Cena con Delitto
Dopo il criticatissimo Star Wars: Gli Ultimi Jedi, Rian Johnson si riscatta agli occhi del grande pubblico con Cena con Delitto, pellicola che rientra in questa lista sia per il cast stellare che va da Chris Evans a Daniel Craig, da Ana des Armas a Jaime Lee Curtis, sia per il tono comico utilizzato, in netto contrasto con il genere giallo della pellicola. La storia racconta della morte di un anziano padre di famiglia, i cui parenti sono accusati del suo omicidio. Sarà un detective con un buffo accento del sud degli Stati Uniti a svelare il mistero. Sono proprio le scelte di casting, unite a quelle di regia e di montaggio, a dare quel qualcosa in più ad un film la cui trama potrebbe essere uscita dalla penna di Agatha Christie.
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C’era una volta a… Hollywood
Torna Quentin Tarantino, con l’ultimo capitolo della sua trilogia sul revisionismo storico iniziata con Bastardi Senza Gloria e continuata poi con Django Unchained. La pellicola segue le vicende di Rick Dalton (Leonardo DiCaprio), un attore arrivato al successo grazie a una serie televisiva western degli anni Cinquanta ed alcuni film azzeccati, e Cliff Booth (Brad Pitt), la controfigura di Dalton; I due si troveranno poi coinvolti in una serie di avvenimenti che hanno segnato il cinema dell’epoca, ma rivisti nella chiave di lettura di Tarantino. Un film diverso dalla sua solita idea di cinema, un omaggio a quel perduto cinema degli anni 60 che, con i pochi mezzi che aveva a disposizione, faceva tanto. Qui, così come in quei film, il budget è asservito a poter avere un cast d’eccezione, da DiCaprio a Brad Pitt, con in mezzo attori come Al Pacino e Margot Robbie. Questo film rappresenta la completa maturazione artistica del suo regista, che dimostra quanto il suo punto di forza non siano solo una serie di omaggi e idee portate all’eccesso, quanto più il suo riuscire a parlare delle sue passioni ad un pubblico gigantesco e disparato.
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Il Traditore
Quanto volte si è parlato del fatto che il cinema italiano spesso non valorizzi i suoi attori? Tantissime, ed Il Traditore di Marco Bellocchio ne è una prova, film con protagonista Pierfrancesco Favino, attore che sicuramente la maggior parte del pubblico avrà visto nei ruoli più disparati, tra i quali ricordiamo ACAB di Stefano Sollima e Suburra, sempre dello stesso regista. In questa pellicola Favino interpreta Tommaso Buscetta, mafioso e poi collaboratore di giustizia. La pellicola di Bellocchio, con un taglio accurato e quasi documentaristico, racconta proprio del passaggio di Buscetta da sicario della mafia a “infame” spinto dalle sempre più efferate azioni che si stavano compiendo in nome della famiglia, tra le quali ovviamente ricordiamo gli attentati a Falcone e Borsellino. La pellicola, ingiustamente snobbata agli Oscar, è uno dei prodotti del nostro paese più meritevoli di attenzione quest’anno.
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Jojo Rabbit
Taika Waititi è un regista controverso, non solo per la sua comicità, ma anche per come è entrato a gamba tesa nel mondo Marvel, con un Thor: Ragnarok che ne ha riscritto i canoni, ma questo Jojo Rabbit è diverso. Si, è sempre una commedia, ma è anche un film che si impegna nel non cadere nei banali cliché. Noi seguiamo Jojo Betzler (Roman Griffin Davis), il classico ragazzino tedesco degli anni ’40: capelli biondi, occhi azzurri, faccino simpatico e ideali nazisti talmente radicati da avere come amico immaginario Adolf Hitler (Taika Waititi). Il cast, oltre a Waititi, è ricco di nomi altisonanti e di altissimo livello, da Scarlet Johansson a Sam Rockwell ad Alfie Allen. Waititi ci consegna un prodotto formidabile, con inquadrature che sembrano quadri e soluzioni visive impressionanti. Il fiore all’occhiello rimane però sempre la scrittura, che riesce a prendere una storia profondamente drammatica e, pur mantenendone la drammaticità, riesce ad alleggerirla con uno humor nero raffinato e mai banale o fine a se stesso. Sicuramente un prodotto che, qualora vi fosse sfuggito, andrà recuperato quanto prima.
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La Favorita
Yorgos Lanthimos, dopo il suo Lobster e The Killing of a Sacred Deer, passa ad una materia più semplice, il biopic storico. Il film è ambientato nei primi anni del 1700, si svolge alla corte della regina Anna d’Inghilterra (Olivia Colman), una regnante che ci viene presentata come profondamente fragile, insicura, di salute cagionevole, che si affida in tutto e per tutto, questioni politiche e personali comprese, a Sarah Churchill (Rachel Weisz), duchessa di Marlborough, una figura a metà tra amica, amante e manipolatrice. A differenza dei precedenti lavori del regista greco ci troviamo di fronte ad una studio dell’umanità molto emotivo, presentatoci con le azioni, ma anche parole forti, delle protagoniste. Abigail e Sarah, le nostre protagoniste, sono simili, ma alquanto diverse: la prima è un personaggio profondamente egoista, nonostante l’iniziale parvenza di gentilezza, che vuole raggiungere un rango sociale più elevato, mentre la seconda sfrutta l’influenza che ha sulla regina Anna per controllare il regno. Lanthimos usa queste due donne per mostrare l’animo lacerato della regina in tempo di guerra e di difficoltà per il suo popolo. Un’ottima prova per Lanthimos stavolta più maturo e soprattutto meno legato ai tipici dialoghi che hanno reso non particolarmente memorabili le sue altre opere complete.
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