L’Isola dei Cani
Forse il più politico film di Wes Anderson. Di sicuro, quello di stampo più sociale. Il percorso cinematografico del regista americano arriva a raccontare la storia di un gruppo di cani cinesi, abbandonati su un isola di immondizia perché creduti portatori di epidemie. Detta così potrebbe essere abbastanza semplice come storia, ma Anderson utilizza l’animazione stop-motion, e già tutto ci sembra più bello. Aggiunge alla vicenda, elementi di mala politica, crisi sociali, intrighi politici e internazionali, manifestazioni studentesche e un giovane protagonista che parte alla ricerca del suo cane. Nel far questo si affeziona a gli altri sventurati canini e proseguirà con loro il lungo viaggio verso la salvezza e la giustizia. Divertente, cinico, grottesco, emozionante, con il ritmo palpitante che solo una regia come quella di Anderson ti può dare. Un mix di romanzo d’avventura e una critica all’umana follia, alla troppa premura e forse alla stessa modernità, che ci ha reso persone all’avanguardia e allo stesso tempo ingenui, paurosi e burattini nelle mani di chi veramente ha le redini della società. Non mancano momenti tristi ed esilaranti, e non mancano nemmeno i fedeli attori feticcio, in questo caso voci, come Edward Norton, Jeff Goldblum, Bob Balabam, Bill Murray, F. Murray Abraham, Harvey Keitel, e molti altri nuovi: Bryan Cranston, Scarlett Johansson e Yoko Ono.
Potrebbe interessarti anche: L’isola dei Cani di Wes Anderson | Recensione
L’Ora più Buia
Il film che è valso l’oscar a Gary Oldman per la sua interpretazione di Winston Churchil, L’Ora più Buia di Joe Wright è la storia della resistenza di un uomo e della nazione attraverso un periodo oscuro e difficoltoso per tutta l’Europa. Churchill (Oldman) è stato eletto primo ministro e dovrà fare i conti con l’impazzare della seconda guerra mondiale mentre Edward Hallifax (Stephen Dillane) lo ostacola in ogni modo volendo riuscire a chiudere più in fretta possibile la guerra con un’armistizio tra l’Inghilterra e le forze dell’Asse. Un cast di prima scelta guidato da Oldman e Dillane, che è stato capace di interpretazioni magistrali sia grazie ad una sceneggiatura asciutta e fedele agli avvenimenti storici, sia per come sono stati visti dalla gente, rappresentata nel film da Lily James, sia per come vengono visti dal mondo. Wright, riesce a mettere in scena una pellicola che si fa ricordare, magari non nella sua interezza, ma da cui ne esce prepotentemente la figura di Churchill, sotto varie luci, non solo quelle delle camere.
Potrebbe interessarti anche: L’ora più Buia di Joe Wright | Recensione
L’Uomo che Uccise Don Chisciotte
Non poteva mancare nella classifica di questo anno il film più atteso di tutti i tempi, con i suoi 20 anni di produzione e i suoi sette tentativi di realizzazione falliti, L’uomo che uccise Don Chisciotte é l’ultima e più importante opera di Terry Gilliam. Il film racconta la storia di Tony Grisoni, un pubblicitario che si troverà a viaggiare per la mancia in compagnia di un vecchio pazzo che si crede Don Chisciotte, ben presto la realtà si fonerà al sogno e Tony uscira da questa esperienza estremamente cambiato. Il film é il seguito perfetto del libro, sia nei toni che nella forma. Infatti come la sua fonte, L’uomo che uccise don chisciotte é una tragedia travestita da commedia che utilizza dei personaggi sopra le righe per lanciare una critica e allo stesso tempo un incoraggiamento alla libertà di visione e all’estro artistico.
Potrebbe interessarti anche: The Man Who Killed Don Quixote di Terry Gilliam | Recensione
Ride
Ride è uno degli esperimenti cross-mediale più interessanti, con un romanzo prequel che va a donarci più informazioni sull’universo del film (Ride – Il Gioco del Custode) e un fumetto prequel diretto del film (Ride Level 0), il film diretto da Jacopo Rondinelli e prodotto da Fabio Guaglione e Fabio Resinaro (Mine), è un survival horror consigliatissimo agli amanti del genere ma non solo, anche agli amanti degli sport estremi. La pellicola segue un gruppo di riders acrobatici che “combattono” per la vittoria in un torneo di downhill ad eliminazione tra le montagne organizzato dalla misteriosa Black Babylon, che ha una sua agenda, nel frattempo come se non bastasse sono braccati da un misterioso Rider, il cavaliere nero. Il film è una commistione tra un survival horror ed uno slasher da cui prende l’idea di un misterioso uomo mascherato che caccia i protagonisti fino ad ucciderli uno ad uno e con anche degli scenari più che alla Black Mirror, lo fanno veramente sembrare un film ambientato negli ’10 e non un finto balzo in avanti nella concezione del genere. Il film, girato con delle go-pro riesce ad essere tramite questo espediente di enorme interesse per aspiranti registi e spettatori che si sono trovati così più coinvolti nel film attraverso la presa diretta sulla gara e sui protagonisti. Possano piacervi o no i film in found footage, date una possibilità a Ride, perché se lo merita.
Potrebbe interessarti anche: Ride di Jacopo Rondinelli | Recensione
Roma
Film vincitore del Leone D’Oro a Venezia 75, Roma di Alfonso Cuaròn, un film in bianco e nero contemporaneo che porta a galla i ricordi e la memoria dello stesso regista che qui ricopre anche il ruolo di sceneggiatore, montatore e direttore della fotografia. La pellicola racconta la storia di Cleo è una giovane collaboratrice domestica di una famiglia della classe media che vive nel quartiere di Roma a Città del Messico. Cuarón attinge alla propria infanzia per creare un vivido ed emozionante ritratto di conflitto domestico e gerarchia sociale nel pieno delle turbolenze politiche degli anni ’70. La regia è profondamente elegante, ricca di piani sequenza realizzati magistralmente. La camera non invade mai la scena, lasciando spazio vitale degli attori, scegliendo di inquadrare il tutto più dall’esterno. Quello di Cuaròn non è un film, ma un atto d’amore verso il cinema che dedica a Cleo, la sua domestica al tempo dell’infanzia. Fatevi un favore, prendetevi 2 ore libere, accendete la tv, entrate su Netflix e ammirate in religioso silenzio quella che, prima di un film, è una vera e propria opera d’arte.
Potrebbe interessarti anche: Roma di Alfonso Cuaron | Recensione




















