Hereditary – L’Eredità del Male
Dopo A Quiet Place, entra prepotentemente nella nostra classifica anche Hereditery, lungometraggio d’esordio di Ari Aster. In seguito alla morte della matriarca della famiglia Graham, sua figlia Annie e i suoi nipoti Peter e Charlie iniziano a scontrarsi con alcuni segreti criptici e terrificanti riguardo la propria discendenza, cercando di superare il sinistro destino che hanno ereditato. Aster confeziona un film horror brillante, angosciante e devastante, che va in netta controtendenza con i classici parametri dell’horror moderno di stampo statunitense. La pellicola punta a evocare delle paure ancestrali, qualcosa di realmente diabolico, tralasciando banali spargimenti di sangue o Jump Scare. Ciò che disturba in Hereditary sono le immagini nude e crede, sbattute senza mezzi termini in faccia allo spettatore. Nei primi 2 atti veniamo intrappolati e trasportati nelle vicende, accumulando emozioni, sensazioni, ansie, angosce, che poi esploderanno in un terzo atto chiarificatore. Hereditary è un film che ha diviso molto gli amanti del genere ma che noi non possiamo far altro che promuovere a pieni voti. Un film che gioca con le sensazioni dello spettatore, che lo manipola come fa con i protagonisti e che presenta un finale alquanto criptico che non da nulla per scontato.
Hostiles – Gli Ostili
Certi film nascono per raccontare qualcosa, un concetto, per poi svilupparci tutto il resto intorno. Il dolore di chi ha perso troppo, questo é quello che Hostiles racconta egregiamente in tutti i suoi 127 minuti. Prendendo come spunto la storia di un gruppo di soldati che devono scortare un vecchio capo indiano morente nella sua terra, il film sfrutta ogni minuto della pellicola ha un suo motivo fondamentale in forte rapporto con il tema, ed ogni passaggio o scena risulta fondamentale per poter raccontare una storia così complessa e completa. La regia si concentra enormemente su quella che é la recitazione degli attori, tutti in uno stato di grazia e tutti che riescono a raffigurare al meglio i difficili personaggi che si ritrovano ad interpretare. La sceneggiatura inoltre ci presenta dei momenti davvero strazianti e riesce benissimo a mostrare i punti di rottura di tutti i protagonisti. Questi elementi si mescolano benissimo, regalandoci non solo uno dei migliori film dell’anno, ma quello che forse é il miglior western puro di questo decennio.
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Il Filo Nascosto
Il Filo Nascosto (Phantom Thread) è l’ultima pellicola di Paul Thomas Anderson, che vede per protagonista nella sua ultima e finale performance al cinema, Damian Day-Lewis. La pellicola segue Reynolds Woodcock (Lewis), uno stilato affermato della Londra del ‘900 a cui sono richiesti sfarzosi ed eleganti abiti dalla nobiltà e dalla borghesia alta Inglese, un uomo schivo, che vive con la sorella, Cyril (Lesley Manville), in una grande casa, dove l’uomo non è mai solo seppur abbia vari anfratti in cui rifugiarsi. Quando farà la conoscenza di Alma (Vicky Krieps), la vita di Woodcock cambierà, sia per la grinta della donna che per l’attenzione al dettaglio che sembrano contradistinguerla dalle altre relazioni dello stilista, spesso liquidate con un elegante abito e poi accompagnate alla porta da Cyril. La pellicola di Anderson fin da subito ci mostra un protagonista freddo e preciso nel suo lavoro quanto nella sua vita, che giudicando fin troppo bene una persona per una volta nella sua vita trova finalmente del filo da torcere. Anderson racconta la storia di due anime che si conoscono fin troppo bene e che attraverso un segreto filo si uniscono e condividono un segreto, una vita difficile ed una comune testardaggine. Una pellicola costruita ed intrisa di una perfezione quasi irrealizzabile e sopratutto troppo distante per poterla mettere in discussione. Tutto del filo nascosto lo rende un film assolutamente imperdibile, dal cast alla cura di ogni aspettato tecnico, di cui ormai Anderson si fregia per ogni suo lavoro.
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La Ballata di Buster Scruggs
Joel e Ethan Coen tornano dopo due anni alla regia e alla sceneggiatura di un lungometraggio con La Ballata di Buster Scruggs, un’antologia di sei storie western prodotto e distribuito da Netflix. Sì sà, il selvaggio west era un luogo per antonomasia ostico e pieno di pericoli, ma nel quale paradossalmente moltissima gente cercava con forza di costruirsi il proprio sogno americano. I fratelli Coen sono riusciti a cogliere a pieno l’amarezza e la duplicità della vita nel west e ad integrare il tutto con la loro solita e mai banale poetica cinematografica. La Ballata di Buster Scuggs è in oltre impreziosito anche da un cast d’eccezione, con nomi del calibro di James Franco e Liam Neeson tra gli altri. tecnicamente poi, l’ultima fatica dei Coen è perfetto. Non un movimento di camera, o un singolo accostamento di colori e proporzioni stona mai su schermo. Tutto è sapientemente posizionato sulla scena dal duo di registi e sceneggiatori. Un vero e proprio spettacolo per gli occhi. Dulcis In Fundo, il film si è aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura al Festival del Cinema di Venezia 2018.
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La Forma dell’Acqua
Quattro premi Oscar 2018: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Colonna Sonora Originale e Miglior Scenografia, Leone D’Oro di Venezia 2017, due Golden Globes e tre BAFTA. Forse basterebbero i riconoscimenti vinti per descrivere il film di Guillermo Del Toro uscito sì nel 2017 negli Stati Uniti, ma rilasciato solamente a Febbraio del 2018 nelle sale italiane. La Forma dell’Acqua è una sorta di fiaba moderna, una storia che sa essere tanto romantica e poetica quanto dura e terribile. Ambientato sullo sfondo dell’America della Guerra Fredda nel 1962, La Forma dell’Acqua racconta di Elisa, una donna muta e profondamente sola che lavora come inserviente addetta alle pulizie presso un laboratorio segreto all’interno di una sorta di base militare americana. La vita e i sentimenti legati alla solitudine e alla diversità relativi al suo mutismo cambiano improvvisamente quando, insieme alla collega Zelda, scopre uno strano e misterioso esperimento all’interno della base: una creatura anfibia estremamente affascinante, intelligente e sensibile, ma prigioniera di uomini senza scrupoli e dunque in pericolo. Del Toro emoziona e tiene lo spettatore col fiato sospeso, narrando con semplicità e facendo riscoprire con gioia, paura e stupore tutta la potenza narrativa, emotiva e sopratutto educativa che una fiaba può avere.
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