October 18, 2019
  • facebook
  • twitter
  • telegram
  • youtube
  • instagram
  • paypal
  • Homepage
  • >
  • Special
  • >
  • [Recensione] Star Trek: Discovery Stagione 1 – Guerra e scoperta van di pari passo

[Recensione] Star Trek: Discovery Stagione 1 – Guerra e scoperta van di pari passo

  • di Luca Brindani
  • Febbraio 18, 2018
  • Comments Off

E’ terminata questa settimana la prima stagione di Star Trek: Discovery ed è ora di tirare le somme, ma prima cerchiamo di vedere l’antefatto della creazione di questa serie.

Era il 2015, e CBS stava promuovendo il suo prossimo progetto, CBS All Access, un servizio di streaming on demand per seguire la scia di servizi come Netflix e Hulu. Fu così che venne annunciata la prima serie tv di Star Trek dopo ben 10 anni dalla fine di Enterprise, Star Trek: Discovery.

La serie è prodotta da Alex Kurtzman (già sceneggiatore degli Star Trek di JJ Abrams) e Bryan Fuller (Hannibal), la prima stagione vede Gretchen J. Berg e Aaron Harberts come showrunner insieme ad Akiva Goldsman.

La serie si ambienta dieci anni prima dell’inizio della serie classica e quindi delle avventure di James T. Kirk e della sua USS Enterprise; protagonista della serie è Michael Burnham (Sonequa Martin Green), causa scatenante del conflitto tra l’Impero Klingon e la Federazione dei Pianeti Uniti. Durante la prima stagione, che non presenta episodi singoli ma una molto più ampia storyline da svilupparsi, l’USS Discovery,una delle navi più avanzate della federazione, capitanata da Gabriel Lorca (Jason Isaacs), scoprirà nuove forme di vita ed energie da utilizzare nella guerra.

Come si evince da questa sintetica sinossi, la serie si presenta come il perfetto prequel alla storia di occlusione dell’impero Klingon e di ciò che la Federazione ha fatto in merito al contatto con altre civiltà da quel momento in poi.

Dal punto di vista visivo siamo molto sullo stile degli Star Trek di Abrams, con lens flare abbastanza presenti, soprattutto nell’episodio pilota, diretto da Fuller e sceneggiato da Fuller e Kurtzman – ma non per questo è indigesto, anzi chi ormai si è abituato a quello stile può da subito immedesimarsi nella narrazione, che presenta finalmente personaggi tridimensionali e una storia molto più articolata da narrare.

Infatti, sebbene Discovery non sia eccelsa dal punto di vista della regia, ha una buona scrittura soprattutto dei personaggi che sono resi magnificamente anche su schermo da interpreti che sanno comunque il fatto loro. Da Jason Isaacs a Doug Jones, passando per attori abbastanza giovani come Shazad Latiff, Mary Wiseman e non solo, abbiamo un grande cast.

La Burnham di Sonequa Martin Green, è un personaggio poco ortodosso per gli Star Trek, nel suo ruolo almeno. Infatti seppur le sue qualità di ispirazione e anche la sua ingegnosità facciano di lei una perfetta antesignana di Benjamin Sisko (Avery Brooks) di DS9, comunque esso riesce ad avere un percorso durante tutti i 15 episodi della prima stagione che è importante tanto quanto la guerra ed anzi ha proprio a che fare con questa. Ha anche molta importanza il suo essere stata una bambina umana su Vulcano, figlia adottiva di un importante personaggio come Sarek (James Frain), quindi non viene nascosta l’infanzia difficile oppure le difficoltà di avere un collegamento tanto profondo con il padre adottivo.

Jason Isaacs invece interpreta un capitano della federazione veramente atipico, il suo Gabriel Lorca, è un personaggio schivo con tutti, segnato da battaglie in cui ha perso amici, compagni e sottoposti, un personaggio marchiato da un passato così certo e solido che facciamo fatica a credere che veramente quello che fa non lo stia facendo davvero per il bene della Federazione, ed anche per questo è uno dei personaggi che risultano più interessanti della serie.

