— Menzione d’onore —
1994

Serie TV

Si conclude la trilogia iniziata nel 2015 con 1992. 1994, riprende la storia di Leonardo Notte (Stefano Accorsi), Pietro Bosco (Guido Caprino), Valeria Castello (Miriam Leone) e tutti i personaggi reali che hanno contribuito alla fine della prima repubblica e l’inizio della seconda. La serie creata da Accorsi, Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo e diretta da Giuseppe Gagliardi ha perfettamente catturato il ritratto dell’Italia dell’epoca, tra inchieste, le macchinazioni nella Milano da bere e non solo. Gli anni 90 dell’Italia sono stati segnati dalla nascita delle più importanti realtà televisive Italiane, un sempre più fiorente settore pubblicitario, che qui viene rispecchiato completamente attraverso il personaggio di Leonardo Notte, pubblicitario con un passato oscuro. Poi siamo portati nei meandri della repubblica con le vicende di Pietro Bosco (Guido Caprino) e in quelle dell’imprenditoria Milanese dal personaggio di Beatrice Mainaghi (Tea Falco). In Generale la serie si propone di narrare senza filtri il più grande cambiamento che l’Italia ha subito passando da una repubblica all’altra, di fatto ponendosi come uno spaccato cristallino di quegli anni e di quei movimenti che nascevano proprio in quel periodo e che ora controllano l’Italia. Vediamo quindi come l’inchiesta di Mani Pulite miete vittime, colpevoli direttamente o indirettamente di aver ricevuto o favorito mazzette, poi assistiamo alla nascita di nuove forze politiche e la scesa in campo di Berlusconi (Paolo Pierobon), mentre l’Italia viene irrimediabilmente cambiata e forse non in meglio. Le interpretazioni sono tutte di prim’ordine, Stefano Accorsi come al solito è un mattatore, il suo Leonardo Notte rimane impresso già dopo solo una puntata e seppur nella sua singolare veste di pubblicitario è uno dei personaggi che nella serie hanno plasmato la seconda repubblica dal dietro le quinte. Guido Caprino, che molti avranno riconosciuto anche in Il Miracolo, sempre di Sky, è uno degli ultimi parlamentari scesi in campo alla fine della prima repubblica e che ora si sta avventurando nella seconda. Poi ci sono varie femme fatale, o comunque complicazioni per i protagonisti che rendono la serie ancora più variegata e stilosa. I personaggi reali vengono dipinti con cura e senza tralasciare sfumature, dando dei ritratti plausibili e non dettati da preconcetti. Sky Atlantic si dimostra sempre desiderosa di rischiare con nuove produzioni e questa è forse stata una delle più rischiose e che all’estero così come Gomorra sta spopolando sempre di più.

