Russian Doll
Russian Doll è stata una delle sfide di Netflix, di questo 2019, la serie creata da Natasha Lyonne, Amy Poehler e Leslye Headland prende uno degli archetipi più utilizzati nel cinema e nella televisione, sin da “Ricomincio da capo” con Bill Murray, ossia quello del loop temporale e lo porta sotto una nuova luce. Nadia (Natasha Lyonne) al compiere dei suoi 36 anni si trova in una situazione irreale, infatti, durate la festa incontra un uomo, quando poi però lo lascio per cercare il suo gatto scomparso viene investita da un’auto e così inizia a ripetersi la giornata, da quel risveglio in bagno, la mattina dei suoi 36 anni. La serie nella sua struttura limitata e nel doversi comunque trascinare per un certo numero di episodi ci costringe ad assistere ad una limitata maturazione dei personaggi, se non fosse per il personaggio di Nadia, estremamente caratterizzato e divertente, anche grazie all’interpretazione di Natasha Lyonne, molte soluzioni narrative per quanto divertenti non riuscirebbero a colpire lo spettatore come di fatto invece riescono. Il loop temporale diventa quindi la scusa per esplorare le convenzioni sociali e come Nadia o chiunque al suo posto risponderebbe trovandosi dietro sempre le stesse. Come se non fosse che di fatto, è e sarà sempre così, anche senza loop temporale. Insomma, nella sua per ora unicità si merita di essere citata sicuramente noi ci speriamo che possa rimanere un installment singolo per apprezzarlo al meglio e non renderlo un continuo ripetersi di già visto in futuro.
Servant
Servant è una delle nuove serie esclusive di Apple TV+. Prodotta, tra gli altri, dal geniale regista M. Night Shyamalan, ed ideata da Tony Basgallop, la serie segue le inquietanti vicende di Dorothy e Sean Turner: i due hanno perso il figlio, sostituendolo con una bambola dalle fattezze molto reali ed altrettanto inquietanti. La coppia affiderà il bambino alle cure della misteriosa Leanne e, di episodio in episodio, una serie di plot twist piuttosto inquietanti, in pieno stile Shyamalan, ribalteranno continuamente le carte in tavola. Una serie che vede un cast di prim’ordine, con Toby Kebbell, Lauren Ambrose, Nell Tiger Free e Rupert Grint, il Ron Weasley della saga di Harry Potter.
Un’ambientazione cupa ed inquietante, risvolti psicologici che sfociano nel surreale, mistero, una colonna sonora da horror, una tensione palpabile, una fotografia quasi sempre perfetta ed una regia lenta e riflessiva sono i punti di forza di questa prima stagione, ormai prossima alla conclusione. Una scommessa decisamente vinta da Apple.
The Boys
Eric Kripke (Supernatural), Evan Goldberg e Seth Rogen (Preacher) ci portano finalmente grazie a Sony Pictures e Amazon Studios, The Boys. Adattamento del dissacrante fumetto di Garth Ennis. La serie è ambientata in un mondo simile al nostro, con una differenza: se, nel nostro mondo, il mito dei supereroi viene dai fumetti, e si ingigantisce tramite merchandising e media di vario genere, nel mondo di The Boys i supereroi sono reali, e sono questi ultimi il “materiale originale” da cui nascono fumetti, film e merchandising. I super sono delle vere e proprie rockstar, gestite da agenzie, ognuno con il proprio manager. Hughie Campbell (Jack Quaid), il tipo sfigato di periferia entra in contatto con William “Billy” Butcher (Karl Urban)dopo l’incidente che causato da A-Train, uno dei membri dei Sette, gli ha portato via la sua fidanzata. Butcher riunirà dunque i Boys (“Ragazzi”) con l’obbiettivo di rimettere finalmente in riga i supereroi corrotti e impedire che che i Sette diventino degli affiliati dell’esercito degli Stati Uniti d’America. L’adattamento di un’opera come The Boys sembrava impossibile, sopratutto in un mondo che sta conoscendo la massima fatta delle tutine con il Marvel Cinematic Universe e numerosi film tratti dai fumetti più disparati, quindi Kripke fa l’unica cosa possibile, portare il nostro mondo direttamente in collisione e mischiarlo a quello dei “Boys”, con un risultato incredibile. La serie si concentra sia sull’eccessiva popolarità dei super, quanto sulle vittime collaterali proprio con i suoi due protagonisti, vittime collaterali dei super che gli hanno portato via i loro cari. Ottime interpretazioni costellano una serie con tantissime idee che alla fine si dimostra davvero un miglioramento, almeno fin ora, dell’originale.