Doug Jones fa invece con il suo Saru, da perfetto controaltare a Michael che per lui rappresenta l’ultima possibilità di una conoscenza che gli è stata preclusa. Ash Tyler (Shazad Latiff) invece è un personaggio decisamente complesso che viene inserito anche più avanti rispetto agli altri membri del’equipaggio, ma che subito riesce a catturare l’interesse dei fan e anche l’amicizia dell’equipaggio, anche lui avrà un ruolo importante nel definire Michael e anche quello che verrà. Mary Wiseman interpreta invece il cadetto Sylvia Tilly, personaggio che in un certo senso rappresenta l’elemento ingenuo dell’equipaggio ma che dovrà crescere per affrontare minacce sempre più gravi, che la porteranno ad assumersi anche responsabilità che non competono ad un cadetto (però non come faceva Wesley grazie a dio). Per differenziare ancora di più il cast della nave, c’è anche il Tenente Paul Stamets, interpretato da Anthony Rapp, personaggio molto importante per lo sviluppo di molte trame e sottotrame relative alla guerra, essendo l’ufficiale scientifico, in prima linea per la creazione di nuove tecnologie da usare in guerra, come il motore a spore.

C’è anche spazio per altre razze come i Klingon, che finalmente vediamo nella loro completezza, ossia ci vengono mostrati nell’ordinamento dei casati e la loro fede molto più a fondo, di questi su tutti Voq e L’Rell (interpretata da Mary Chieffio) sono due Klingon con un senso dell’onore e della battaglia diverso dagli altri, sembrano, non nelle apparenze, quelli più vicini al concetto di Klingon della serie classica, almeno nel carattere.

La serie ovviamente giova della sua natura di serie a trama orizzontale, e riesce anche nella difficile impresa non solo di cementificare un lascito, quello di Gene Roddenberry, ma anche a costruirci sopra, a partire dalla sigla che è un grande omaggio proprio a questa eredità importante.

Molto belli anche gli effetti speciali, l’investimento di CBS in quel reparto è stato molto apprezzato, certamente la disponibilità di oggi crea degli ovvi anacronismi con le passate serie, ma se da un lato questi anacronismi sono fastidiosi, con qualche trucco narrativo sono praticamente celati e inseriti nel canone.

Il canone è sempre stato importante per i fan di Star Trek, e questa serie dal punto di vista della mitologia non fa un lavoro ignobile, anzi tutt’altro. Certamente i richiami maggiori sono a Enterprise e alla TOS, ma apparentemente non solo a quelli, c’è un po’ anche dei film di Star Trek e della voglia di innovare rimanendo nel passato.

Ambientare Discovery nel passato della federazione può essere stato un errore, c’è chi vorrebbe vedere dopo Voyager cosa è successo, c’è chi vorrebbe assistere al futuro della Federazione e non alla costituzione del suo passato, ma è altrettanto vero che il fascino di questo franchise, non è alterato da questa scelta.

In definitiva potevano fare qualcosa in più e si spera che con la stagione due, già confermata, la serie possa migliorare ancora, magari incamerando anche vecchi sceneggiatori di altre serie dell’universo creato da Gene Roddenberry, poiché proprio quelle sceneggiate e in alcuni casi dirette da membri delle vecchie produzioni come Jonathan Frakes (ex Comandate Ryker di TNG) sono state tra le più interessanti.

Di seguito i link delle recensioni episodio per episodio:

[Recensione] Star Trek: Discovery 1×01-02

[Recensione] Star Trek: Discovery 1×03 – Il Contesto è per i re

[Recensione] Star Trek: Discovery 1×04 – Il coltello del macellaio non si cura del pianto dell’agnello

[Recensione] Star Trek: Discovery 1×05 – Scegli il tuo dolore

[Recensione] Star Trek Discovery 1×06 – Lete

[Recensione] Star Trek Discovery 1×07 – Toglie di senno fin anche i più saggi

[Recensione] Star Trek: Discovery 1×08 – Si vis pacem, para bellum

[Recensione] Star Trek: Discovery 1×09 – Nella Foresta mi addentro

[Recensione] Star Trek Discovery 1×10 – Vostro Malgrado

[Recensione] Star Trek: Discovery 1×11 – Il Lupo dentro

[Recensione] Star Trek: Discovery 1×12 – Sfrenata Ambizione

[Recensione] Star Trek: Discovery 1×13 – Il passato è il prologo

[Recensione] Star Trek: Discovery 1×14 – La Guerra fuori, la guerra dentro

[Recensione] Star Trek: Discovery 1×15 – Mi prenderai per mano?

Previous «
Next »
error: Il contenuto è protetto!