[Recensione] Doomsday Clock #6 – Amare in un mondo crudele

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Doomsday Clock

[ALLERTA SPOILER: spoiler riguardanti i primi sei numeri di Doomsday Clock saranno presenti in questo articolo, inoltre, sono presenti spoiler riguardanti Watchmen, un fumetto di circa trent’anni fa che, comunque, dovreste aver letto…]


Doomsday ClockDopo cinque albi, risulta ormai chiaro che la struttura di “Doomsday Clock” è volta a fomentare il dubbio e l’interesse del lettore. Anche dopo la svolta della cadenza bimestrale, ogni singolo numero lascia dietro di sé tanto mistero quanto stupore e questo sesto numero non è certo da meno.
Doomsday Clock #6 si allontana da Ozymandias, Rorschach, Johnny Thunder, Saturn Girl e da tutto ciò che ha rappresentato il perno centrale degli albi precedenti, concentrandosi sulle new entry di quella che potrebbe rivelarsi la magnum opus di Geoff Johns e Gary FrankMarionette e Mime.
La storia si dipana su due vie differenti: da un lato, Marionette e Mime finiscono sotto le grinfie del Joker, intento a riunirsi con il resto dei villain dell’universo DC. Dall’altro, tramite una serie di flashback, apprendiamo la tragica storia che ha portato alla creazione dei due villain protagonisti di questo albo.
In questo albo Johns eccelle, diversificando la narrazione al punto da mettere in evidenza un concetto già espresso nel numero precedente: Doomsday Clock è tanto un prodotto figlio della nostra epoca quanto Watchmen lo era per la sua. Tuttavia, grazie ai flashback Johns riesce a proporre un confronto diretto tra il clima politico-sociale degli anni ’80 (nel quale era “intinto” Watchmen) e quello attuale (che invece permea Doomsday Clock).
Doomsday Clock
Per quanto questa finezza riesca da sola ad alzare il livello qualitativo dell’intera serie, essa rappresenta solo l’antipasto dell’intero albo. Il viaggio dei protagonisti in un inquieto sottobosco criminale, ci mostrerà la sfiducia e la paura che personaggi notoriamente potenti e astuti nutrono verso un governo intento a dare la caccia ai meta-umani presenti sul territorio Americano (una palese critica anti-Trumpista).
Il ritmicamente inquietante alternarsi di fasi narrative e di momenti riflessivi, rendono il sesto numero di Doomsday Clock  l’albo più lento ma, nel contempo, più ricco d’azione dell’intera serie.

L’escalation artistica di Gary Frank continua senza sosta. I suoi primi piani, scanditi dalla griglia Kirbyana, mostrano una muta espressività che racconta una seconda storia in grado di affiancare e completare in modo efficace ed efficiente i testi di Johns. Il design classico usato per i costumi dei villain, impreziosito dalla colorazione di Brad Anderson, sembra voler richiamare ad una triste decadenza figlia di una golden age ormai sfiorita e destinata al macero.
Il comparto artistico di questo albo è curato in modo tanto misurato da sembrare quasi maniacale: la maggiore presenza si splash page e di artwork che sfruttano espedienti diversi dalla griglia a 9 vignette contribuisce a dare maggior respiro al lettore, rendendo la lettura più scorrevole e leggera. Nel complesso, questo è senz’altro l’albo più curato dell’intera serie, fin ora.
Nonostante la serie sia ormai giunta a metà strada dal finale, ancora molti misteri rimangono senza ombra di risposta: Dov’è il Dottor Manhattan? Che ruolo ha in tutto questo? Come si inseriscono nella timeline attuale la Legione dei Super-eroi e la JSA?
Di certo le risposte non arriveranno nell’immediato, ma è altrettanto certo che il viaggio verso la meta si sta rivelando davvero entusiasmante.

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