Per approfondire, ecco la nostra recensione completa: The Boys: Stagione 1 – Il dissacrante adattamento del fumetto di Garth Ennis
The Crown – Stagione 3
Torna anche The Crown, con un nuovo cast, per un nuovo periodo storico. La terza stagione della serie segue le vicende della Famiglia Reale britannica e del primo ministro, Harold Wilson (Jason Watkins) che vanno dal 1964 al 1970. La regina, Elisabetta II (Olivia Colman) e il Duca di Edimburgo, Filippo Mountbatten (Tobias Menzies) sono ormai una coppia consolidata, i cui battibecchi fanno spazio alla complicità mentre il loro ruolo di genitori e sovrani si fa ancora più pesante, con l’Inghilterra che sta passando una crisi economica che rischia di far perdere la posizione predominante del paese nell’economia Mondiale. Il periodo storico preso in considerazione da questa stagione di The Crown è molto ampio e per questo copre molti avvenimenti, che ci permettono di scoprire e riscoprire eventi della storia contemporanea di cui non si discute molto spesso, come la crisi economica degli anni 60 della Gran Bretagna, la tragedia di Aberfan, l’incoronazione di Carlo come Principe del Galles, l’allunaggio e non solo. La storia dietro a questa stagione è molto più legata ai rapporti tra i vari membri della famiglia reale che alle vicende storiche e agli intrighi: vediamo nuovamente i doveri della corona imporsi sulla vita della famiglia di Elisabetta e il peso che la stessa corona ha sulla regina. Ad esempio, nella disgrazia di Aberfan, la presenza necessaria della regina sul luogo viene messa in secondo piano rispetto al desiderio della donna di voler vedere una scena tanto orribile, ed infatti sarà Filippo a fare le veci della corona durante i funerali di stato dedicati alle vittime, ed a portare la tristezza e l’impotenza della corona a Buckingham Palace con sé. Le interpretazioni sono tutte ottime, nonostante si possa essere inizialmente spaesati dal vedere Olivia Colman come Elisabetta e non più Claire Foy o Tobias Menzies come Filippo al posto di Matt Smith, o ancora Helena Bonham Carter al posto di Vanessa Kirby. La caratterizzazione dei personaggi è talmente ben costruita e coerente con le situazioni antecedenti ben conosciute al pubblico, che in fretta tutti sono definitivamente accettati come i nuovi volti della serie, almeno fino al 2020. The Crown è molto piena di avvenimenti e copre un periodo non particolarmente interessante per la storia Britannica dal punto di vista degli scandali, ma che comunque per la stessa natura della serie, molto più concentrata sullo sviluppo dei personaggi e sull’aura quasi mistica intorno alla famiglia reale continua ad essere uno dei prodotti più interessanti disponibili su Netflix.
Per approfondire, ecco la nostra recensione completa: The Crown Stagione 3 – Crisi di Mezza età e responsabilità a palazzo
The Mandalorian
Serie di debutto di Disney+ e delizia dei fan di Star Wars e non solo, The Mandalorian con i suoi 8 episodi si aggiudica un posto nella nostra classifica, posto meritato ed ennesimo spartiacque della cultura televisiva con il suo budget stellare ed un cast ricco di star, da Pedro Pascal, a Werner Herzog, finendo con Giancarlo Esposito. La serie segue le vicende del Mandaloriano, un cacciatore di taglie della Gilda dei cacciatori di Greef Karga, mentre attraversa lo spazio della Nuova repubblica, muovendosi nei meandri del sottobosco criminale di una galassia senza l’Impero, dove il crimine è rigoglioso. Dire di più sulla serie sarebbe un affronto a chi l’ha creata, ossia Jon Favreau e Dave Filoni, il primo un veterano dell’MCU e il secondo una delle menti dietro alle fortunate ed apprezzate dai fan Star Wars: The Clone Wars e Star Wars: Rebels. La prima stagione della serie dimostra tutta la forza della produzione di Disney, il budget non solo è viene ben utilizzato ma è un incentivo a voler finalmente approcciarsi ad un prodotto televisivo dell’universo di Guerre Stellari senza trovarsi di fronte un prodotto animato seppur valido, cosa che ha frenato molti dall’avvicinarsi alle precedenti produzioni televisive dedicate a questo universo. Di fatto, The Mandalorian è un western spaziale con una rappresentazione visiva notevole, azione sempre ben coreografata e personaggi interessanti che trovano posto nel grande mito di Star Wars senza essere ridotti a macchiette.

