Serie TV dell’Anno della Redazione
Watchmen

HBO porta il mito di Watchmen in TV con una Serie TV sequel creata da Damon Lindelof (The Leftovers). La serie è ambientata nel 2019 del mondo di Watchmen, in cui 24 anni prima, un evento transdimensionale ha portato alla morte dei 3 milioni di persone e ha visto la cessazione della guerra fredda ed un profilo politico statunitense diverso da quello che chiunque avrebbe immaginato. Principalmente seguiamo le vicende di Angela Abar / Sister Night (Regina King), detective della polizia di Tulsa, che in seguito ad un tragico evento si trova a dover indagare non solo al di fuori dei limiti imposti dalla legge, ma anche al di fuori di essa con l’aiuto di misteriosi personaggi come Will Reeves (Louis Gossett Jr). Adrian Veidt (Jeremy Irons) è invece ormai un gigante del passato sperduto chissà dove. La serie non tocca temi solo relativi al supereroismo più classico, ma bensì fa molto di più: affronta temi sociali come il razzismo e l’accettazione del diverso o la violenza della polizia, il tutto in un mondo che, per quanto possa essere progredito tecnicamente grazie a Veidt e alla Trieu, non ha fatto altrettanto sul piano dei valori. Nella serie, infatti, a seguito di un evento chiamato la Notte Bianca, alcuni membri della milizia chiamata Settima Cavalleria, ispirata agli ideali di Rorschach, ha attaccato tutti i membri delle forze dell’ordine di Tulsa, permettendo così al decreto sull’anonimato dei poliziotti di Joe Keene di passare e fare della cittadina il primo esempio di città con delle maschere come poliziotti. Il razzismo, in un’America molto più inclusiva grazie al Presidente Robert Redford, è un’altra tematica centrale nella storia, rappresentata appunto dalla Settima Cavalleria. Entrambi i discorsi sulla violenza della polizia e sul razzismo, sono centrali proprio nelle prime sei puntate della serie. Damon Lindelof, nell’arco di nove episodi, inizia e conclude una storia importante e gigantesca per HBO, ma che è anche molto intima. Questa intimità l’abbiamo conosciuta grazie proprio al primo atto della serie, che ci presentava i personaggi nuovi come Angela e Wade e che portava lo spettatore a sentirli vicini, per poi gradualmente inserire personaggi di Watchmen come Laurie Blake e Ozymandias e persino Manhattan, ma solo quando era utile per la storia da raccontare, un compito non semplice, considerando l’attenzione che la serie aveva addosso. Il lavoro fatto sui personaggi è quasi più splendido di quello di storytelling che mostra davvero l’attenzione al dettaglio ed un budget che seppur in certi istanti vacilla, vedasi un certo flashback rende giustizia all’opera di Moore molto più che il film di Zack Snyder. Lindelof ha creato un vero e proprio gioiello, non di veloce comprensione, sopratutto grazie ai più livelli su cui si muovono i personaggi e quanto ci sia quasi da studiare su questo mondo grazie alla Peteypedia, ma proprio per questo e per l’hype che contradistingueva i mesi prima dell’uscita e che è stato poi ripagato, questa è la nostra serie dell’anno.

Per approfondire, ecco la nostra recensione completa: Watchmen Stagione 1 – La Fine è vicina

Serie TV dell’Anno degli Utenti
Chernobyl

Serie TVHBO conquista nuovamente i cuori e la mente dei telespettatori tanto che la Serie TV che emerge vincitrice tra le numerose che si sono scontrate nei giorni precedenti all’uscita di questo articolo è Chernobyl. Miniserie prodotta da Sky e HBO, ideata da Craig Mazin e che segue i momenti antecedenti e successivi al disastro nucleare del 26 aprile 1986. Una serie straziante di cui abbiamo voluto parlare nel modo più dettagliato possibile, per fare in modo di riuscire ad onorare il grande lavoro della produzione e la drammaticità dei reali eventi. Il 26 Aprile 1986 vi è un fallito test di sicurezza presso l’impianto nucleare di Chernobyl: una delegazione composta dal Vicepresidente del consiglio dei ministeri, Boris Scherbina (Stellan Skarsgard), e il Vicedirettore dell’istituto dell’energia atomica Kurchatov Valerij Legasov (Jared Harris) viene convocata sul luogo per indagare. La serie realizzata da Mazin e Johan Renck, dimostra tutta l’accuratezza di ricerca sull’incidente fatta in pre-produzione e la cura nei dettagli della ricostruzione degli avvenimenti precedenti e successivi all’esplosione che ha contribuito a far cadere il sistema sovietico. La miniserie è un’indagine sulla cupidigia umana, che racconta di come persone comuni ed improbabili eroi nacquero nella tragedia e che cosa è successo a queste persone anni dopo l’evento, tutt’ora uno dei più grandi crimini dell’umanità e di cui ben poco si sa ancora, sopratutto nel dietro le quinte della gestione del disastro.

Per approfondire, ecco la nostra recensione completa: Chernobyl – Il Costo delle bugie

Lascia un commento