The Irishman

Una delle pellicole più attese del 2019, The Irishman di Martin Scorsese, conquista la critica, ma divide il pubblico. Pubblico non più abituato a farsi 3 ore e mezza seduto in sala o sul divano per gustarsi una pellicola, ma gli spettatori in grado di farlo non hanno avuto dubbi sulla qualità del prodotto più recente del grande regista. Frank Sheeran (Robert De Niro), soprannominato da tutti l’Irlandese, era un sicario della malavita sotto Russel Bufalino (Joe Pesci), suo amico e stretto collaboratore. La pellicola segue Frank per anni e racconta della sua carriera criminale e risolve uno dei più grandi misteri della storia USA, la scomparsa nel 1975 del sindacalista Jimmy Hoffa (Al Pacino), amico di Sheeran. Il caso ha fatto così discutere proprio perché per anni non si sapeva cosa fosse successo ad Hoffa e dove fosse il corpo. Tratto dal romanzo “I Herd You Paint Houses” di Charles Brandt e adattato per il grande schermo dallo sceneggiatore Steven Zaillian, il nuovo film di Martin Scorsese è un vero e proprio testamento del regista, uno dei punti più maturi e alti della sua cinematografia. La pellicola mantiene infatti quel tipico umorismo nero di Scorsese, grazie ai dialoghi e agli ottimi attori presenti nel film, letteralmente costellato di stelle. The Irishman è come Scorsese avrebbe fatto Quei Bravi Ragazzi se lo avesse preso in un punto più in là della sua carriere cinematografica, meno energico e più compassato, ma comunque di grande qualità. Non sono solo la sceneggiatura e la regia a far da padrone, ma anche le interpretazioni di De Niro, Pesci ed Al Pacino, sempre mattatori e che conquistano il pubblico. Un continuo richiamo ai suoi precedenti lavori, The Irishman non solo mostra la maturazione di Scorsese su schermo, ma lo fa anche nel modo di raccontare il lungo flashback di Frank.

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The Lighthouse

Il nuovo lavoro del regista di The Witch é una delle opere più clamorose di quest’annata cinematografica: la forza di questo regista è di guardare costantemente al passato facendo film completamente anti-commerciali che però trattano argomenti o situazioni che il pubblico medio vorrebbe vedere. The Lighthouse è un film di una bellezza visiva senza pari, interpretato da 2 grandi attori, Robert Pattinson qui in un ruolo ai limiti e William Dafoe che raramente è stato così bravo nella sua carriera. Questa pellicola completamente folle è una delle attrazioni più interessanti di quest’annata se non dell’ultima decade , e possiamo dire che il vero “faro” di speranza di un nuovo certo cinema horror è senz’ombra di dubbio Eggers.

Toy Story 4

La moderna psicologia dello sviluppo afferma come ogni passaggio di fase dell’arco di vita, sia prima scandito da un cosiddetto “momento di crisi”, nel quale l’individuo è costretto ad adattare la propria visione del mondo alla nuova e maggiore complessità della fase successiva della sua vita. Ecco, Toy Story 4 è un film sul momento di crisi per eccellenza, e dunque sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Già il terzo capitolo della saga aveva iniziato a piantare i semi di quello che era un naturale addio ai personaggi, ma questo film riesce nell’arduo compito di rappresentare la difficoltà e il senso di smarrimento di una nuova realtà. Siamo cresciuti con Woody e Buzz, e in fondo ci sentiamo ancora i bambini che giocano con loro di giorno, spera di che di notte prendano magicamente vita a nostra insaputa, ma purtroppo non lo siamo più. I bambini cresciuti con questa saga, vero pubblico di riferimento di questo film e imprescindibile per una seria considerazione sul film, sono ormai degli uomini e delle donne che si apprestano a vivere la fase adulta della loro vita, e con questo film Josh Cooley e John Lasseter, hanno voluto dare il loro personalissimo e struggente saluto proprio a quei fan, accompagnandoli e spiegando loro che quel senso di vuoto e smarrimento è normale, ma è anche superabile, specie se con gli amici di sempre al proprio fianco.

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Uncut Gems

Il film dei Fratelli Safdie, dopo il clamoroso Good Time del 2017, è una pellicola incredibile dove i due cuciono addosso ad Adam Sandler (nell’interpretazione della vita) il personaggio di un gioielliere. Grazie ad una sceneggiatura magnifica che ruota completamente attorno a Sandler ed alle sue disavventure, questo crime drama con dei pizzichi di commedia riesce a sorprendere per innovazioni stilistiche e registiche e grazie ad un comparto tecnico curatissimo. I Safdie confezionano un prodotto dal quale non riuscirete a staccare gli occhi di dosso, grazie soprattutto alle prove attoriali notevolissime anche dell’ex cestista NBA Kevin Garnett e del cantante The Weeknd.

Vice – L’Uomo nell’Ombra

Adam McKay torna al cinema con Vice – L’uomo nell’ombra, pellicola che segue l’ascesa politica di Dick Cheney, uno dei responsabili della guerra in Iraq e Afghanistan. Dick Cheney (Chistian Bale) è un alcolista che, all’ennesima uscita di prigione, viene convinto dalla moglie, Lynne (Amy Adams) a ripulirsi, ed entrerà nel programma di Washington DC per trovare i nuovi volti della politica da affiancare ai volti noti. Cheney sarà affiancato a Donald Rumsfeld (Steve Carell), repubblicano vicino alla Casa Bianca e, tramite i contatti del suo mentore ed i suoi insegnamenti, riuscirà a salire i ranghi diventando Capo di Gabinetto. Da questo momento inizia il vero e proprio gioco dell’uomo disposto a tutto pur di servire il potere. La pellicola non si distingue per la regia di McKay, ma per l’incredibile stile con cui il regista e sceneggiatore tratteggia la vita di uno degli uomini che segretamente ha comandato la politica Americana e anche il mondo. McKay, come ci aveva abituato ne La Grande Scommessa, riesce a saltare da un periodo storico all’altro, dalle Torri Gemelle ad un remoto 1963, giocando persino con la situazione politica e sociale del mondo di Washington: vediamo, in alcune scene potenti e subdole, come questi uomini di grande potere, come Rumsfeld e Cheney, al ristorante non ordinino cibo ma praticamente decidano cosa “far digerire” agli Americani nei prossimi mesi, con la stessa tranquillità che si potrebbe avere quando si ordina una tagliata. Il film non conta però solo su Christian Bale ma anche sulle ottime interpretazioni di Amy Adams, Sam Rockwell e Steve Carrell, che spesso si trovano a dover sovrascrivere l’interpretazione di un Bale mostruoso e quasi inarrivabile.

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