venute fuori anche in Sweet Tooth e Descender, intendo temi come l’innocenza, questi bambini innocenti immersi in un mondo veramente violento. Credo che molto sia dovuto dall’avere io stesso un figlio, e il mondo intorno a noi e spesso spaventoso, magari è un modo per lavorare su quella paura. Inoltre credo che i bambini e i ragazzi, quando siamo più piccoli tutto ciò che viviamo è molto più grande rispetto a quando siamo più vecchi e abbiamo già visto tutto. Quindi tutte queste emozioni, tutte queste avventure sembrano molto più grandi e importanti.”

Per quanto riguarda Marvel e DC, scriverai il ritorno di Sentry e stai scrivendo The Terrifics. Cosa possiamo aspettarci da queste serie?

“The Terrifics è una serie molto divertente. È il mio tentativo di scrivere… Credo che molti dei fumetti mainstream di supereroi di Marvel e DC siano scritti per adulti, i bambini non possono più davvero leggerli, quindi volevo provare a fare qualcosa… Voglio dire io stesso, Green Arrow e Animal Man non sono per bambini, quindi sono colpevole come chiunque. Volevo provare a fare qualcosa che sia i bambini che gli adulti potessero apprezzare, perché credo non ce ne siano abbastanza così,  semplicemente avventure grandi e divertenti, fumetti di supereroi solari. Quindi The Terrifics sono io che cerco di fare i Fantastici Quattro di Jack Kirby e Stan Lee. Qualcosa di grande e divertente, con un grande cuore ma anche accessibile a chiunque. Invece The Sentry è stata una proposta molto interessante che mi è stata fatta dalla Marvel. Amo avere a che fare con personaggi, specialmente supereroi, che hanno qualche disordine psicologico, come Moon Knight o Black Hammer, mi è venuto molto naturale. Quindi mi occuperò del primo ciclo di questo rilancio.”

Tom Strong

Il tuo nuovo lavoro Gideon Falls è approdato sugli scaffali giusto un paio di mesi fa e presto verrà proposto ai lettori Italiani da Bao. Puoi introdurci quindi questa serie?

“Certo. È la mia prima serie horror. Sto lavorando con l’artista italiano Andrea Sorrentino, abbiamo lavorato insieme su Old Man Logan per la Marvel, su Green Arrow per la DC e abbiamo creato un’interessante collaborazione su quelle due serie che volevamo continuare. Ma volevamo allo stesso tempo creare un nostro mondo. È un horror psicologico, molto creepy e intenso, e Andrea sta facendo il lavoro migliore della sua carriera, è semplicemente magnifico. Ne sono entusiasta.”

Ultima domanda. Non molto tempo fa il tuo complice Dustin ha messo sulla sua pagina Instagram  un paio di disegni su una possibile storia Earth One su Robin. Ne avete parlato, c’è una possibilità di vederla accadere?

“Sì ne avevamo discusso ad un certo punto ma DC non ha mostrato molto interesse, quindi abbiamo deciso di rimanere ad occuparci dei nostri mondi, per il momento.”

Jeff, è stato un onore e un piacere incontrarti e avere la possibilità di intervistarti. A nome mio e di RedCapes ti auguriamo il meglio e speriamo che ti goda il tuo soggiorno in Italia, e perché no incontrarti ancora.

“Lo spero anche io. Grazie mille.”

Grazie a te!


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